Ennio Caretto, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON – Un americano di 32 anni, per due giorni in luna di miele a Roma attorno al 22 maggio scorso, è da lunedì in quarantena forzata al Centro di malattie infettive di Atlanta, affetto da tubercolosi extraresistente (Xdr-Tb), il ceppo più letale che si conosca. Lo sorveglia un agente armato. Si teme che nei suoi viaggi in aereo, di cui uno dalla Grecia, dove si era sposato, a Roma, e un altro da Roma a Praga, il giovane, un avvocato della contea di Fulton in Georgia di cui si tace il nome, abbia infettato qualche passeggero, forse anche italiano. Il nostro ministero della Sanità ne ha ricostruito i movimenti e preso immediate misure. Quindici persone che hanno avuto contatti con il cittadino americano – che passò anche tre notti in un albergo romano con la moglie – sono già state identificate e invitate a sottoporsi a controlli: si tratta di passeggeri, residenti nel Lazio e in Lombardia, che viaggiavano sul volo Praga-Montreal del 24 maggio scorso, un volo transatlantico. Una nota diramata dal ministero avverte che «è opportuno evitare allarmi ingiustificati». Mario Ravaglione dell’Organizzazione mondiale della sanità, però, avverte: «Il rischio del contagio è maggiore nei voli di lunga durata, ma non è uguale a zero nemmeno in quelli di poche ore». Ravaglione ha sottolineato che per accertare se un passeggero abbia contratto la tubercolosi extraresistente possono occorrere da due settimane ad alcuni anni.
Come in un giallo, l’uomo è stato oggetto di una frenetica caccia internazionale di parecchi giorni. Il Centro delle malattie infettive di Atlanta afferma di avere scoperto prima delle nozze che soffriva di tubercolosi – ma non del ceppo extraresistente – e di averlo sollecitato a non viaggiare. Lui lo nega. Deciso a non rinunciare alla luna di miele che l’avrebbe portato anche a Firenze, il 12 andò da Atlanta a Parigi con il volo 385 della Air France, proseguì per la Grecia, e, dopo la parentesi romana, si trasferì da Praga a Montreal, in Canada, col volo 0104 della Czech air il giorno 24. Da Montreal raggiunse New York in auto lo scorso venerdì.
In un’intervista al quotidiano di Atlanta, The Atlanta Journal-Constitution, l’uomo ha asserito che il Centro lo informò della extraresistente mentre si trovava a Roma. «Prima mi dissero che avrebbero mandato un aereo a prendermi per sottopormi a cure speciali a Denver, ma poi mi ordinarono di consegnarmi alle autorità mediche italiane e mi misero sulla lista nera dei passeggeri per l’America. In albergo, mia moglie e io ci guardammo negli occhi. Se gli italiani avessero sbagliato la cura per me sarebbe stata la fine, e non potevamo aspettare che la polizia bussasse alla porta. Fuggimmo a Praga e di là in Canada, dove pensavamo di non esser stati segnalati. Da New York chiamai il Centro e mi feci ricoverare in ospedale. Lunedì mi portarono ad Atlanta. Mi sento bene, non volevo mettere a rischio nessuno».
Julie Gerberding, direttrice del Centro di malattie infettive, ha accusato l’avvocato trentaduenne di avere violato la sua fiducia: «Addusse motivi irrinunciabili per i viaggi, senza spiegare quali, e respinse la nostra richiesta di fermarsi a Roma». E ha invitato la Air France e la Czech air a rintracciare «con urgenza» i passeggeri dei voli 385 e 0104, pur insistendo che non vi è motivo di panico. La malattia, detta in inglese exstensive drug resistant, è sovente mortale – la tubercolosi nelle sue varie forme uccide circa 2 milioni di persone all’anno in tutto il mondo – e affligge anche un altro americano, un giovane di 27 anni di origine russa, dai primi del mese rinchiuso su ordine della magistratura in un ospedale di Phoenix.
L’America è in allarme perché dal 1963 non ricorreva alla quarantena forzata, e perché un paio di anni fa, in un volo da Addis Abeba in Etiopia a Città del Capo in Sud Africa, alcuni passeggeri contrassero la extraresistente da un viaggiatore malato.