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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

PERUGIA – I carabinieri hanno interrogato l’amichetta di lui, ieri pomeriggio: lei, una ragazza molto giovane di Deruta, ha negato qualsiasi coinvolgimento sentimentale, ha parlato di semplice amicizia. Ciò che è certo, è che più gli investigatori scavano nella vita di Roberto Spaccino, da martedì in carcere per l’omicidio della moglie, più si capisce quanto la vita di Barbara sia stata difficile: «umiliata senza pietà», è scritto nell’ordinanza d’arresto, aveva «fondati sospetti d’infedeltà coniugale». Lui, però, dal carcere si difende. I detenuti lo insultano, gli augurano la morte, chiedono alle guardie di lasciarlo qualche ora in mezzo a loro: accolto così, Roberto Spaccino non dice niente fino a quando, arrivato al primo piano, prima di fare ritorno nella sua cella d’isolamento, risponde, sia a quelli che lo insultano sia, in qualche modo, ai magistrati che lo accusano di essere l’assassino di una donna incinta di otto mesi, la stessa che ha picchiato per anni, insultandola e minacciandola spesso davanti ai due bimbi. Poche parole, dice Roberto: «Ve state a sbaja’, non sono stato io».
Vita difficile, quella di Barbara, anche per la vicinanza della sua piccola villa rosa con le case dei parenti di lui. I magistrati sono convinti che Roberto sia stato aiutato a simulare il furto: nell’ordinanza il giudice Marina De Robertis scrive che «sussiste grave pericolo di inquinamento probatorio, anche in considerazione dell’ambiente familiare ristretto della famiglia Spaccino, di natura patriarcale e contadina, che ha taciuto le violenze su Barbara, ha reso dichiarazioni reticenti». Presto, in incidente probatorio, saranno ascoltati i figli della coppia, i magistrati pensano che potrebbero aver visto: forse ciò che è accaduto quella notte, sicuramente le altre, quando Barbara veniva picchiata per motivi che sembrano solo pretesti.
«A tanta violenza non ci si abitua mai – ha detto ieri il Gip Marina De Robertis – ma in merito a ciò che abbiamo fatto sono serena, il provvedimento è giusto». Di idea completamente diversa gli avvocati difensori, Luca Gentili e Michele Titoli, per i quali «non ci sono affatto elementi schiaccianti, saranno decisivi gli esami dei Ris». E dunque al di là delle contraddizioni del racconto di lui, dell’orario della morte che per il medico legale Luca Lalli è «incompatibile» con quello riferito da Spaccino, si aspettano i risultati dei Ris: anche quelli di due asciugamani, uno rosa e uno arancio, ritrovati in bagno sui quali è stato eseguito il Combur test, risultato positivo. C’è sangue, quindi, e anche su un fazzoletto ritrovato n un secchio in corridoio. Forse per questo nell’interrogatorio a Spaccino, una delle prime domande è stata: «Dopo aver ritrovato sua moglie, si è lavato le mani?». Risposta: «No, non mi sono sporcato né lavato». Quando vengono sentiti i due fratelli dell’accusato, Stefano e il gemello di Roberto, Paolo, si chiede loro se sono a conoscenza di litigi tra Barbara e Paolo. Risposta: «I rapporti tra loro erano buoni».
Eppure, secondo le testimonianze raccolte dal pm Antonella Duchini, lui la picchiava, la accusava addirittura di avere rapporti incestuosi col padre, le diceva che la figlia che portava in grembo non era sua, ma del padre di lei. Non solo: lo stesso Stefano, è scritto nell’ordine d’arresto, dichiara di sapere di motivi di lite «per una storia di donne di Roberto».
Donne, plurale: l’ultima fiamma è stata interrogata ieri. Roberto, però, nega: «A Barbara non ho mai dato uno schiaffo», ha detto nell’interrogatorio a mezzanotte e cinque del 26 maggio. In carcere, dice lo stesso: «Ve state a sbaja’».
E ci sono, nell’ordinanza, anche frasi dei due bambini riferite al magistrato dal papà di Barbara: Filippo, ad esempio, dopo aver disegnato una donna distesa accanto alla casa, dice che «questa è mamma a terra sporca di sangue». Adesso, i due bimbi saranno affidati al papà di Barbara. Per i magistrati è la soluzione migliore. Agli Spaccino, ieri, hanno sequestrato i fucili che avevano in casa. Tutti cacciatori, da queste parti. Anche se la motivazione del sequestro chiesto dal pm e ordinato dal gip, è un poco diversa: «A tutela anche della stampa».