Francesco Verderami, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
ROMA – All’indomani del malore che l’aveva colpito all’Aquila durante un comizio elettorale, Berlusconi aveva incrociato Rutelli all’aeroporto di Ciampino
ROMA – All’indomani del malore che l’aveva colpito all’Aquila durante un comizio elettorale, Berlusconi aveva incrociato Rutelli all’aeroporto di Ciampino. come se i due si diano lì appuntamento, perché non era la prima volta che si incontravano. Il Cavaliere, intravisto il vice premier, aveva interrotto una telefonata: «Era Fini, gli ho detto che dovrà aspettare ancora per prendere il mio posto. Sto benissimo. E starò ancora meglio con i risultati delle Amministrative. Piuttosto tu che ci fai ancora con Prodi? Dopo le elezioni dovremo parlarci». Impossibile accertare se il colloquio con Rutelli sia poi avvenuto, è certo però che nelle ultime ore Berlusconi ha fatto pervenire un messaggio ad alcuni leader del centrosinistra: «Sono disponibile a discutere un accordo». L’ex premier scarta l’ipotesi delle larghe intese, «perché politicamente insostenibile»: «Ma sono favorevole a un governo istituzionale, che vari alcune riforme in tempi rapidi e ci porti a votare». Il dialogo tra le due sponde si è avviato, se è vero che il Cavaliere ha dato ai suoi sherpa il mandato di scendere nei dettagli. E che dettagli: «Marini ci sta bene. Se voi però avete altre soluzioni siamo pronti a valutarle». Berlusconi tiene aperta anche la porta a Dini, con il quale si è visto a cena tempo fa a casa di Gianni Letta. «Questo governo quanto potrà durare?», ha esordito. «Nessuno può dubitare della mia lealtà a Prodi», gli ha risposto Dini: «Anche se la situazione si va in effetti logorando». «E tu per noi resti una risorsa», lo ha lusingato il leader del Polo: «Perciò, qualora ci fosse una crisi...». L’Unione è sull’orlo di una crisi, ogni giorno si aprono crepe sempre più profonde. Non c’è solo la sfida sulla leadership del Partito democratico. Già si intravvede un duro scontro sulla «manovrina» annunciata ieri da Padoa Schioppa per rientrare dai soldi spesi per il contratto degli statali. Una mossa che ha mandato in bestia il Prc: «Noi non la voteremmo», ha anticipato il capogruppo Migliore. C’è poi l’insidia al Senato sul «caso Visco», perché l’Italia dei Valori non solo ha presentato una mozione contro il vice ministro dell’Economia, ma si appresta a chiedere anche il voto segreto. Nell’opposizione, a partire da Casini, prevedono che «se la mozione sarà confermata, Prodi ritirerà a Visco la delega sulla Guardia di Finanza all’ultimo momento, per evitare guai». «Ma questo aggraverebbe la situazione, non la risolverebbe», commenta il capogruppo dell’Udeur Fabris: «Sarebbe ammettere che Visco è colpevole di aver esercitato pressioni sulle Fiamme Gialle. E se si tocca Visco s’innesca un meccanismo esiziale per il governo». Non a caso ieri, durante una riunione per alcune nomine, il sottosegretario alla presidenza Micheli ha inveito contro i dipietristi: «Tonino non può attaccare così un collega di governo. Che razza di modi sono». I nervi sono tesi. «Dobbiamo essere pronti a ogni eventualità», ha detto Rutelli ai suoi: «D’ora in poi si naviga a vista». Come dice Casini, «Prodi non è più un problema di Berlusconi ma dei suoi alleati». E gli alleati non ne possono più di Prodi. Rutelli lo tratteggia come un «arrogante», D’Alema dice di peggio. «Ma chi ve lo fa fare?», ha chiesto ieri il capogruppo di An Matteoli al ds Latorre, nella pausa di una trasmissione tv. «Ci stiamo rovinando per lui», ha sussurrato il dirigente dalemiano. Matteoli: «Allora perché non prendete un’iniziativa e puntate su Marini?». Latorre: «L’unico che potrebbe prendere un’iniziativa è marcato a vista». Siamo al vorrei ma non posso. Però l’offerta di Berlusconi ha una data di scadenza: «Entro luglio. Questa è l’ultima finestra temporale entro cui è possibile trovare un accordo su un governo istituzionale. Dopo cambierà tutto». Dopo il Cavaliere punterà sulle elezioni. Per una volta Berlusconi Fini e Casini la pensano allo stesso modo. L’ex presidente della Camera rivolge un appello ai leader della maggioranza per «aprire una fase nuova», e lascia pronunciare al segretario dell’Udc Cesa il nome del possibile premier: «Marini». Lui, Marini, in attesa degli eventi resta silenzioso. Ma fino a un certo punto, perché ieri ha avuto una botta di anti-prodismo da far tremare i muri del Senato: «Invece di prendere atto del disastro, invece di capire che le elezioni sono andate male, quello monta tutto ’sto casino. Bisogna far qualcosa per rilanciare la coalizione e il Partito democratico, perciò il suo ragionamento non sta nè in cielo nè in terra. E lui si deve rassegnare».