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 2007  maggio 26 Sabato calendario

Attenti, nessuno controlla gli sceriffi. Libero Mercato 26 maggio 2007. Sono gli sceriffi del mercato e della concorrenza

Attenti, nessuno controlla gli sceriffi. Libero Mercato 26 maggio 2007. Sono gli sceriffi del mercato e della concorrenza. I custodi delle regole e della legalità. Contrastano i monopoli e le concentrazioni, gli abusi e i colpi bassi. Guai, dunque, a metterne in discussione il ruolo e la necessità. Ma guai, allo stesso modo, a non chiedersi quali siano i limiti e i confini del loro potere. Già, perché le authority, icone del libero mercato come ci insegna il mondo anglosassone, in Italia sono diventate centri di comando sottratti a qualsiasi forma di verifica e controllo. Financo quello economico, che la Corte dei conti può esercitare solo in forme assolutamente limitate a differenza del resto della pubblica amministrazione. A chi rispondono le authority? Qual è la loro natura giuridica e costituzionale? Chi ne controlla gli atti? Su questo si va interrogando da tempo il professore emerito di Dottrina dello Stato Sergio Fois, convinto che gli organismi che tutelano la concorrenza e i servizi di pubblica utilità siano ormai entrati in una sacca legislativa che permette loro un’autonomia senza regole. La questione è delicata, soprattutto, quando lo sceriffo è chiamato ad occuparsi di nodi importanti come il futuro della rete fissa e, in qualche modo della stessa Telecom. Ed è per questo che quando ha appreso dell’intenzione del governo di aumentare i poteri dell’Authorità per le telecomunicazioni è andato su tutte le furie. «Ma quale modello inglese - spiega Fois - tra British Telecom e l’Ofcom (l’authority per le tlc britannica, ndr) c’è stata una trattativa tra soggetti con pari dignità giuridica, un atto contrattuale. Qui c’è un soggetto, l’AgCom, che si presenta al confronto con un randello nodoso nelle mani ed è pronto a colpire per costringere la controparte all’accordo. Senza contare che i superpoteri che il ministro Gentiloni vorrebbe concedere all’authority resterebbero tali anche dopo». Perché questo la preoccupa? «Mi preoccupa il fatto che aumentano i poteri, ma non i controlli. Bisogna avere presente il quadro giuridico di riferimento, che oltre a non chiarire con esattezza la natura delle authority, in particolare quella delle tlc, e a conferire assurdi privilegi e deroghe legislative presenta anche alcune contraddizioni ». A cosa si riferisce con esattezza? «Intanto le authority si configurano come entità che non hanno legittimazione democratica come gli altri organi costituzionali né alcuna responsabilità politica, come il governo o il Parlamento. E non hanno neanche responsabilità giuridica ai sensi dell’articolo 28 della Costuzione. Ma la cosa più grave riguarda il controllo sui bilanci». Sta dicendo che anche le authority rientrano nella grande fiera degli sprechi di Stato? Sto dicendo che è molto difficile verificare come spendono i soldi. Il testo istitutivo delle autorità di regolazione nei servizi di pubblica utilità, la legge 481 del 1995, parla di indennità determinate con decreto del presidente del Consiglio dei ministri e di bilancio preventivo e di rendiconto della gestione soggetti al controllo della Corte dei conti. La legge 249 del 1997, però, che istituisce ufficialmente l’Autorità per per le garanzie nelle comunicazioni ribalta la situazione. Nel testo infatti si legge che l’Autorità adotta un regolamento concernente l’organizzazione e il funzionamento, i bilanci, i rendiconti e la gestione delle spese, anche in deroga alle disposizioni sulla contabilità generale dello Stato, nonché il trattamento giuridico ed economico del personale addetto. In altre parole l’organismo di controllo decide con un atto interno gli stipendi, le spese, la gestione delle risorse senza dover rendere conto a nessuno ». Ci sarà pure qualche forma di verifica contabile... «Stando alle medesima legge l’Autorità provvede all’autonoma gestione delle spese per il proprio funzionamento nei limiti del fondo stanziato a tale scopo nel bilancio dello Stato». Ma l’autonomia si limita solo agli aspetti economici? «Nient’affatto. Il controllore non viene controllato neanche sul fronte del funzionamento interno. L’Autorità, stabilisce la norma istitutiva, adotta regolamenti sulle modalità operative e comportamentali del personale, dei dirigenti e dei componenti attraverso l’emanazione di un documento denominato Codice etico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Di fatto si configura un’authority che stabilisce da sola anche il corretto comportamento dei suoi funzionari. E chi sbaglia? Sarà la stessa authority sulla base del codice etico ad autogiudicarsi? Forse sarebbe meglio chiarire questi aspetti prima di affidare all’organismo il potere di espropriare un asset di un’azienda privata». Sandro Iacometti