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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

Magni Luca

• Monza 1960 (~) Imprenditore • «[...] Era il 17 febbraio del ”92: incastrando per mazzette il presidente del Pio Albergo Trivulzio Mario Chiesa, un piccolo e sconosciuto imprenditore brianzolo di nome Luca Magni diventava per tutt’Italia l’’acchiappamariuoli”, il simbolo di una rivoluzione morale che avrebbe dovuto cambiare la vita pubblica del Paese. Aveva 32 anni e diventò un eroe per caso, come racconta oggi: ”Ho agito da incosciente. Nella mia famiglia mi hanno sempre insegnato l’onestà e così ho fatto. Non pensavo che quello sarebbe stato l’inizio di un terremoto”. [...] ha pagato la sua denuncia con un lungo purgatorio costato all’impresa di pulizie guidata dalla sorella l’emarginazione da ogni gara pubblica, fino al fallimento. [...] Per qualche tempo Luca Magni ha anche cercato di farsi dimenticare: nell’anniversario dei dieci anni di Tangentopoli si è negato a fotografi e telecamere, invocando dopo tanto tempo il suo diritto alla privacy. All’inizio, alla notorietà è seguito l’impegno politico, come capolista indipendente del Msi alle elezioni comunali di Monza del ”92 e dal ”97 al ”99 come consigliere di Forza Italia. stato anche assessore alla Cultura per tre anni: i manifesti delle mostre lo raccontano sui muri dell’ufficio della nuova impresa di pulizie che dirige. Il suo preferito è quello che ritrae il gesso della ”Leda col cigno” di Arturo Martini. L’’acchiappamariuoli” dall’altra parte della barricata... ”Nessuno, quand’ero assessore, mi ha mai offerto soldi. Del resto in quegli anni eravamo tutti volti nuovi della politica: in quel periodo, alla metà degli anni Novanta, c’era molta attenzione alla questione morale, era tutto più facile”. Intanto però gli affari peggioravano. ”Dopo la denuncia, gli enti pubblici non mi hanno più invitato alle gare - ricorda spesso Magni - Nel ”92 l’azienda fatturava 1 miliardo di lire, nel ”94 solo 200 milioni. Oggi rifarei ciò che ho fatto ma non nello stesso modo. Cercherei di tutelarmi: allora non ho messo in conto le ritorsioni economiche e lavorative che avrei incontrato. [...]”. Dopo tanti sforzi, Luca Magni in questi anni si è rimesso in piedi. Per qualche anno si è allontanato dalla politica attiva per concentrarsi sul lavoro e ora dirige un’impresa di pulizie che lavora con un centinaio di aziende e conta 32 dipendenti. ”Con i clienti di prima, cliniche e ospedali, non ho più lavorato - dice - Ora il 90 per cento dei miei clienti è rappresentato da privati. Da imprenditore brianzolo mi sono rimboccato le maniche e ho detto: o cambio lavoro o cambio clientela. Mia sorella ha smesso di lavorare e io ho recuperato piano piano. Ci ho messo un po’ ma è andata bene”. [...]» (’Il Giorno”, 6/1/2006) • Nel 2007 ha messo all’asta la valigetta da cui partirono le inchieste su Tangentopoli: «[...] quando il mio avvocato, Franco Rossi Galante, nel febbraio del 1992 mi vide entrare nel suo studio con quella valigetta, mi fissò in maniera strana. ”Scusi, mi chiese, ma allora lei è ricco? O è povero?”. In quella battuta c’era la domanda che spiegava tutto sulla corruzione o sulla concussione. Io avevo detto che mi ero rivolto ai carabinieri perché non ce la facevo più a pagare le tangenti. Ed era vero. E allora gli spiegai: ”Ma no, avvocato, questo è il corpo del reato. Qua dentro - gli raccontai - c’era la busta con sette milioni di lire che ha preso Mario Chiesa, tutte banconote da cento firmate da Antonio Di Pietro e dal capitano Zuliani’”. Era cominciata così, con l’arresto del presidente socialista della Baggina in un tardo pomeriggio d’inverno, la lunga stagione giudiziaria che cambiò per sempre, la politica italiana. E quella valigetta allora di moda nella ”Milano da bere” ne è un reperto, da trattare, dopo mille polemiche, come una memorabilia. Da prestare a una buona causa. [...] ”Dissi a Chiesa che non avevo più intenzione di pagare la tangente e lui, senza scomporsi, mi rispose: ”Quando mi porti il resto?’. Fuori della porta c’era uno che avevo fatto credere fosse un mio collaboratore, invece era un carabiniere. Si precipitò dentro e prese dal cassetto la busta con i soldi firmati. Credo - continua l’imprenditore - che Di Pietro ascoltò tutto grazie a una penna che avevo nel taschino ed era in realtà un microfono”. Magni ancora oggi continua a lavorare nelle pulizie industriali, ma nel settore privato. [...]» (Piero Colaprico, ”la Repubblica” 30/5/2007).