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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

FRANCOFORTE

battaglia aperta fra Barclays e il consorzio composto da Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander per la conquista di Abn Amro. Nella prima mattina di ieri, Rbs e alleati hanno lanciato l’offerta formale da 71 miliardi sulla totalità del colosso del credito olandese, attesa da tempo nel mercato. E che supererà del 13,7% l’offerta della rivale Barclays, già accettata dal management olandese.
Lo «spezzatino» del gruppo olandese, annunciato ieri dal consorzio, include la cessione della quota di Abn in Capitalia (pari oggi all’8, 6% del capitale, e all’1,9% della nuova banca Unicredit-Capitalia). Mentre Santander intende rilevare Antonveneta e la controllata brasiliana Banco Real per 20 miliardi di euro, finanziando parte dell’operazione con la cessione dell’1,8% detenuto in Intesa- San Paolo. Nel frattempo, Fortis rileverebbe le attività di Abn nel Benelux, e Rbs le attività in Asia, Usa e nel resto del mondo.
Abn non ha preso ancora posizione sui termini dell’offerta. In dettaglio, il consorzio offre per ogni azione di Abn Amro 30,40 euro in contanti e 0,844 in nuovi titoli di Rbs. Il 79% dell’offerta sarà pagato in contanti, e dall’operazione il consorzio si attende sinergie per 5,5 miliardi di euro entro il 2010.
Tuttavia, la cifra offerta include anche il pagamento di 1 euro per titolo, legato all’esito della votazione degli azionisti di Abn sulla cessione della controllata americana La Salle (che sarà convocata prossimamente), già ceduta dal management olandese a Bank of America. E su cui pende una decisione dell’Alta corte olandese, prevista per la fine di giugno.
Infatti, il ceo di Rbs Fred Goodwin, nel corso di una teleconferenza con gli analisti, ha confermato che la mega- transazione rimane condizionata al raggiungimento di un accordo sul futuro di La Salle, cruciale soprattutto per la banca scozzese.
Nei giorni scorsi, una trattativa fra Rbs e Bank of America per trovare un accordo sull’acquisto di parte di La Salle non era andata a buon fine. E la Borsa non ha gradito le incertezze che gravano sulla maggiore transazione nella storia bancaria europea: Rbs ha ceduto l’1,3%, Fortis e Santander, rispettivamente, lo 0,5% e lo 0,9%, Abn Amro lo 0,8%, a 35,81.
Nel corso della medesima conferenza, Goodwin ha annunciato che il consorzio non ha come obiettivo quello di mantenere la quota di Abn in Capitalia. «Nessuno di noi – ha spiegato – intende avere azioni di Capitalia direttamente o azioni di Unicredit», titoli che i tre istituti si ritroverebbero in portafoglio, dopo la fusione fra le due banche italiane. Finora, tuttavia, Goodwin ha sostenuto che non c’è «nessun contatto per la sua vendita». Un tema sensibile, in quanto la quota di Abn è legata a un patto di sindacato, che deve autorizzare all’unanimità un’eventuale vendita a un istituto esterno, e vanta anche un diritto di prelazione.
Nel frattempo, il documento dell’Opa su Abn, nel quadro dello «spezzatino» che seguirebbe l’acquisizione prevede la cessione della controllata Antonveneta al Banco Santander. Perché l’Italia per il colosso spagnolo rappresenta, come sostenuto ieri dal ceo Alfredo Saenz a Madrid, un mercato «molto attraente», ad «alta redditività» e Antonveneta potrebbe costituire «un’ottima piattaforma» da cui partire per crescere in Italia. Dalla quale gli spagnoli hanno già calcolato di ricavare 210 milioni di euro in sinergie e risparmi.