Guido Santevecchi, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
LONDRA – I
capelli tenuti insieme da una molletta, gli occhi che esprimono sofferenza e timore. Si è presentata così alle telecamere della rubrica Panorama della
Bbc Ann Hathaway, 44 anni, per raccontare la sua storia d’amore con un uomo italiano, un siciliano che aveva conosciuto quando era una ragazza diciassettenne e faceva la ballerina di nightclub in Lombardia. Non è un uomo qualunque il marito di Ann: si chiama Antonio Rinzivillo, Zio Antonio per i membri della sua famiglia. Che poi è un clan mafioso di Gela collegato a Bernardo Provenzano: specializzato nel commercio di droga, estorsioni e traffico d’armi.
Rinzivillo dal 2001 è in carcere (attualmente a Tolmezzo), sconta trent’anni per un omicidio, ma nelle carte della Procura ci sono altri tre delitti di cui dovrà rispondere.
Ann Hathaway ora è nella sua casa popolare di Manchester, ma fino a qualche settimana fa ha alloggiato brevemente in una cella di Agrigento, con una condanna per associazione mafiosa. Accusata di aver gestito dal 2001 gli interessi mafiosi della famiglia al posto del marito, di aver portato fuori dal carcere «pizzini» con gli ordini del boss, di aver incassato 120 mila euro riciclati. La Bbc l’ha intervistata nel carcere siciliano poco prima del rilascio. Lei dice di non sapere, durante la procedura di estradizione di fronte a una corte britannica giurava di essere innocente, solo una brava donna di casa, ma quando a marzo le autorità inglesi l’hanno spedita in Italia la signora ha fatto in fretta ad ammettere con il procuratore Nicolò Marino la sua partecipazione ad associazione mafiosa e a patteggiare una pena di due anni con il beneficio della sospensione. Rilasciata tre settimane fa, è tornata subito a Manchester.
«Nella prigione in Sicilia le condizioni sono disumane: si può fare la doccia solo tre volte a settimana. Ma la cosa peggiore era l’isolamento, qui in Inghilterra la detenzione è tutta un’altra cosa, come stare in albergo, c’è anche la piscina». E ancora, con sdegno: «Non si può arrestare qualcuno solo perché è sposato a una persona che ha dei problemi».
Il programma della Bbc a questo punto ha dato voce al maggiore dei carabinieri Bartolomeo Di Niso che ha spiegato qualcuno dei «problemi»: «La signora era uno snodo fondamentale, attraverso di lei passavano tutti i messaggi e gli ordini per gli altri membri del clan... era lei che teneva in moto la macchina, un congegno mostruoso per fare denaro con il crimine».
Di nuovo microfono alla moglie di Zio Antonio Rinzivillo. Lo sposerebbe ancora adesso che sa tutto questo? «Certo, lo amo, è il padre delle mie due figlie». Ma suo marito è entrato e uscito dal carcere per 16 dei 20 anni in cui siete stati sposati. Anche i suoi due fratelli sono stati condannati. «Beh, lo so, lo so, ma penso anche che meno sai è meglio è. Perché chiedergli che cosa avesse fatto e che cosa no quando ormai ero sua moglie, avevo due figlie e lo amavo da morire?».
Qualcosa Mrs Ann Hathaway in Rinzivillo però sapeva. La Bbc ha mandato in onda anche alcune delle intercettazioni dei carabinieri. In uno dei nastri parla con Angelo Bernascone, che dal 2006 collabora con la magistratura, identificato come il tesoriere della famiglia, restio a consegnare 120 mila euro al cognato di Ann, Gino Rinzivillo. «Mio cognato è inc... nero». Altra intercettazione: Gino suggerisce a Ann «Digli così, che "mio cognato ha perso molti amici per colpa tua", basta così, punto».
Che idea si sono fatti gli inglesi di questa donna «sposata alla Mafia»? Spiega John Ware, inviato della
Bbc: «Quando l’ho incontrata in carcere ad Agrigento Ann Hathaway non mi è parsa esattamente la persona che immaginavo come compagna di uno dei più potenti boss mafiosi... la sua pronuncia era ancora quella di una donna del Nord inglese. Insisteva di non sapere. Ma il pomeriggio in cui è stata rilasciata, lì nel feudo del clan Rinzivillo la trattavano come una del loro stesso sangue. E lei è passata di colpo dal suo inglese di Manchester al siciliano stretto. La sorella di don Antonio mi ha confidato: "Sì, Ann ha la nostra mentalità". E che cosa è la mentalità siciliana, mi sono chiesto. Mi ha risposto Ann: "Non vedere..." e si è coperta gli occhi, le orecchie, la bocca. Allora ho capito».