Mario Pappagallo, Corriere della Sera 30/5/2007, 30 maggio 2007
MILANO
«Dieci centrali nucleari in Italia nei prossimi 10 anni». Energia sicura, disponibile per tutti, economica e in grado di abbattere l’inquinamento da anidride carbonica che tanto fa temere sul futuro dell’umanità. A rilanciare l’opzione nucleare nell’unico Paese europeo che vanta zero centrali atomiche è un medico, l’oncologo Umberto Veronesi. Con la sua Fondazione, insieme alle Fondazioni Cini e Silvio Tronchetti Provera, ha presentato ieri a Milano la terza edizione della World Conference on the Future of Science (Venezia, 19-22 settembre 2007). Tema: The Energy Challenge.
Raccoglie la sfida Umberto Veronesi, che sottoscrive l’appello degli scienziati del gruppo «Galileo 2001». Una lettera inviata il 2 aprile 2007 al presidente della Repubblica e al governo che affronta il tema di come rispettare il protocollo di Kyoto sottoscritto dall’Italia: l’impegno di ridurre entro il 2012 del 6,5% le emissioni dei gas inquinanti causa dell’effetto serra. Lettera finora rimasta senza risposta. «Per sostituire il 50% della produzione elettrica nazionale da fonti fossili – scrive l’associazione Galileo 2001 – basterebbero 10 reattori del tipo di quelli in costruzione in Francia o in Finlandia, con un investimento complessivo inferiore a 35 miliardi di euro. Avere 10 reattori nucleari ci metterebbe in linea con altri Paesi in Europa (5 in Svizzera, 9 in Spagna, 11 in Svezia, 17 in Germania, 27 in Gran Bretagna, 58 in Francia) e consentirebbe all’Italia di produrre da fonte nucleare una quota di elettricità pari alla media europea (circa 30%)».
Marco Tronchetti Provera (presidente della Pirelli e della Fondazione Silvio Tronchetti Provera) è sulla stessa linea: «Oggi le centrali di ultima generazione non creano più scorie come in passato. Le neutralizzano in casa. Ma nel nostro Paese c’è la capacità di rendere efficacissima la disinformazione e l’incapacità strutturale a rendere efficace l’informazione. E senza corretta informazione non si va avanti. Basti pensare alla Tav e all’emergenza rifiuti in Campania».
Tutto vero, ma il disastro di Chernobyl è ricordo pesante. In tutto il mondo. Dice Carlo Carraro, economista dell’università di Venezia: «Negli Stati Uniti si sta incentivando il nucleare, ma un recente sondaggio indica che il 58% della popolazione resta contraria».
Altri dubbi. L’energia nucleare soddisfa attualmente soltanto il 6% del fabbisogno mondiale, come si fa con il restante 94%? Tutte centrali atomiche? E le scorie, seppur ridotte al minimo, quante sarebbero? Con quale impatto ambientale? E il rischio militare (vedi Iran e Corea del Nord)? E il terrorismo? Stesse preoccupazioni di Giovanni Bazoli, il banchiere (Intesa) presidente della Fondazione Cini, assente alla conferenza stampa: «A Venezia occorrerà rispondere a molte domande. Quando si esauriranno le risorse disponibili delle attuali fonti? Qual è la portata dell’opzione nucleare? Quali sono i pericoli per l’uomo e per l’ambiente, per l’economia, per i più poveri e anche per la pace e la democrazia? E, soprattutto, quando si potrà contare su nuove fonti di energia, rinnovabili e non inquinanti?».
Al tavolo veneziano siederanno alcuni tra i massimi esperti al mondo, a partire dai Nobel per la Fisica Zhores Alferov e Carlo Rubbia. Presente anche James Lovelock, il «padre» dell’ipotesi Gaia, secondo cui la Terra è un organismo vivente autoregolantesi. A loro il compito di rispondere.