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 2007  maggio 30 Mercoledì calendario

MILANO

Fabrizio Corona, smagrito, colorato dalle creme autoabbronzanti e coi capelli affogati nel gel e raccolti dietro la nuca, si infila nel pertugio del cancello grigio di S.Vittore prima ancora che questo si apra abbastanza da farlo passare. Sono 80 giorni che lui, principe di Vallettopoli al centro dell’inchiesta scandalo su foto e ricatti, aspetta questo momento. E oggi, con l’ordine di scarcerazione di Potenza dopo quelli di Torino e Milano, è arrivata l’ora.
Non cammina, Corona, saltella stretto nei jeans e in una maglietta scura senza maniche su cui rimbalza la foto del figlio che porta appesa al collo. Alla sua maniera, simpatica e spavalda, avanza verso il manipolo di giornalisti, cameramen e curiosi che attendono da ore. Poco lontano, ad aspettarlo, c’è la sua Bentley Continental nera lunga cinque metri, 552 cavalli sotto il cofano per oltre 300 all’ora di velocità. Dietro i vetri scuri si intravedono i suoi avvocati, Manuela Marcassoli e Francesco Strano.
«Niente interviste – attacca Corona – ma una dichiarazione da fare ce l’ho». Giusto una piccola pausa per prendere fiato, e giù col machete contro il pm di Potenza John Woodcock. «Quello che ho subito in questi 80 giorni da parte di tanti, da parte dello Stato, ma soprattutto da parte della procura di Potenza, è vergognoso, e quello che ho subito oggi è ancora più vergognoso». S’aspettava la piena libertà, Corona, invece sono arrivati gli arresti domiciliari, e lui, che in cella aveva già festeggiato e assaporato una passeggiata all’aria aperta, si è infuriato. Non più in galera, certo, ma pur sempre rinchiuso. In casa sua questa volta, in largo la Foppa a Milano. «Mi sono sentito ostaggio dello Stato e vittima di un talebano di nome Woodcock in cerca di fama e popolarità. Ma tra poco – grida – sarò libero e dirò la mia verità, allora saranno cazzi amari per tutti». Poi sciorina tre grazie: «Al pm milanese Di Maio, unica persona onesta e competente incrociata in questa vicenda; a mia madre, per tutto ciò che ha fatto; e a mio padre, che da lassù mi ha dato la forza di resistere. Ora basta – dice prima di rifugiarsi nella Bentley – corro a casa da mio figlio». E dove l’aspetta anche la moglie Nina Moric. «Sono felice che sia libero – dice con un fil di voce – è un’emozione forte averlo qui. No, non ho paura di lui... Solo che io e Fabrizio non siamo più le persone di prima, questa storia ci ha cambiati e ora dobbiamo riscoprirci...».



«Voglio un po’ di riposo, poi riprendo il lavoro» ATTESA
La madre Gabriella e Lele Mora con Leon, il figlio di Corona