Il Sole 24 Ore 22/05/2007, pag.47 Bruno Perini, 22 maggio 2007
Azionisti più ricchi con le fusioni. Il Sole 24 Ore 22 maggio 2007. MILANO. L’immagine più eloquente per il merger&acquisition in atto nel settore bancario uella di un fiume in piena senza fine
Azionisti più ricchi con le fusioni. Il Sole 24 Ore 22 maggio 2007. MILANO. L’immagine più eloquente per il merger&acquisition in atto nel settore bancario uella di un fiume in piena senza fine. Un fiume che genera titani e che crea valore. Gli uomini del governatore della Banca d’Italia parlano della fusione tra UniCredit e Capitalia, come dell’"ultimo atto" di un processo che soltanto pochi anni fa nessuno avrebbe neppure immaginato. Ma i monitor internazionali prevedono altri terremoti e non scluso che dopo i francesi e gli olandesi altri gruppi stranieri, forse anche i giganti statunitensi, si affaccino sul mercato europeo. A questi movimenti tellurici corrispondono cifre da capogiro dei livelli di crescita e del Total Shareholder Return. Cifre e percentuali che i sofisticati termometri della Boston Consulting Group hanno registrato con la consueta precisione in un rapporto dal titolo: «Bigger, better banking. Emerging Titanus, Soaring Profitability and Continued Growth». Peschiamo qualche cifra dal rapporto di Boston Consulting. «Per l’industria bancaria italiana il 2006 è stato un anno di grandissima soddisfazione. Nella media di 5 anni le banche italiane sono passate da un TSR medio (Total Shareholder Return, ovvero l’indice che misura la creazione di valore per gli azionisti, che comprende dividendi e apprezzamento dei titoli) del 2,6% a uno del 15,7 per cento. Quanto a produzione di valore, il sistema bancario italiano è passato dalla 9° posizione alla 3° nel global ranking dei sistemi bancari degli altri maggiori Paesi, mentre per il solo 2006 siamo il secondo sistema bancario per produzione di valore agli azionisti, preceduti solo dal sistema spagnolo». Che cosa è accaduto? Massimo Busetti vice president & director di Boston Consulting Group, guarda le cifre dei suoi appunti con il sorriso tra le labbra: «Intanto dovremmo essere orgogliosi di questi dati. Una volta tanto possiamo parlare bene del nostro sistema bancario. Fino a qualche anno fa sui mercati internazionale le banche italiane venivano guardate con una certa diffidenza. Oggi, i numeri sono lì a dimostrarlo, possiamo dire di aver vinto una sfida. Glielo assicuro, nessuno avrebbe immaginato performance di questo tipo qualche anno fa». La diagnosi di Bcg va al cuore del problema: «I fattori alla base della grande performance italiana del 2006 sono stati tre: nel 2006, ma anche negli anni precedenti, il sistema bancario italiano si è mosso, ha rotto gli indugi, ha seguito logiche di crescita ambiziose e coraggiose, ben condotte dal top management. Nel solo 2006 (dunque a parte le operazioni di UniCredit, che sono del 2005), i grandi movimenti bancari di integrazione, fusione, acquisizione hanno riguardato circa 110 miliardi di euro di capitalizzazione nel nostro Paese, e circa il 50% dei dipendenti (160.000 su 320.000). Gli investitori hanno «votato a favore», cioè hanno creduto nella crescite dei ricavi prevista dai piani industriali. La redditività operativa, parallelamente, ha continuato a migliorare (anche per le banche che provenivano da operazioni di fusioni complesse) si è avuta un’altra grande ondata di M&A, con una massiccia partecipazione di investitori internazionali. Le banche italiane maggiori, hanno segnato numeri molto significativi quanto a creazione di valore per gli azionisti, con Tsr anche molto elevati (Capitalia 38,8%, Intesa, 28,1%, Sanpaolo Imi 21,8%, UniCredit 21,6%, Mediobanca 19,3%), certamente superiori di molti punti rispetto alla media Paese del 15,7% (che già ci posiziona, per altro, al 3° posto nel ranking mondiale). Allora è vero che le nostre banche guadagnano troppo. «No, non è così - dice ancora Massimo Busetti - Il Roe medio (Exibit 6) del nostro sistema bancario è stato nel 2006 del 12,9%, che è ancora tra i più bassi se comparato con i principali paesi del mondo. La banca che ha meglio performato in Italia è stata il Banco Popolare di Verona e Novara, con il 18,5%». Alla luce dell’imminente fusione tra UniCredit e Capitalia e dell’avvenuta fusione tra Intesa e Sanpaolo, qualcuno ha già parlato di duopolio bancario. così? Come farà il sistema bancario a mantenere questo ritmo frenetico di crescita? Per rispondere alla seconda domanda facciamo parlare ancora il rapporto della Boston Consulting: «Per continuare a dare soddisfazioni agli azionisti, le banche italiane devono raggiungere altri obiettivi importanti: il primo è realizzare le promesse, sia per quanto riguarda le sinergie (più facile), sia per quanto riguarda le crescite previste nei piani (possibile ma un po’ più challenging); realizzare questo obiettivo è un "minimo" e non produrrà performance aggiuntiva, perchi tratta di risultati già embedded nel valore dei titoli. Il secondo rodurre ulteriore crescita redditizia, che resta il fattore principale di creazione di valore nel lungo termine. Sarà questa la vera sfida, in un mercato sempre più competitivo e globale». Torniamo in Italia: dopo il duopolio televisivo abbiamo il duopolio bancario? «Non direi - replica il vice president di Bcg - che le cose stiano così. Intanto in Italia ci sono ancora banche come ad esempio le Popolari o il gruppo Mps, che non sono all’interno delle recenti aggregazioni. E poi vorrei ricordare che c’è il tema del cross border. Non dimentichiamo che i paesi del cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India e Cina) stanno venendo sempre più alla ribalta, e quello che colpisce è la velocità dell’accelerazione degli ultimi anni. Rispetto a un Tsr del 17,5% segnato mediamente dalle banche di tutto il mondo, il sistema di quelle zone ha registrato un marcato 56,2% medio. Nel solo 2006, ben tre banche cinesi hanno fatto il loro ingresso (per la prima volta nella storia) nella classifica mondiale Top 10 relativa al market cap: ICB è addirittura seconda, Bank of China è sesta, China Construction Bank è settima. Ma non basta, la russa Sberbank, nella media di 5 anni, ha registrato il miglior Tsr (12,9% per anno). Ultima annotazione: le banche statunitensi non si sono ancora mosse verso l’Europa ma prima o poi potrebbero farlo. Altro che duopolio, il mercato globale è più aperto che mai ». Bruno Perini