Varie, 29 maggio 2007
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Padovani Marcelle
• (Francia) 1947. Giornalista. Corrispondente del Nouvel Observateur • «[...] s’iscrive in quella curiosa linea di corrispondenti straniere combattive nella difesa della democrazia dal populismo, giustamente impegnate nell’insegnare la superiorità della stampa indipendente europea sulla faziosità tipicamente latina, e appena appena militanti quando si tratti di politica italiana. [...] sposa d’un italiano, il sindacalista harvardiano Bruno Trentin. Di origine còrsa, amante della Sicilia e autrice di un bellissimo libro con Giovanni Falcone (Cose di cosa nostra) [...] il suo giornalismo, quando scrive di cose italiane, ha il tono di un comizio appassionato. A scadenze regolari pubblica sul settimanale [...] reportage dall’Italia: denuncia la deriva autoritaria della destra neofascista e i nefasti del populismo plutocratico berlusconiano, e giustamente magnifica le prodezze progressiste della sinistra postcomunista (memorabile un ritratto di Massimo D’Alema carico di sincero amore per il fresco presidente del Consiglio). Schierata con Alain Savary al Congresso socialista di Epinay, la signora si lasciò ben presto sedurre da François Mitterrand, difficilmente annoverabile tra i maestri nella dottrina detta della ”questione morale”, e diventò un’adepta consapevole e sorvegliata del ”florentin”. Non anticomunista però, anzi fu tramite privilegiato dell’Eliseo col Pci di Enrico Berlinguer, di cui era ammiratrice, per diventare poi negli anni 80 un’agguerrita nemica del craxismo, e negli anni 90 il più acceso censore di Silvio Berlusconi, a cui riserva un’antologia di paragoni che suscita qualche imbarazzo anche fra i suoi non pochi estimatori italiani. Famoso il parallelo col dittatore portoghese Antonio Salazar, richiamato dal film Sostiene Pereira, tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Tabucchi: ”Come Pereira ritrova la sua coscienza e combatte Salazar, così l’Italia con Berlusconi...”. Oggi comunque Marcelle preferisce evocare il dittatore sudamericano Trujillo. Nella sua prosa infiammata, Berlusconi è, senza tentennamenti o ripensamenti, un vero paradigma del male. Un Haider ante litteram, il cuore di un sistema di interessi politici inconfessabili. Sulle curiose ragioni che inducono una parte piuttosto consistente del paese a fidarsi di lui, la Padovani non ha bisogno di darsi troppe spiegazioni, basta la categoria del populismo. Per Antonio Bassolino scrive di ”nuovo rinascimento”. E per Rutelli scopre a Roma ”un cantiere degno di Cesare”. [...]» (’Il Foglio” 5/10/2000).