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 2007  maggio 20 Domenica calendario

Quei cattivi ragazzi dalla parte degli azionisti. Il Sole 24 Ore 20 maggio 2007. La natura - diceva Oscar Wilde - imita l’arte

Quei cattivi ragazzi dalla parte degli azionisti. Il Sole 24 Ore 20 maggio 2007. La natura - diceva Oscar Wilde - imita l’arte. E questa frase è certo azzeccata nel caso della battaglia per il controllo di Abn Amro. Sembra un remake di una pellicola inizi anni 90 intitolata "Other People’s Money". Il film descrive la storia di una piccola impresa di cavi del New England che diventa oggetto di un tentativo di acquisizione ostile da parte di uno spietato raider, che si è reso conto che l’impresa vale più morta (cioè liquidata e venduta a pezzi) che viva. A rendere il film drammatico è il contrasto tra i due attori protagonisti. Da un lato, il proprietario dell’impresa, interpretato da Gregory Peck. Alto, distinto e realmente preoccupato della sorte dei suoi operai, Gregory Peck simboleggia il meglio di Corporate America. Dall’altro lato il raider, interpretato da Danny De Vito. Basso, grasso, avido e volgare, De Vito rappresenta il peggior stereotipo del finanziere d’assalto. difficile non parteggiare per Gregory Peck. Ma la bellezza del film è che al momento della verità, quando Peck e De Vito illustrano le loro proposte di fronte agli azionisti, a convincerci delle sue ragioni è il repellente De Vito. In economia i nobili ideali non bastano ad assicurare la giustezza della causa. Per proteggere il posto di lavoro dei propri dipendenti (oltre che il suo) Gregory Peck si ostina a difendere la sopravvivenza di un’impresa inefficiente, che lentamente consuma le risorse affidategli dai suoi azionisti. De Vito, invece, si rende conto che non solo questa strategia è un palliativo (alla fine l’impresa sarà liquidata), ma è controproducente. Le risorse che vengono sprecate per tenere artificialmente in vita un’impresa decotta potrebbero essere più proficuamente riutilizzate per creare nuove e vitali imprese, che a loro volta creeranno nuovi posti di lavoro. E anche se Abn Amro non produce cavi, la storia è molto simile. Il suo amministratore delegato, Rijkman Groenink, è una persona squisita. I suoi avversari, ragazzacci maleducati che gestiscono hedge fund come il Children Fund, sono avidi e irritanti. Ma hanno ragione. Il prezzo delle azioni Abn Amro non si è mosso da sette anni. La strategia di Groenink non paga. Bisogna cambiare. E l’offerta congiunta capeggiata da Royal Bank of Scotland è quella più conveniente non solo per gli azionisti ma anche per la società nel suo complesso. L’America che ha imparato negli anni 80 la ricetta dei "barbari" alla De Vito negli ultimi 20 anni ha creato 30 milioni di posti di lavoro. L’Europa, che è rimasta fedele ai nobili ideali di Gregory Peck e Rijkman Groenink, nello stesso periodo ne ha creato solo 16 milioni. In questi giorni a Potsdam, su invito della Germania, il G-8 si è occupato di regolamentazione degli hedge fund, ovverossia di quei ragazzacci maleducati che osano sfidare l’élite economica, i Danny De Vito del ventunesimo secolo. Come nel film, la tentazione per i politici di parteggiare per i Groenink è forte. Sono di casa nei ministeri. Appartengono alla stessa élite. Conoscono le regole della politica e le sanno sfruttare. Ma non per questo devono essere difesi nel loro tentativo di preservare lo status quo. Gli hedge fund, come ho già scritto su questo giornale, non sono senza macchia. Un po’ più di trasparenza non guasterebbe. Ma l’ultimo motivo per cui devono essere regolati è perché sfidano il management delle grosse imprese. Se possibile, su questo punto dovrebbero essere incentivati, non frenati. In «Other People’s Money» alla fine gli azionisti non si fanno sedurre dal fascino di Gregory Peck e votano a favore di Danny De Vito. Speriamo che anche la politica finisca per imitare l’arte. Luigi Zingales