Maurizio Molinari, La Stampa 29/9/2007, 29 settembre 2007
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
I quarantasei piani di vetro dell’Hearst Tower con la temperatura raffreddata da acqua riciclata a due passi da Columbus Circle, un grattacielo più imponente dell’Empire State sull’Hudson Yards, la nuova sede eco-compatibile della Bank of America a Bryant Park, il grattacielo come sede del New York Times e un Waterfront di Brooklyn progettato per rivaleggiare con Manhattan. A neanche sei anni dall’attacco alle Torri Gemelle il rilancio architettonico e urbanistico di New York è in pieno svolgimento e inizia al numero 300 della 57ª Strada. E’ qui che il britannico Lord Norman Foster ha terminato di costruire in ottobre il primo gioiello della Manhattan del XXI secolo: la Hearst Tower, 46 piani di vetro eretti sulla base della precedente sede di pietra, in una fusione fra vecchia e nuova architettura che si unisce al più avanzato rispetto del verde.
Varcata la soglia ci si trova di fronte ad una piramide sulla quale scorre l’acqua piovana che, riciclata, raffredda la temperatura e poi viene indirizzata nei giardini. Sopra la piramide campeggia un imponente murale disegnato con il fango del fiume Hudson, attorno al quale si estende una lobby a geometria variabile: le pareti mobili consentono di creare spazi per eventi simultanei con numeri di persone diversi. Il tutto realizzato con materiali riciclati, al pari dei 46 piani sovrastanti di un grattacielo con pareti cuneiformi che consentono di massimizzare l’uso della luce solare risparmiando elettricità. Gli oltre duemila dipendenti del gruppo editoriale Hearst - che pubblica anche i magazine di Oprah Winfrey - vivono in ambienti dove domina la luce: direttori e caporeddatori hanno rinunciato alla privacy per pareti trasparenti dando vita a open-space grandi interi piani, consentendo ad ognuno di poter gettare lo sguardo dall’alto verso ogni angolo di Manhattan.
Un apposito sistema computerizzato tiene in equilibrio la luce solare con quella elettrica, accendendo automaticamente le luci al calar della sera. In questo edificio di vetro multiforme non vi sono interruttori così come negli ascensori mancano i bottoni: prima di salire si digita il piano dove si vuole andare su un’apposita tastiera che indica su quale degli ascensori bisogna salire. Così si risparmia energia e tempo.
Progettata in 9 anni, realizzata in 772 giorni e costata 500 milioni di dollari l’Hearst Tower è, come dice il portavoce Brian Schwagerl «non solo l’edificio più verde ma anche quello più sicuro costruito dopo l’11 settembre». A suggellare l’eco-architettura di Foster è il medaglione «Gold» assegnato dall’ente di eco-cerificazione Leeds, al momento è l’unico di New York ma fra neanche due anni dovrà cedere il primato al titolo «Platinum» del nuovo grattacielo della Bank of America in via di realizzazione a Bryant Park. Disegnati dagli architetti Cook e Fox i 55 piani del Bank of America Tower diventeranno il secondo edificio più alto della città dopo l’Empire State Building a un isolato di distanza da Times Square. Adoperare materiale solo eco-compatibile ha fatto lievitare i costi oltre 1,3 miliardi di dollari ma la convinzione è che si tratta di un buon investimento perché i newyorkesi amano sempre più abitare e lavorare rispettando l’ambiente.
Sempre a Midtown in ottobre è attesa l’inaugurazione, sulla 42ª Strada, del grattacielo di Renzo Piano dove si trasferirà l’intera redazione del New York Times mentre il sindaco Michael Bloomberg ha in mente il colpo grosso nel Far West Side di Manhattan, ovvero far sorgere sugli Hudson Yards grattacieli capaci di superare l’Empire State. Lo spazio di 10,5 ettari è pari a 5 volte quello dell’Empire e l’imminente asta suggerirà quale costruttore affronterà l’impresa di regalare a Manhattan i nuovi record dell’edilizia lì dove avrebbe dovuto sorgere lo Stadio se la città avesse vinto i Giochi del 2012. Oltre l’East River è invece Brooklyn che si sta reinventando grazie ai progetti di Frank Gehry tesi a ridisegnare il Waterfront e far concorrenza alla skyline di Downtown. Insomma, se la Freedom Tower di Ground Zero non accelera rischia di arrivare in ritardo all’appuntamento con la rinascita della Grande Mela.
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