Stefano Lorenzetto, Quattroruote giugno 2007, 29 maggio 2007
Quattroruote, giugno 2007 Se la targa dell’auto che vi precede è formata dalla sigla di una delle 107 province italiane, seguita da sei numeri, state in campana
Quattroruote, giugno 2007 Se la targa dell’auto che vi precede è formata dalla sigla di una delle 107 province italiane, seguita da sei numeri, state in campana. Idem se reca due lettere a sinistra, due lettere a destra, tre numeri al centro ed è priva delle bande blu laterali con il simbolo dell’Unione europea e l’anno d’immatricolazione. Se poi dentro l’abitacolo ondeggiano cinque teste, invece di una sola, non distraetevi. Nel 90% dei casi al volante c’è un immigrato che può permettersi soltanto quel veicolo di terza mano altrimenti destinato alla rottamazione. Una nuova tipologia umana di conducente: il Guidatore Occasionale d’Importazione. Autentico pericolo pubblico, il Goi. Non si tratta di razzismo, Dio ci scampi e liberi dal sospetto. statistica. Lo scorso anno la Polstrada ha rilevato 98.716 incidenti. Come ho potuto appurare per via ufficiale, il 15% vedeva protagonisti o coinvolti cittadini stranieri. Gli italiani sono 55.791.861, gli immigrati 2.670.514 (ultimo censimento disponibile). Ne consegue che il rapporto percentuale fra incidenti e popolazione è dello 0,15 per i primi e dello 0,55 per i secondi. In altre parole gli stranieri dimostrano una potenzialità quasi quadrupla nell’occupare le pagine di cronaca nera. Il Goi usa l’auto prevalentemente la domenica, dopo aver sgobbato tutta la settimana, per raggiungere comunità di connazionali che vivono in città limitrofe. Per lui rappresenta ancora un lusso. Viaggia a ritmo di gospel, mai di rock’n roll. Non corre, non è spericolato, non è competitivo. costretto ad andare piano perché non conosce né il mezzo, né la viabilità, né il codice della strada. Qualora provenga da una delle 51 nazioni del Commonwealth lo frena l’ulteriore impaccio della guida a destra. Quando decide di folleggiare, su di lui non esercita alcun effetto dissuasivo la perdita di punti, visto che i cittadini della Ue non residenti e gli extracomunitari non rientrano nell’archivio patentati del nostro Paese. A proposito, ma chi avrà dato la patente al Goi? Come fanno le nostre forze dell’ordine ad accertare il valore legale del documento? Vedo funzionari dello Stato in serio imbarazzo nell’individuare il numero della mia carta d’identità plastificata emessa dalla Repubblica italiana (fra recto e verso sul badge ce ne sono quattro, uno diverso dall’altro). Figurarsi la patente di guida di un nordafricano. Esempio: quella utilizzata in Egitto non corrisponde ai modelli stabiliti dalle Convenzioni di Ginevra del 1949 e di Vienna del 1968. Lo sapranno i nostri vigili urbani? Indagini della Polstrada hanno evidenziato che oltre il 60% delle patenti apparentemente rilasciate dagli Stati d’origine sono in realtà false. Ma è il come vengono accordate anche quelle autentiche a impensierire. Un mio collega s’è trovato nella necessità di guidare in Cina e ha perciò dovuto affrontare l’esame per ottenere la «driving licence». Lo hanno portato al Medical center di Shanghai, in un reparto dal nome inquietante: Psycological. L’esame della vista (un minuto di orologio) consisteva nel riconoscere, da lontano, com’erano orientate le gambe della lettera M. Seguiva il test dell’udito (30 secondi): un’infermiera alle sue spalle soffiava dentro un tubo. Lui doveva dire se il suono proveniva da destra o da sinistra. L’esame teorico consisteva in 20 domande formulate in inglese da un computer, alle quali bisognava rispondere nel tempo massimo di mezz’ora. Alla fine gli hanno scattato una foto e gli hanno consegnato il documento plastificato, con tanto di custodia blu. La trafila burocratica è durata un paio d’ore in tutto. E la prova di guida? La prossima volta, magari. In Cina, dove l’auto è una scoperta recente, gli incidenti stradali mietono 600 vittime al giorno, al pedone non viene mai concessa la precedenza, le inversioni a U sono la norma, attraversare sulle strisce zebrate equivale a un tentativo di suicidio. Dopo albanesi, marocchini e rumeni, i cinesi sono per consistenza numerica il quarto gruppo etnico in Italia. Traete da soli le conclusioni. la globalizzazione, bellezza, e tu non puoi farci niente, avrebbe commentato Humphrey Bogart. Non crediate tuttavia che gli automobilisti della domenica provenienti dal villaggio locale siano meno pericolosi. Riconoscerli è facile: stanno al posto di guida senza togliersi il cappello (pura osservazione antropologica, ma con un po’ di pazienza vi accorgerete che può diventare un dato Istat). Negli Anni 70 ne ho avuto uno in famiglia, un anziano fratello di mia nonna, quindi so di che parlo. Non usava la sua Fiat «600» per paura di sciuparla: in dieci anni aveva percorso meno di 800 chilometri. Le rare volte che vedeva l’utilitaria di mio zio Francesco avviarsi spetezzante verso la città, la moglie si faceva il segno della croce. Nel 30% dei casi c’era qualcuno di questi prudentissimi vecchietti all’origine dei 32 incidenti, con 10 morti, causati da veicoli che andavano contromano nel primo trimestre del 2007. Che s’aggiungono ai 46 dello scorso anno, costati la vita a 21 persone. C’è un solo modo per difendersi dai guidatori occasionali, stranieri o autoctoni che siano: smetterla di considerare la patente un diritto democratico e valutarla per ciò che invece è. Un porto d’armi, di questi tempi. Stefano Lorenzetto