Vittorio Zucconi, la Repubblica 29/9/2007, 29 settembre 2007
VITTORIO ZUCCONI
DAL NOSTRO INVIATO
WASHINGTON - La resurrezione del popolo senza storia cominciò una mattina del 1991, quando i denti di una scavatrice affondarono nel terriccio di Manhattan e riemersero in Africa. Da quel sottosuolo smosso per l´ennesimo cantiere fra Broadway e Duane Street nella Bassa Manhattan, si alzarono i corpi di 400 schiavi neri, di africani e africane sepolte spesso con i loro bambini, che portavano nei resti affettuosamente avvolti in sudari o chiusi in bare di pino, la risposta alla domanda che tormenta noi tutti, ma non tormenta nessuno come i figli degli schiavi neri: da dove veniamo?
Nel cimitero proibito oltre il vecchio «muro di Manhattan» costruito in quella oggi è appunto Wall Street dai primi invasori olandesi e poi inglesi per tenere lontani gli indigeni e i nemici, le famiglie seppellivano i loro morti di notte, per evadere i regolamenti delle autorità ango-olandesi timorose di complotti e sedizioni. Quello che per due secoli, dal ”600 all´800, era stato un camposanto muto, cominciò a parlare, i morti a raccontare una storia che nessuno era mai riuscito a dipanare e che soltanto la nuovissima scienza della genetica sarebbe riuscita a capire e ad ascoltare.
Raccontavano, nei loro "alleli", nelle coppie di materiale genetico che racchiudono i caratteri fisici di ogni persona e portano le impronte della madre e del padre, la loro origine, il luogo dal quale erano stati rapiti e venduti, la musica, il colore e il linguaggio delle terre africane che li avevano generati. Da loro, dai quattrocento schiavi strappati al silenzio della storia, sarebbe partito quel progetto di ricostruzione delle radici etniche, delle "Roots", che fino ad allora soltanto l´immaginazione letteraria di Alex Haley aveva sfiorato, scatenando una corsa alla sorgente della propria identità che sta travolgendo celebrità, scrittori, cantanti, giornalisti, attori di colore, ansiosi di ricostruirsi un passato che non si fermi allo sbarco dei loro antenati dalle navi dei mercati di uomini. Il 73 per cento degli Americani si dichiarano interessatissimi a scoprire le proprie origini e a pagare per dare radici alla propria storia famigliare di migranti sradicati e ruzzolati fino alle coste del nuovo mondo.
Con 350 dollari, e un cotton fioc strofinato per molti minuti all´interno delle guance per raccogliere la saliva che contiene il dna, i cercatori che vogliono risalire alle sorgenti della storia familiare, come Livingstone e Stanley alle sorgenti del Nilo, ottengono la risposta dai laboratori e dalla università che hanno esaminato e classificato quei 400 corpi riesumati per caso a Broadway e li hanno confrontati con campioni ottenuti dall´Africa di oggi. John Simmons, saggista e giornalista economico del mensile Fortune ha scoperto di appartenere alle tribù della Sierra Leone, i Mende, Tenbe e Limba, mescolati fra di loro in secoli di matrimoni misti. Quincy Jones, il jazzista autore di alcuni magnifici pezzi e di memorabili colonne musicali e produttore di "Thriller" per Michael Jackson, è uno Zulu, una popolazione dell´interno del continente, relativamente rara fra i discendenti di schiavi che erano per lo più catturati fra le tribù delle coste occidentali, dove attraccavano le navi negriere.
Il trisnonnno di Whoopi Goldberg veniva dalla Guinea-Bissau, il regista Spike Lee da quello che oggi si chiama Camerun e anche la donna afro-americana più ricca degli Stati Uniti, la regina dei talk show pomeridiani, Oprah Winfrey ha le sue radici fra gli Zulu. In lista d´attesa per il viaggio verso la sorgenti della propria vita sono campioni di basket, come Magic Johnson e Charles Barkley, artisti come Harry Belafonte, comici come Eddie Murhy, mentre non sarà necessaria alcuna ricerca per Barack Hussein Obama, il senatore che concorre per la candidatura democratica alla Casa Bianca, figlio di un libero cittadino kenyota, Barack Obama senior e di una donna bianca del Kansas, Ann Dunham.
Ma l´ansia di ricostruire un passato che il ratto e la schiavizzazione tentarono scientemente di cancellare, per ridurre quegli uomini e quelle donne sopravvissuti alla traversata dell´Atlantico a semplici animali e attrezzi da lavoro senza un´anima, non si risolve facilmente. Il groviglio genetico creato dalle unione fra schiavi ed ex schiavi, le regolari violenze carnali del "Massa", del padrone, sulle femmine, i figli "illegittimi" avuti dalle schiave dai loro signori, come uno dei padri della patria, e di chissà quanti sanguemisti oltre a quello accertato, Thomas Jefferson, complicano enormemente la ricerca.
Il medico e genetista dell´Università di Chicago, Rick Kittles, che ebbe per primo l´idea di utilizzare i morti nel cimitero di Manhattan per costituire una prima banca dati, allargata oggi, grazie all´intervento di altre università del Sud dove gli schiavi erano più numerosi, e soprattutto della Howard University di Washington, a 25 mila campioni, avverte che la risalita contro la corrente del tempo attraverso gli "alleli" nelle X e Y dei cromosomi, può portare a una indicazione, più spesso che a un´identificazione etnica precisa. Le stesse tribù di provenienza non hanno mantenuto caratteristiche genetiche immutate e precise, attraverso i quattro secoli trascorsi da quando le prime ondate di schiavi cominciarono a essere venduti all´asta sui mercati principali di Cartagena e di New Orleans, per essere sparse nei Caraibi, in America Latina e nelle piantagioni del Nord.
Ma anche se la risalita alla sorgente di loro stessi è sovente più un cartello segnaletico che un certificato di nascita, quel 73% di persone che sognano di compiere il viaggio e sono pronte a pagare centinaia di dollari ai siti che pullulano offrendolo, non sono soltanto il segno di una cicatrice indelebile lasciata da chi volle cancellare il passato degli schiavi e quindi la loro umanità. E´ la riedizione contemporanea di quel movimento di "ritorno all´Africa" che negli anni ”20 agitò l´America nera sotto la guida di Marcus Garvey e che ora rinasce, grazie a un cimitero che stava per essere sepolto sotto tonnellate di cemento, attraverso le rotte della genetica, senza muoversi da casa.