Libero 19/05/2007, pagg.8-9 Barbara Romano, 19 maggio 2007
«Silvio è la mia famiglia In dodici anni mai un litigio». Libero 19 maggio 2007. Ma voi lo sapevate che l’ombra di Silvio Berlusconi è di sinistra? «Nato e cresciuto a sinistra, orgogliosamente socialista»
«Silvio è la mia famiglia In dodici anni mai un litigio». Libero 19 maggio 2007. Ma voi lo sapevate che l’ombra di Silvio Berlusconi è di sinistra? «Nato e cresciuto a sinistra, orgogliosamente socialista». Tale si professa Paolo Bonaiuti, portavoce del leader della Cdl. Il politico capace di ingoiare più noccioline al minuto di tutto l’arco parlamentare. I commessi della Buvette sono disperati. Chiunque di loro provi a sfilargliele dal bancone lui lo picchia sulla mano. Ma Bonaiuti è anche l’ultimo dei gentlemen in circolazione. Uno che si genuflette, con tanto di baciamano, cospargendosi il capo di cenere per un minuto uno di ritardo. Sempre pronto a mettere mano al portafogli, per la gioia degli onorevoli scrocconi, che colgono la palla al balzo ogni volta che lui è alla cassa: «Paolo, aggiungi un caffè?». E lui paga. Chiedetegli tutto, ma non quanti anni ha. Come fa ad essere l’ombra di un uomo alto la metà? «L’altezza non è rilevante. Non è un rapporto di lavoro quello tra me e Berlusconi, ma di affetto. Io non ho più mio padre, né mia madre. Per me lui è un fratello maggiore. Io gli voglio bene. Se mi arrabbio, lo faccio con affetto, il nostro è un rapporto tra due familiari, di stima e di fiducia. E poi chiariamo una cosa». Chiariamola. «Il portavoce ha una propria personalità e un proprio ruolo nel partito, è uno che si muove all’unisono con il presidente, ma in parallelo, non è semplicemente un megafono». Le capita spesso di arrabbiarsi col Cavaliere? «Lui è una persona che si fa convessa quando tu ti fai concavo e si fa concavo quando tu ti fai convesso. Impossibile litigare con Berlusconi». Forse per lei, che dicono abbia la pazienza di Giobbe. «Sono paziente, è vero». La peggiore sfuriata di Berlusconi? «Berlusconi non le fa le sfuriate». No? E quella volta che disse: «Oggi ho chiesto a Paolo di portarmi solo belle notizie e lui non mi ha portato niente»? «Non lo disse mica a me, ma alla signora Thatcher, che gli consigliò: "Faccia come me, non li legga i giornali, preghi il suo portavoce di non portarglieli più, tanto scrivono solo cattiverie. Casomai, si faccia portare quell’articolo buono che esce ogni tanto". E lui rispose così per sottolineare quanto certi quotidiani siano ingiusti nei suoi confronti». Berlusconi la chiama ancora "mia suocera"? «Talvolta». Era difficile fare da parafulmine negli anni di governo? «Se devo farmi un rimprovero è che in quegli anni noi siamo stati molto istituzionali. Forse, e me ne prendo la colpa, a volte anche ingessati. La sinistra è più spregiudicata». Cosa consiglia al governo Prodi? «Consiglierei più spigliatezza, perché le notizie, anche se non le dai, escono lo stesso. Per il resto, lasciamo andare Prodi in tv, perché ci porta solo voti». Non soffre l’astinenza da governo? «Affatto». Pare che lei tenga a stecchetto i suoi collaboratori. Dicono che la sua frase fissa sia: «Con tutto quello che vi pago!». «Certo, tutti i direttori lo devono dire. Aumenta la produttività. Le racconto un episodio. Quando andai dal mio primo direttore al Giorno di Milano, il duro e bravissimo Rozzoni, per fargli vedere quanto fosse basso il mio stipendio, lui guardò la busta paga e mi gelò: "Non credevo di pagarla così tanto...". Però sei mesi dopo, zitto zitto, mi raddoppiò il salario». Lei è famoso per le sue smentite. «Non sono smentite, io cerco di ribattere i punti esatti, mettendone in luce altri». Vero che una volta ha smentito persino il Financial Times che aveva titolato "Berlusconi raggiunge nuove altezze" ironizzando su un cuscino che lui utilizzò a Bruxelles? «Se il cuscino lo usa una volta lo deve usare sempre, perciò è evidente che avevo ragione io». Quindi è vero che vuole avere sempre ragione. «No, ma Berlusconi non l’ha mai più usato il cuscino». Dicono anche che lei sia permaloso. «Ragazzi, vi sembro permaloso?», chiede ai suoi assistenti che prontamente fanno no. Pignolo, però, sì. «Ma va’». Le capita spesso di perdere la pazienza? «A volte può capitare». Pare che si capisca quand’è di buon umore perché va in ufficio canticchiando Battisti. «Io canto sempre Battisti, ma mi piace anche Mina». Attacca a cantare: «Sei peggio di un bambino capriccioso/ la vuoi sempre vinta tu/ sei l’uomo più egoista e prepotente...». Cantanti stranieri? «Bruce Springsteen. Tutto il rock mi fa impazzire, ma Bruce is "The Boss"». Come ingannava il tempo quando c’era Consiglio dei ministri? «Entravo e uscivo». Vero che faceva a gara di poesie con Pisanu? «A volte, sì lui è più forte su Pascoli e Carducci, mentre io su Foscolo e Dante». Una volta ha persino sciolto un’ode al pollo. «Già. Quand’ero bambino, la domenica il piatto principale a Firenze era il pollo arrosto con le patatine. Oggi fanno solo le cosce, il petto, non lo trovi quasi più il pollo intero». E quindi come fa? «Me lo faccio venire da Greve in Chianti, dalla macelleria Falorni». Ma se è una così buona forchetta, come ha fatto a perdere dieci chili? «Non supero le 1.200 calorie al giorno». Vero che va sempre in giro col foglietto delle calorie? «Adesso le so a memoria. E ho eliminato vino e liquori. Oddio, il vino...». Quale preferisce? «Preferivo! Il Chianti, quello classico, non il Super Tuscany che va di moda». Nonostante la dieta, ci va ancora dal "Mastino" a Fregene a mangiare il pesce? «Sì, perché "Mastino" è un amico. Prima si mangia e poi c’è la partita a scopa. Ho sempre amato i giochi da osteria: scopa, tressette e da ragazzo giocavo alla briscola "chiamata"». Chi le ha insegnato a giocare? «Nonna Armida. Ho imparato tutto da lei e dalle mie zie, Tecla e Alda, con cui ho trascorso l’infanzia. Ero figlio unico, sono stato allevato dalle donne». Raccontano di lei che era "un bimbo tutto babbo e mamma". Chissà quant’era viziato... «Altro che viziato. Ho avuto un’educazione severa, io. Se mangiavo con i gomiti larghi subito arrivava la sberla e a letto senza cena. Da bambino mi hanno insegnato l’inglese come si faceva nelle famiglie fiorentine. C’era una signorina zitella angloitaliana, molto dolce, Miss Luigina». Cosa ricorda di lei? «Degli stupendi abbecedari su cui c’erano le oche tutte gialline, i tacchini, le galline con accanto il nome in inglese. Ma Miss Gigina mi ha insegnato anche l’"understatement", cioè a prendere le cose con calma, senza esultare mai troppo. Poi, ogni estate, con altri ragazzi di Firenze, andavamo tre mesi con lei a perfezionarci in Inghilterra, nella casa di un capitano della Raf». Cosa sognava di fare da piccolo? «Il giornalista». Era un secchione? «No, mi piaceva l’italiano. In quinta elementare vinsi un concorso nazionale per il più bel tema sullo "Sviluppo e il rilancio economico dell’Italia"». Un enfant prodige! «Macché prodige. Ero grande amico del giornalaio di Porta al Prato che mi iniziò al Corriere della Sera». Quindi, deve al suo giornalaio la sua vocazione giornalistica. «Lui cercava solo di vendere più giornali. La mia passione la devo a mio nonno materno Augusto, che era un grandissimo lettore di giornali e un vero socialista». Qual è il fatto di cronaca che le è rimasto più impresso quando faceva il giornalista? «L’elezione di Giovanni Paolo II. Quando sentimmo il nome, "Carolum Wojtyla", una monachella cominciò a gridare pazza di gioia: "Papa polacco!". Ricordo anche quando, in Piazza San Pietro, lui ruppe il cerimoniale e andò con il crocefisso verso un gruppo di polacchi che lo acclamavano sotto le bandiere bianche e rosse. E io scrissi che avremmo avuto un Papa "Iagellone" (come i re combattenti polacchi). Un Papa che avrebbe combattuto il comunismo». Com’è che conosce così bene la Polonia? «Sono stato a lungo lì, perché sono stato per qualche anno fidanzato con una polacca. Allora parlavo anche un po’ il polacco». Lei ha fama di stakanovista. «Stakanovista, mai. Stakanov era uno della Russia comunista, e io non sono mai stato comunista. Vengo da una famiglia con un nonno carabiniere, un padre ispettore generale di una delle più grandi banche del Paese, e un altro nonno amministratore del manicomio di Firenze. Altro uomo tutto d’un pezzo, con una vena di follia perché aveva frequentato i matti tutta una vita. Aveva una passione per loro, diceva che i matti sono buoni e dicono sempre la verità. Aveva ragione». E allora perché quando si è rotto la spalla sinistra e il polso destro sulla Nave Azzurra, nel 2000, è rimasto a bordo? «Non c’ho pensato neanche a tornare a casa. Ne parlai con Berlusconi e lui mi chiese: "Ce la fai a lavarti?". "No, cavolo", dissi io. Così, lui mi trovò il signor Pinino che mi dette una mano. E poi c’era il maggiordomo Parodi che mi faceva la barba e ho continuato a lavorare nonostante ci fosse mare forza dieci. Ma mica per questo sono uno stakanovista». Socialista, però, sì. «Sempre. Orgogliosamente socialista, come il nonno. Io sono nato e cresciuto a sinistra». E come ha fatto a conquistare Berlusconi? «Tutti i veri socialisti hanno votato Berlusconi». Quand’è stata la prima volta che ha visto il Cavaliere? «L’ho incontrato a Palazzo Chigi nel ’94, dopo un "uno contro tutti" in tv in cui io l’avevo intervistato per il Messaggero. Al termine del programma lui mi disse: mi venga a trovare. Io andai. Avemmo pochissimi minuti, perché stava per ricevere il primo ministro danese. Lui mi disse: "Scusi, sa...". Allora mi dava del lei». La prima cosa che ha pensato di lui? «Simpatico». Scommettiamo che è stato il suo testimone di nozze? «L’avevo invitato, ma non ci speravo. Arrivò invece, anche se in ritardo. Io e mia moglie eravamo già all’altare da mezz’ora, quando a un certo punto mi sento bussare sulla spalla: "Paolo sono io, sono arrivato". Era proprio Berlusconi». Di quale leader del centrosinistra farebbe il portavoce? «Portavoce, solo di Berlusconi. Ma tra i leader del centrosinistra ce n’è uno che mi piace moltissimo: Tony Blair». E quando Berlusconi passerà il testimone, lei che farà? «Ne riparliamo tra vent’anni». Barbara Romano