Luigi Grassia, La Stampa 26/5/2007, 26 maggio 2007
LUIGI GRASSIA
TORINO
Se in banca è sempre più difficile farsi accettare gli assegni il motivo c’è: l’Italia è investita da una valanga di «chèque» scoperti. Secondo il supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, che lancia l’allarme, nella seconda metà del 2006 il numero di assegni a vuoto ha subìto un incremento del 16,6% rispetto al corrispondente periodo del 2005, raggiungendo il valore di ben 365 milioni di euro. Impressionante anche l’importo medio: 3.299 euro per assegno, mica noccioline.
Al di là dell’entità del fenomeno, come si spiega un così forte incremento? Se non si ipotizza un improvviso e immotivato aumento della propensione degli italiani a delinquere, il ricorso crescente ad assegni scoperti può essere indice di malessere economico: le famiglie italiane ricorrono sempre più spesso a questo espediente perché sono sempre più in difficoltà.
Il confronto fra macro-zone del Paese vede il Sud in testa alla classifica degli assegni scoperti: fra il luglio e il dicembre 2006 nel Mezzogiorno sono stati 65.318 (+14,4%) e il loro ammontare ha toccato i 197,2 milioni di euro. Al Centro invece si è registrato l’aumento numerico più forte: il valore complessivo è stato di 77,8 milioni, con un balzo del 27,75%.
Il Nord Est, zona relativamente tranquilla per quanto riguarda gli assegni scoperti (solo 7.972 per un valore complessivo di 31 milioni) ha però un suo record negativo nazionale, quello dell’importo medio: 4.053 euro, contro i 3.588 del Nord Ovest, i 3.552 del Centro e i 3.074 del Sud e delle Isole. Solo al Nord Ovest il fenomeno degli assegni scoperti appare in lieve calo: da 17.968 per un valore di 59,1 milioni nel secondo semestre 2005 si è scesi a 17.254 per 58,1 milioni nel corrispondente periodo dello scorso anno. Sempre troppi.