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 2007  maggio 26 Sabato calendario

E’ appena finita la seconda serie di «Provaci ancora Prof. 2», in attesa della terza: Veronica Pivetti, il suo è un personaggio che le si addice molto? «Moltissimo

E’ appena finita la seconda serie di «Provaci ancora Prof. 2», in attesa della terza: Veronica Pivetti, il suo è un personaggio che le si addice molto? «Moltissimo. Anche perché nasce dai romanzi di Margherita Oggero ed è lei che ha detto che sono la persona giusta per interpretare Camilla Baudino. E’ una donna ironica con un sacco di fragilità e poi è curiosa e un po’ impicciona». Quanto ci si identifica con i propri personaggi? «Quando ho interpretato Camilla la seconda volta, è stato come ritrovare un’amica. E’ cresciuta dentro di me. Nella seconda serie, poi, era anche un po’ in crisi e il pubblico si identifica». La tv, quindi, può essere gratificante anche al di là della popolarità? «A volte la popolarità arriva e altre volte no. In realtà a essere decisivi sono i ruoli». Come lavora un attore alla Rai? «Io ho lavorato benissimo». E il cinema? «Me lo dica lei! Ho fatto dei film, ma poi si è tutto interrotto. Ora faccio radio, doppiaggio, teatro». Perché doppiaggio? «Ho cominciato a sei anni. Mio papà faceva il regista e mia madre l’attrice. Ho cominciato con dei telefilm, con una storia western». E la radio? «Mi piace da pazzi la conduzione. Sono una chiacchierona e ho fatto ”Veronica in” su Radio2 per nove mesi dalle 10 alle 11,30 ogni mattina. Ho fatto anche una trasmissione di chiacchiere notturne, ”Mille e una notte”». Lei è sempre così entusiasta? «Mi piace vivere anche nei momenti bui, come quelli della malattia. Mi sono ammalata qualche anno fa ed è stato difficile. Adesso sono una persona che sa affrontare i momenti duri. Sono cresciuta, ma non invecchio. Forse fisicamente ma non psichicamente: ho sempre sei anni». Come sono i rapporti con Irene, sua sorella? «Siamo diverse, siamo sempre più amiche, però. C’erano anni in cui eravamo meno amiche, adesso ci siamo riavvicinate. La pensiamo diversamente su tante cose, ma c’è un grande amore fraterno». In che cosa siete diverse? «Nel modo di vedere la vita, forse». E i suoi genitori? «Mi hanno dato sicurezza: mi hanno educato secondo i loro criteri, ma poi ho capito che volevo altre cose. Devo loro il fatto che mi hanno sempre valorizzata». Come definirebbe la sua vita? «Normalissima e semplice. Sono separata, non ho avuto figli. Però, forse, adesso mi piacerebbe essere madre. Ma non sto con nessuno. I miei genitori hanno una visione della vita assolutista. Sono un po’ rigidi. Anch’io ero così, poi sono cambiata. Ora non cerco più l’approvazione dei miei genitori. Questa operazione di maturazione e indipendenza, forse, l’ho fatta tardi». E come attrice? «Non so se sono un’attrice, in realtà. Penso che sia un mestiere da privilegiati, se ci riesci. Ti dà la possibilità di comunicare e arrivare alle persone. Mi fa un po’ effetto attribuire questo ruolo a me. Certo, mi sono vista in onda, ma penso di essere una persona che comunica». E’ una donna indipendente? «Moltissimo. La libertà è tutto. Lavoro moltissimo su me stessa per essere libera e so che è la chiave di tutto». Che cosa vuol dire essere libera? «Vuol dire respirare e non essere più piccoli, anche se si resta infantili. E’ una conquista delle persone adulte». Quanto conta l’indipendenza economica? «E’ più importante l’indipendenza mentale. Il dramma è essere dipendenti senza saperlo». Che cosa pensa del dibattito di questo periodo sulla famiglia? «La famiglia può essere un grande valore, ma bisogna lavorarci. Altrimenti è un luogo che può essere mostruoso, per i soprusi mentali e per la coercizione che esercita. Non so se i genitori se ne rendono conto, ma hanno un potere assoluto sui figli». E la società? Come la vede? «Ho una grandissima sfiducia negli uomini. I maschi fanno poca fatica per emanciparsi. Una persona immatura e poco emancipata non è affascinante. Penso che ci sia un riflusso un po’ ottuso: c’è il terrore di nuove unioni o forme di famiglia. Non riesco a capire perché i Dico e i Pacs sono un problema. Vediamo programmi che contrappongono la famiglia tradizionale agli altri tipi di famiglia e si parla di omosessualità come se fosse un caso. Non capisco come si possa avere una mentalità del genere». In pratica? «Non mi sembra una vittoria della famiglia che i ragazzi non se ne vadano prima dei trentacinque anni da casa: forse i genitori hanno sbagliato qualcosa». Forse lei è un po’ delusa dal fallimento del suo matrimonio? «Sono delusa di aver seguito un percorso più culturale che personale. Sono incavolata nera». Si sposerà una seconda volta? «Se trovo l’uomo giusto, non vedo l’ora».