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 2007  maggio 26 Sabato calendario

CARLO BONINI

ROMA - Buona notte. Le 39 pagine del Riesame raccontano un naufragio della logica e della ragionevolezza, prima ancora che dei princìpi del diritto. Mettono in mora la Procura della repubblica di Tivoli (pm Marco Mansi) e il suo ufficio gip (Elvira Tamburelli).
La magistratura ha lavorato su materia delicata e deperibile (le testimonianze dei bimbi, i loro ricordi, i loro traumi) con grossolana approssimazione e fragilissima professionalità. Ha ritenuto autosufficienti le parole dei bambini e dei loro genitori, dimenticando (e dunque violando) il principio secondo il quale la parola di chi accusa obbliga a una verifica rigorosa della sua fondatezza («Nessuna suggestione è ammessa. Neppure nella fase cautelare»). Ha dissimulato l´assenza di riscontri alle parole dei bambini, trasformando circostanze processualmente "neutre" (testimonianze, descrizioni di luoghi altrimenti noti, certificati medici non concludenti) in fonti di prova, tralasciando paradossalmente di far fiorire l´unico indizio di una qualche solidità (le tracce di psicofarmaci nei capelli di due bambine). Ha capovolto con logica diabolica «prove a discarico» (assenza di materiale pedopornografico, assenza di conversazioni telefoniche tra gli indagati) in indizi di colpevolezza, immaginando gli indagati intenti a precostituire alibi a futura memoria. Ha assunto, senza alcun esercizio di ragionevole critica, i video domestici girati dai genitori, dove è «evidente una forte e tenace pressione, un´opera di induzione e suggerimento». Ha scommesso sulla scientificità di una perizia di parte (quella della psichiatra Marcella Fraschetti Battisti, consulente del pm) che merita soltanto il cestino. Che non è degna neppure di «concorrere alla formazione della provvista giudiziaria». Perché - ecco la censura che forse neppure le difese immaginavano di incassare - ha violato non solo le normali regole di condotta di un esame ai fini giudiziari (quelle che impongono la videoregistrazione dell´esame dei minori), ma gli stessi protocolli della cosiddetta "Carta di Noto". La Carta impone l´obbligo al consulente psichiatra di «rappresentare a chi gli conferisce l´incarico che le attuali conoscenze in materia non consentono di individuare dei nessi di compatibilità o incompatibilità tra sintomi di disagio e supposti eventi traumatici». La Carta prescrive che «l´esperto, anche se non richiesto, non deve esprimere né pareri, né formulare alcuna conclusione, perché i sintomi di disagio che il minore manifesta non possono essere considerati di per sé come indicatori di abuso sessuale, potendo derivare da conflittualità familiare o da altre cause». La dottoressa Marcella Fraschetti Battisti (80 mila euro di parcella) ha fatto esattamente il contrario. Ha istituito un nesso tra disagio e abuso. Peggio, si è trasformata in ufficiale di polizia giudiziaria perlustrando i luoghi dei presunti abusi per poter cercare chiavi interpretative nei racconti di bambini che ancora non aveva ascoltato.
I bambini di Rignano - conviene il tribunale - stavano male quando questa inchiesta è iniziata e stanno male oggi. Ma chi avrebbe dovuto dare una risposta al perché del loro disagio ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare. L´istruttoria è morta. Né, verosimilmente, la restituirà a nuova vita l´incidente probatorio fissato per il prossimo 31 maggio a Tivoli. Quando un gip e un pm disporranno che si torni ossessivamente a bussare alla porta dei ricordi dei bambini, immaginando che le loro parole possano colmare lo spaventoso vuoto di prove in cui questa inchiesta si è spenta.