Ugo Tramballi, Sole 24 Ore 19/5/2007, 19 maggio 2007
Ugo Tramballi MAR MORTO (GIORDANIA). Dal nostro inviato «Non pretendiamo di offrire soluzioni politiche, ma se solo continuiamo a fare business fra noi forse spingeremo i politici a trovarne»
Ugo Tramballi MAR MORTO (GIORDANIA). Dal nostro inviato «Non pretendiamo di offrire soluzioni politiche, ma se solo continuiamo a fare business fra noi forse spingeremo i politici a trovarne». Saggezza imprenditoriale: nel mezzo di una delle più confuse battaglie fra i due popoli, 40 imprenditori israeliani e palestinesi decidono di far nascere un «consiglio economico» comune. Sparare in fondo non esaurisce l’attività umana. Ma c’è un contrasto troppo radicale fra il caos di Gaza e la calma del panorama biblico della riva giordana del Mar Morto, dove il World Economic Forum organizza il suo vertice mediorientale. Laggiù sono in corso due guerre parallele che s’intersecano come fossero una sola: una fra palestinesi e una fra palestinesi e israeliani. Quaggiù, 400 metri sotto il livello del mare, i 40 Ceo di imprese israeliane e palestinesi si incontrano per fondare il loro Business Council. Dov’è il mondo reale? «Qui e là», spiega Walid al-Najjab, ex responsabile di Coca-Cola in Cisgiordania e ora titolare di una compagnia di consulenza. il co-presidente palestinese di questa organizzazione economica; quello israeliano è Amos Shapira, ex Ceo di El Al e ora di Cellcom Israel. «Le incursioni israeliane e i missili palestinesi non ci aiutano», continua Walid. «Ma ci sono. Noi vogliamo affermare che anche di questi tempi esiste un panorama economico diverso da quello bellico». Quella israeliana è un’economia da 125 miliardi di dollari; nei momenti migliori del processo di pace, la palestinese arrivava a 4,5: oggi sarà meno della metà. «Noi e loro non abbiamo mai smesso di fare affari, anche se a livello individuale», dice Walid al-Najjab. I Territori palestinesi importano in Israele per 3 miliardi di dollari ed esportano sì e no per 300 milioni. «Quello che vogliamo fare con il Council è creare una regola, una struttura, una specie di organizzazione transfrontaliera». Protetti dal campo neutro del World Economic Forum, imprenditori israeliani e palestinesi si vedranno ogni sei mesi «per promuovere un’agenda di ragione e di dialogo». Ieri sul Mar Morto, al primo incontro del Council, quelli che i fondamentalisti dei due campi definirebbero congiurati, hanno mandato ai due Governi un messaggio sull’urgenza della pace. Un gesto piuttosto banale per un atto di fondazione. «Non è vero, noi imprenditori parliamo la stessa lingua e questa lingua di solito viene intesa anche dai politici», spiega il palestinese al-Najjab. «Non vediamo ragioni per esitare», aggiunge l’israeliano Shapira. «Conosciamo il passato ma siamo interessati al futuro. La comunità del business può indicare una certa direzione e alcune soluzioni pratiche». Ma come si fa a superare l’ostacolo: a fingere di non sapere che in ogni israeliano vive il dubbio che gli altri non vogliano ammettere l’esistenza d’Israele e in ogni palestinese il sospetto che gli israeliani non vogliano alle frontiere una Palestina indipendente? «Quando parlo con Amos parlo con un uomo d’affari e basta», chiarisce Walid. «E il reciproco riconoscimento dei due Stati è comunque la condizione evidente per appartenere al nostro Business Council». www.weforum.org/en/ events/WorldEconomicForum ontheMiddleEast2007/index.htm Il sito del vertice mediorientale del World Economic Forum