Adriana Cerretelli, Sole 24 Ore 19/5/2007, 19 maggio 2007
Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Gelo tra Europa e Russia, gelo questa volta sbattuto in faccia senza ritegno alle rispettive opinioni pubbliche
Adriana Cerretelli BRUXELLES. Dal nostro inviato Gelo tra Europa e Russia, gelo questa volta sbattuto in faccia senza ritegno alle rispettive opinioni pubbliche. Che, partito male, il vertice di Samara potesse anche finire peggio, lo si sapeva: nessuno del resto si attendeva il benché minimo progresso sulla sua ragion d’essere e cioè l’avvio dei negoziati per un grande accordo di partnership strategica tra Mosca e Bruxelles. Non si sapeva invece che la tensione tra il presidente Vladimir Putin da una parte, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente della Commissione Ue José Barroso dall’altra potesse esplodere pubblicamente in modo tanto incontenibile e tagliente su democrazia, diritti umani e Europa allargata. «Voglio dirlo chiaro: sono preoccupata per il fatto che alcuni che volevano venire qui a Samara abbiano avuto problemi ma spero avranno modo di esprimere le loro opinioni. Posso capire se si arresta gente che lancia sassi o minaccia la sicurezza dello Stato. diverso se si ferma chi vuole partecipare a una manifestazione», ha dichiarato la Merkel in conferenza stampa riferendosi al gruppo di oppositori bloccati all’aeroporto di Mosca, insieme all’ex-campione mondiale di scacchi Garry Kasparov, uno dei loro leader, per impedire loro di partecipare a una manifestazione a Samara. «Non abbiamo niente da temere da gruppi marginali che comunque come tutti sono tenuti a rispettare le leggi. In ogni caso in tutti i Paesi le forze di polizia prendono misure preventive, anche se non sempre giustificate? Non è successo di recente anche ad Amburgo dove sono state arrestate ben 140 persone? E poi che cosa è la vera democrazia? Dipende se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto», ha replicato Putin, rigido e furente. Poi l’affondo, la denuncia dei «diritti delle minoranze violati in Estonia, un fatto inammissibile e indecente per l’Europa. Tanto più che in Estonia i manifestanti non si disperdono ma si uccidono». In un’atmosfera incandescente, le facce tirate, nessuno che guardava nessuno negli occhi, è intervenuto Barroso per mettere alcuni puntini sulle "i": «Dobbiamo sempre esprimere preoccupazione dovunque siano violati i nostri diritti e valori ma soprattutto in Europa, e la Russia è Europa». Poi ha spiegato che &la difficoltà di un Paese è la difficoltà di tutta l’Unione europea». Quindi «se vogliamo avere fra noi una stretta cooperazione è molto importante capire che l’Unione europea è fondata sul principio della solidarietà». Chiaro il riferimento alla Polonia che, colpita dall’ottobre 2005 dall’embargo russo sull’export di carne e ortaggi, ha messo il veto all’avvio dei negoziati Ue-Russia. Come la Lituania che dal luglio scorso, da quando ha venduto a una società polacca invece che russa la sua unica raffineria, non riceve più petrolio da Mosca. «Il blocco della carne polacca è ingiustificato», ha ribadito Barroso. Non l’avesse mai detto. Punto sul vivo, incapace di accettare l’idea che alcuni Paesi ex-satelliti di Mosca siano oggi in grado di fare il bello e in cattivo tempo non solo in Europa ma, sia pure indirettamente, anche in Russia, Putin ha replicato intingendo le parole nel veleno, sapendo che l’unità dentro l’Europa tiene sì ma molto, molto a fatica. Ha chiosato dunque sull’«egoismo economico di alcuni che non sempre corrisponde agli interessi di tutta l’Europa», ha parlato delle «maggiori difficoltà a trovare soluzioni con l’Unione allargata». E ha concluso: «Conosco la posizione europea sulla necessità di essere solidali ma io chiedo ai colleghi senza offesa: davvero non c’è nessun limite a questa solidarietà?». Non ci fossero la carne polacca, il petrolio alla Lituania, la rimozione del monumento ai caduti sovietici in Estonia, ci sarebbero lo scudo anti-missile e il Kosovo, la guerra dei gasdotti in Asia centrale, la sicurezza delle forniture energetiche a tener alta la tensione tra Europa e Russia. Che però sono anche fortissimamente interdipendenti. Per questo ieri dopo essersele cantate molto chiare, tanto la Merkel quanto Putin hanno ammesso che la partnership strategica è per entrambi una strada senza alternative. Samara, insomma, è solo un incidente di percorso.