Varie, 26 maggio 2007
BRUSEGHIN
BRUSEGHIN Marzio Conegliano (Treviso) 15 giugno 1974. Ciclista. Terzo al Giro d’Italia del 2008, quando vinse la cronometro di Urbino . Nel 2006 campione d’Italia a cronometro. Nel 2007 vincitore della tappa di Oropa (cronoscalata) al Giro • «A pensarci bene: uno che ha 17 asini, anche se non li tiene a casa ma in una stalla, normale-normale non è. A pensarci bene: uno che la mattina si sveglia alle quattro e mezzo, prima salta la colazione e poi salta in macchina, che non è una macchina ma un furgoncino e comunque è la sua unica macchina e dunque il suo unico furgoncino, s’infila in un bosco e infine spara alle beccacce più per avvertirle che non per inguaiarle, più per scacciarle che non per cacciarle, normale-normale non è. A pensarci bene: uno che si perde sulle montagne per trasformare la solitudine in compagnia, normale-normale non è. A pensarci bene: normale- normale non è neanche come corridore. Perché è uno che preferisce i sentimenti al cardiofrequenzimetro, e gli usignoli alla radiolina, e il Prosecco alle maltodestrine, e cinque salite a una salita ripetuta cinque volte, e il destino ai record, e la coscienza personale al codice etico. Eppure la forza di Marzio Bruseghin sta proprio nella normalità. Altrimenti non ti spiegheresti come mai il suo cognome – al di là della sua musicalità da rumba, della sua fragranza da focaccia – sia ormai invocato dal popolo del ciclismo almeno come quello di chi ha conquistato grandi giri o grandi classiche. La forza della normalità: parlare in dialetto, guardare negli occhi, dire ciao grazie prego scusa, privilegiare una passeggiata sul Cesen a una settimana alle Maldive, offrire un’ombra di vino o un raggio di luna, non fare differenze, pensare che il bello della vita sia nascere gregari – a due o a quattro zampe – sapendo che incombe sempre il rischio di travestirsi da campioni, o tradurre i ragli in nitriti, anche se (meglio se) per un solo giorno. Non è facile capire quale sia il traguardo verso cui pedala Bruseghin, anche quando è giù dalla bici. Di certo, non compare sul calendario del ProTour. Invece ha l’aria di essere, allo stesso tempo, più terra-terra e più cosmico» (Marco Pastonesi, ”La Gazzetta dello Sport” 26/5/2007).