Sergio Bocconi, Corriere della Sera 26/5/2007, 26 maggio 2007
MILANO
Detta così, sembra una notizia bomba, in questi giorni in cui si parla tanto di Unicredito- Capitalia e dell’autonomia di Mediobanca e Generali. Appunto: Piazzetta Cuccia ha dichiarato di detenere il 15,87% del Leone, rispetto al 14,2% finora dichiarato come partecipazione. Il balzo è però in realtà una rettifica che l’istituto milanese ha fatto dopo una verifica della Consob. Ma che in realtà non cambia la presa su Leone, perché su quell’1,58% in più la banca non ha i diritti di voto, che spettano invece al Montepaschi di Siena.
Può sembrare un giallo o un pasticcio, in realtà la fotografia delle quote è ora più chiara. E di questi tempi non è poco. Bisogna risalire al 18 dicembre quando Mediobanca comunica alla Consob l’acquisto a termine con scadenza nel 2010 dell’1,58% di Generali da Mps, senza però far rientrare il pacchetto nella partecipazione detenuta a quel momento nella compagnia (14,12%). L’istituto definisce infatti l’operazione di mercato: «La partecipazione acquisita verrà gestita in un’ottica di valorizzazione, utilizzando gli strumenti diretti e derivati più opportuni». Viene spiegato inoltre che Siena manterrà i diritti di voto.
Nei mesi successivi si vede in effetti che Mediobanca «mobilita» parecchio quel pacchetto, realizzando operazioni con strumenti derivati nella prospettiva appunto di far «fruttare» quelle azioni. E in occasione dell’assemblea delle Generali il 28 aprile con circa il 14% (compresa la quota in Compass). Ieri però il Montepaschi dichiara alla Consob di essere salito il 18 maggio oltre la soglia del 2% di Generali, con un aumento dunque della stessa quota ceduta a Piazzetta Cuccia. La Consob chiede spiegazioni e la questione non è così complicata: in dicembre il contratto non è stato formalmente di acquisto a termine bensì con esecuzione differita, sempre al 2010. Ciò significa che chi cede mantiene il voto ma non la proprietà (e viceversa). Ecco dunque che la verifica della Commissione guidata da Lamberto Cardia porta Mediobanca a rettificare, indicando tutto il possesso e aumentando di conseguenza la partecipazione. Mps, per contro, ha dovuto segnalare il superamento della soglia perché può votare per oltre il 2%.
Ma Mediobanca può detenere oltre il 15% delle Generali? Sì, perché la normativa sulle partecipazioni non fa più riferimento a soglie percentuali bensì prescrive che un istituto di credito non possa investire in una partecipazione non bancaria oltre il 40% del patrimonio di vigilanza.
Nessun «terremoto» dunque che in apparenza possa alimentare nuovi timori sugli equilibri finanziari. Ieri il presidente del patto di sindacato di Mediobanca, Piergaetano Marchetti, ha risposto così a chi lo ha interpellato sulle preoccupazioni relative all’indipendenza di Piazzetta Cuccia e Generali dopo Unicredit-Capitalia: «Allo stato non mi sembra. Vedremo come si assesta la situazione».
La comunicazione del Mps ha infine riportato di attualità il patto di consultazione sull’8% circa delle Generali che dal 2003 è stato tacitamente rinnovato ogni sei mesi da Unicredito, Capitalia e Mps. L’accordo, dopo gli impegni (in parte già attuati) da parte di Unicredit e Capitalia di anticipare i tempi stessi dei bond convertibili emessi per uscire dal capitale delle Generali, sembra proprio destinato a allo scioglimento. Lo si vedrà comunque entro breve, visto che l’intesa è stata rinnovata l’ultima volta fino a settembre di quest’anno. Ciò significa che per le disdette c’è tempo fino a giugno. Sarà certo un passo di valore simbolico, come del resto è stato in questi anni più che altro di simbolico presidio lo stesso accordo parasociale.