Ennio Caretto, Corriere della Sera 26/5/2007, 26 maggio 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK – Dominatrice e vittima, complicata e disposta al compromesso, brillante e paranoica, bugiarda e ambiziosissima. Sono soltanto alcuni degli aggettivi usati per descrivere Hillary Clinton in due nuove biografie sull’ex first lady che ribaltano l’immagine agiografica e solenne della candidata alla nomination democratica per le presidenziali del 2008, accuratamente costruita dalla sua oleatissima macchina elettorale.
Non si tratta dei soliti «instant book» tutto fango e gossip ma di opere serie e documentatissime, firmate da tre dei reporter investigativi più celebrati d’America. La prima è «A Woman in Charge: The life of Hillary Rodham Clinton», di Carl Bernstein, il giornalista che insieme a Bob Woodward portò alla luce lo scandalo Watergate nel 1972. La seconda: «Her Way: The Hopes and Ambitions of Hillary Rodham Clinton», di Jeff Gerth e Don Van Natta Jr., stellari firme del New York Times, entrambi vincitori del prestigioso Premio Pulitzer.
La più devastante delle due biografie ”di cui il Washington Post ha pubblicato ieri un’ampia anteprima – è forse quella di Bernstein, che ha lavorato ben otto anni per ricostruire in ben 640 pagine la vita di Hillary, attraverso la testimonianza di centinaia tra amici e collaboratori. Si scopre così che la giovane Hillary Rodham decise di trasferirsi in Arkansas, e di sposare l’allora fidanzato Bill, dopo esser stata respinta all’esame di stato da procuratore a Washington. «Quella bocciatura fu un enorme smacco per il suo ego – teorizza Bernstein ”. Hillary nascose il cocente segreto ai suoi migliori amici per ben 30 anni. Una volta in Arkansas rifece il test e fu promossa».
Ma la sua vita a Little Rock fu tutt’altro che felice.
Nel 1989 Clinton le chiese il divorzio per sposare Marilyn Jo Jenkins, un’avvenente donna d’affari di cui si era follemente innamorato. Hillary rifiutò: «Ci sono cose peggiori dell’infedeltà», confidò a Betsey Wright, capo di gabinetto dell’allora governatore Clinton. Alla sua migliore amica, Diane Blair, disse in quei giorni di essere rimasta col marito solo per proteggere la figlia Chelsea. «Non possedeva una casa e temeva che, diventando una madre single, non avrebbe potuto mantenerla».
Durante la campagna del 1992, scrivono Gerth e Van Natta, Hillary assoldò un detective privato per pedinare la bionda attricetta Gennifer Flowers, amante del marito. Il compito del piedipiatti: «Distruggerla».
Per vendicarsi delle continue infedeltà di lui, nel 1990 Hillary decise di candidarsi a governatore dell’Arkansas mentre Bill puntava alla Casa Bianca.
Fu Dick Morris, l’allora guru di Bill Clinton, a dissuaderla.
«Svolse due sondaggi da cui emergeva che Hillary non possedeva un’identità indipendente tra gli elettori dell’Arkansas», scrive Bernstein, secondo cui l’ex first lady si sarebbe offesa a morte quando Morris la paragonò alla moglie di George Wallace, candidatasi in Alabama, e sconfitta.
I Clinton rimasero una coppia e, quando Bill fu eletto presidente, Hillary confidò alla Blair che la Casa Bianca sarebbe stata un toccasana per il loro matrimonio. «Perché i suoi irrefrenabili impulsi sessuali saranno domati dall’onnipresente stampa». «Una previsione – ironizza Bernstein – Che si è rivelata completamente errata».
A detta di Bernstein entrambi i Clinton si prodigarono per nascondere le sue infedeltà. «Hillary ingaggiò i suoi due partner alla Rose Law Firm, Webster Hubbell e Vincent Foster, incaricandoli di ottenere dichiarazioni firmate da tutte le ex amanti di lui, dove negavano di aver fatto sesso con Bill Clinton». In almeno un’occasione fu la stessa Hillary ad interrogare una di queste ex.
Ma durante il suo intero soggiorno alla Casa Bianca, Hillary era terrorizzata dalla possibilità di finire sotto processo e in carcere a causa dello scandalo Whitewater. «Si sentiva ingiustamente perseguitata, al punto da ritenersi giustificata nel non dire la verità», ha rivelato Mark Fabiani, ex avvocato della Casa Bianca.
La sua unica, incrollabile costante: l’ambizione. Ancor prima di sposarsi, Bill e Hillary avevano formulato un «patto segreto d’ambizione» per reinventare il partito democratico e conquistare la Casa Bianca. «Un programma ventennale: prima otto anni lui, poi altri otto anni lei». Ma nel 2002 la senatrice votò per la guerra in Iraq senza aver neppure letto la National Intelligence Estimate che conteneva i dubbi dell’intellicence Usa sulle armi di Saddam. «Voleva dimostrare di essere una dura, anche se donna», scrivono i due segugi del Times, secondo i quali Hillary avrebbe disposto insieme al marito un piano d’attacco ambientalista anti-Gore, in caso l’ex vice di Clinton decidesse di candidarsi.