Articoli vari, 26 maggio 2007
Flavio Haver, Corriere della Sera 26/5/2007 ROMA – La magistratura vuole fare chiarezza sulle presunte pressioni del viceministro dell’Economia Vincenzo Visco nei confronti del comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale per far trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano impegnati, tra l’altro, nelle indagini sulla vicenda Bnl-Unipol
Flavio Haver, Corriere della Sera 26/5/2007 ROMA – La magistratura vuole fare chiarezza sulle presunte pressioni del viceministro dell’Economia Vincenzo Visco nei confronti del comandante generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale per far trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano impegnati, tra l’altro, nelle indagini sulla vicenda Bnl-Unipol. Il procuratore Giovanni Ferrara, dopo aver letto gli articoli apparsi sui giornali negli ultimi giorni, ha aperto un’inchiesta per verificare se siano stati commessi illeciti. Almeno per il momento, il fascicolo è intestato «atti relativi» e non è stata scritta alcuna ipotesi di reato. Insieme con il pubblico ministero Angelo Antonio Racanelli ha già stilato una sorta di tabella di marcia investigativa per acquisire gli elementi utili ad accertare cosa sia realmente accaduto nel luglio dello scorso anno. I PM – La procura vuole leggere i documenti raccolti dall’avvocato generale dello Stato di Milano Manuela Romei Pasetti, che ha svolto una serie di verifiche in vista di una eventuale azione disciplinare contro gli alti ufficiali per i quali era stato disposto il formale avviso dell’avvio del procedimento per il trasferimento d’urgenza (procedura poi revocata). Tra le carte ritenute importanti, innanzitutto la deposizione di Speciale. Un racconto in cui sono indicati anche i nomi di due testimoni (il colonnello Carbone e il maggiore Cosentino) che, secondo lui, erano presenti e hanno ascoltato brani della telefonata del 17 luglio in cui Visco avrebbe detto a chiare lettere al comandante generale delle Fiamme Gialle che doveva subito dare seguito a quanto lui aveva ordinato: le sostituzioni al Comando regionale Lombardia (generale Mario Forchetti), al Comando Nucleo regionale Lombardia (colonnello Rosario Lorusso), al Comando Nucleo provinciale Pt Milano (colonnello Virgilio Pomponi) e al Gruppo servizi Polizia giudiziaria (tenente colonnello Vincenzo Tomei). I primi a essere sentiti come «persone informate sui fatti» potrebbero essere proprio Carbone e Cosentino. E non è da escludere una convocazione dell’allora comandante in seconda della Gdf, Italo Pappa, e dell’attuale, Sergio Favaro, stretti collaboratori di Visco. IL COLLOQUIO – C’è di più. Altro materiale interessante per l’indagine può arrivare dal fascicolo in possesso del procuratore militare di Roma Antonino Intelisano. Quest’ultimo e Ferrara hanno avuto un lungo colloquio nella tarda mattinata di ieri: al centro della conversazione, la relazione inviata dal Comando generale delle Fiamme Gialle al magistrato con le stellette all’inizio di agosto dello scorso anno in cui si prospettava la possibile violazione dell’articolo del codice penale militare che punisce chi esautora dalle prerogative il comandante. I pm vogliono acquisire l’esposto per valutare gli argomenti sottolineati dai vertici di viale XXI Aprile. L’inchiesta è molto delicata, i risvolti istituzionali sono ben chiari al Palazzo di giustizia. E non si vuole lasciare nulla d’intentato per valutare se nel comportamento di Visco sia ravvisabile la commissione di un reato. Si vuole procedere senza strappi, ma contemporaneamente senza dilatare troppo i tempi delle verifiche. Per questo, potrebbe anche essere chiesto al Comando generale della Gdf se esistano lettere o qualsiasi tipo di comunicazione scritta risalenti a luglio del 2006 tra il viceministro dell’Economia e Speciale: secondo indiscrezioni, ci sarebbe più di un incartamento in cui si fa diretto riferimento alla vicenda dei trasferimenti. COSSIGA – Nonostante le assicurazioni arrivate nei giorni scorsi da Milano - il procuratore generale Mario Blandini aveva affermato che dall’esame delle carte «non sono emersi in modo prepotente gli estremi per fare rapporto all’autorità giudiziaria» - i magistrati romani hanno dunque deciso di svolgere indagini sul caso. Ma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga è polemico: ha presentato un’interpellanza al ministro della Giustizia Clemente Mastella per sapere «se ritenga conforme all’ordinamento giudiziario, al Codice di procedura penale ed alle sue norme di attuazione, che la procura abbia aperto un fascicolo senza indicare nessuna ipotesi di reato, assumendo funzioni che non le competono di polizia di sicurezza nell’esercizio della sua funzione nella raccolta di informazione di interesse pubblico». *** Fiorenza Sarzanini. Corriere della Sera, 26/5/2007. ROMA – La sfida è dichiarata. Gli uomini vicini al comandante Roberto Speciale fanno muro per difenderlo. E due di loro sono pronti a confermare le parole del generale e dunque a dire che il viceministro Vincenzo Visco «ha mentito quando ha definito "falsità" le pressioni esercitate per ottenere il trasferimento dei quattro ufficiali in servizio a Milano». Su questo Speciale è stato esplicito: «Era il 17 luglio 2006, al telefono il viceministro paventò conseguenze se non avessi ottemperato. Nella stanza c’erano due miei collaboratori». Sono il colonnello Carbone e il maggiore Cosentino: i due si dicono determinati ad avvalorare questa versione davanti ai magistrati. «Perché - avrebbero spiegato ai colleghi - eravamo lì, abbiamo ascoltato la conversazione. Il comandante ha fatto alcune affermazioni, anche noi diremo quello che è successo». un’atmosfera da barricate quello che si respira in queste ore in alcuni reparti delle Fiamme Gialle. La «base» vive con difficoltà e molto imbarazzo quanto sta accadendo. Ma i collaboratori di Speciale non nascondono la delusione per la scelta del governo di non affrontare la questione in Parlamento e soprattutto di ribadire pubblicamente a Visco «piena fiducia». Perché, si sostiene, «con Speciale, con gli altri tre che hanno già testimoniato e ora con Carbone e Cosentino diventerebbero sei i finanzieri, anche di rango, che forniscono una versione opposta a quella del viceministro, ma neanche questo evidentemente basta a cercare di fare chiarezza». Sei contro uno e altri, si sussurra nella sede del Comando di viale XXI Aprile a Roma, potrebbero aggiungersi. Persone che lo stesso Speciale avrebbe coinvolto, mettendoli al corrente di quanto stava accadendo e di quello che sarebbe potuto succedere. Qualcuno ricorda quanto accaduto nel settembre scorso quando lo stesso Visco, sollecitato dal premier Romano Prodi, mandò una lettera alla procura di Milano chiedendo di avviare un’indagine sulle intrusioni illecite che alcuni finanzieri e dipendenti dell’Anagrafe Tributaria avrebbero compiuto sul conto del presidente del Consiglio. Gli accertamenti furono affidati agli specialisti dello Scico, ma la lealtà delle Fiamme Gialle fu comunque messa in discussione dal governo quando si scoprì che ben 127 persone avevano interrogato il terminale per «guardare» gli affari di Prodi e della sua famiglia. «Perché il viceministro si rivolse proprio ai magistrati lombardi - si chiedono adesso i fedelissimi di Speciale - se la sede dell’Anagrafe è a Roma? Forse si voleva dimostrare a tutti i costi che è proprio a Milano il centro del problema?». un clima di sospetto che difficilmente potrà SOSTITUZIONE? Per la successione di Speciale si fanno i nomi di Botondi e Del Vecchio stemperarsi, uno scontro che sembra potersi sanare soltanto se uno dei due contendenti sarà costretto ad abbandonare il campo. E c’è chi è pronto a giurare che alla fine «sarà il generale ad essere messo da parte». La battuta che si raccoglie a Palazzo Chigi - «sull’agenda di Prodi non c’è nulla di speciale» - non basta a smentire le voci che parlano con insistenza della sostituzione del comandante. Del resto nell’autunno scorso, quando si trattò di cambiare i vertici dei servizi segreti, era stato il ministro della Difesa Arturo Parisi a sostenere che tutti i capi degli apparati di sicurezza dovevano essere avvicendati, includendo nella lista quello della Guardia di Finanza e quello della polizia. E il suo collega dell’Interno Giuliano Amato lasciò intendere che la questione sarebbe stata affrontata a giugno. Sono due i nomi che circolano come possibili successori: Gianni Botondi, segretario generale della Difesa; Mauro Del Vecchio di cui si parlò già nei mesi scorsi quando si cominciò a parlare della sostituzione del direttore del Sismi Niccolò Pollari. Ma come spesso avviene c’è la sensazione che alla fine sarà un outsider a spuntarla.