Massimo Nava, Corriere della Sera 22/5/2007, 22 maggio 2007
Al centro del dibattito francese l’opportunità di imporre per legge il ”voi” a scuola. De Gaulle e la moglie Ivonne si davano del voi, Mitterrand pretendeva il voi dai compagni di partito, e quando uno gli chiese se poteva dargli del tu, lui rispose "come voi volete", ma secondo il ”Figaro” il ”voi”, espressione di un modello elitario e aristocratico, rischia di cadere in desuetudine, superato dal tu anglosassone (invalso nelle aziende e nella pubblicità), espressione di un modello egualitaristico
Al centro del dibattito francese l’opportunità di imporre per legge il ”voi” a scuola. De Gaulle e la moglie Ivonne si davano del voi, Mitterrand pretendeva il voi dai compagni di partito, e quando uno gli chiese se poteva dargli del tu, lui rispose "come voi volete", ma secondo il ”Figaro” il ”voi”, espressione di un modello elitario e aristocratico, rischia di cadere in desuetudine, superato dal tu anglosassone (invalso nelle aziende e nella pubblicità), espressione di un modello egualitaristico. Il neoministro della pubblica istruzione Xavier Darcos sta studiando se imporre, a partire dalle elementari, l’obbligo di dare del voi al maestro e viceversa, in segno di rispetto reciproco, con tanto di sanzioni disciplinari in caso di violazione, con l’aggiunta motivazione che il voi potrebbe accentuare l’autostima in molti giovani oggi allo sbando (attualmente il voi non è prescritto e la maggiore parte degli insegnanti usa il tu). Già ministro dell’istruzione, nel primo governo Raffarin (allora aveva proposto impianti di video sorveglianza, controllo elettronico dei registri delle presenze e rigoroso controllo degli ingressi), Xavier Darcos sta studiando altre regole: l’obbligo della divisa (per reprimere il consumismo), alzarsi in piedi quando l’insegnante entra in classe, conoscere a memoria la Marsigliese. Contrario il parere di alcuni esperti (meglio lasciare la materia alla sensibilità dell’insegnante), tra cui il sociologo Pierre Le Goff (la misura si tradurrà nel semplice rafforzamento del principio di autorità). La riforma scolastica proposta rispecchia il programma di Sarkozy di coniugare modernità e restaurazione (esempio: l’attribuzione al socialista Kouchner degli affari esteri e la costituzione di un ministero dell’identità nazionale), e attua i principi declinati in campagna elementare (gerarchia, merito, punizione e responsabilità individuale), strumentali, nella scuola, a prevenire la violenza e l’illegalità giovanile (attualmente si calcola una media di ottantamila episodi, dalle risse fra studenti all’aggressione d’insegnanti, dai vandalismi allo spaccio). Attualmente in Francia abbandonano la scuola decine di migliaia di giovani e c’è una vera e propria fuga verso le scuole private, con aggiramento sistematico della "carta scolastica" (principio a garanzia dell’assortimento nell’estrazione sociale degli allievi in ogni scuola), col rischio di riprodurre nei ghetti urbani i ghetti scolastici.