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 2007  maggio 22 Martedì calendario

Intervista a Bazoli. Il Sole-24 Ore, martedì 22 maggio Professore, dicono che la fusione fra UniCredit e Capitalia non le sia piaciuta

Intervista a Bazoli. Il Sole-24 Ore, martedì 22 maggio Professore, dicono che la fusione fra UniCredit e Capitalia non le sia piaciuta. "Non è vero, e quello che le sto per dire è un pensiero condiviso da tutti noi di Intesa Sanpaolo, da Enrico Salza a Corrado Passera. L’operazione di fusione è decisamente positiva; la concorrenza, già vivace, aumenterà ulteriormente e ciò si rifletterà positivamente sulla clientela. E colgo questa occasione - precisa il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli - per fare pubblicamente i complimenti e gli auguri di buon lavoro a Geronzi e Profumo". "Agli auguri aggiungerei un altro motivo di soddisfazione..." Non esageri, presidente. "Da quando è nata, la nostra banca si è trovata al centro di una martellante campagna mediatica, tendente a dare l’impressione, totalmente infondata, di una sua presenza invasiva. Ecco, è finalmente sperabile che tutto ciò finisca. Potremo continuare a lavorare, più tranquillamente, al nostro progetto di integrazione che sta dando, grazie a Passera e Modiano, risultati straordinari. I riflettori punteranno su UniCredit Group, essendo questo più grande di noi e con partecipazioni significative che noi non abbiamo". Giovanni Bazoli, 74 anni, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, parla sotto lo sguardo delle "tre donne" di Boccioni e di un altro quadro, non futurista, del grande pittore. Il tempo candito da un orologio del Settecento, ma la sensazione he il battito abbia subito un’impercettibile accelerazione. Le partecipazioni di UniCredit, dunque. Ed è qui che emergono le riserve sull’operazione tra Roma e Milano. Osserva Bazoli, con la pacatezza che gli è propria, che il suo gruppo non può non notare con preoccupazione il rischio che si formi una concentrazione di dimensioni senza precedenti nella storia italiana. Una concentrazione che collega il più grande gruppo bancario alla più grande banca d’affari italiana che a sua volta è decisiva negli assetti della principale compagnia assicurativa del Paese (che, tra l’altro, è il primo socio industriale di Intesa Sanpaolo). Facciamo notare al presidente che il tema delle partecipazioni del nuovo colosso bancario è stato affrontato dagli stessi protagonisti: la discesa concordata al 9 per cento in piazzetta Cuccia, il ritiro progressivo da Trieste, una certa disponibilità sulla Rizzoli. " da sempre pacificamente riconosciuto che il problema di Mediobanca consiste nell’esistenza di un conflitto di interessi con le banche azioniste. A me pare che il problema si aggravi passando da due banche a una sola, anche se con una partecipazione dimezzata". Ma, mi scusi, professore, Intesa Sanpaolo non era disponibile a entrare nel capitale di Mediobanca? "Abbiamo letto che questa ipotesi è stata esclusa in ragione del conflitto di interessi in cui ci saremmo trovati. Noi siamo d’accordo, ma le stesse considerazioni dovrebbero valere anche per tutti gli altri istituti di credito. A questo riguardo, sembrerebbero possibili due soluzioni: o la nuova banca riduce in modo significativo la propria partecipazione in piazzetta Cuccia (assicurando così pienamente l’autonomia della "merchant bank"), oppure - non sembri paradossale quello che affermo - eglio che Mediobanca diventi, a tutti gli effetti, la merchant bank del gruppo UniCredit. Ma, in questo caso, dovrà evidentemente essere risolto il problema della partecipazione in Generali. Delle due soluzioni, videntemente preferibile quella che vede Mediobanca operare in piena autonomia e indipendenza". E a questo riguardo Bazoli riconosce i brillanti risultati conseguiti dall’attuale management di piazzetta Cuccia. Ma il professore torna sul tema delle Generali. "Da quasi vent’anni è nostro azionista. Inoltre Intesa Sanpaolo ha in essere con Generali un accordo strategico e fruttuoso di bancassurance. La nostra unica preoccupazione nei confronti di Trieste è stata sempre - e continua ad essere - quella di vederne crescere dimensioni ed efficienza, difendendo così la sua indipendenza (e io aggiungo senza esitazione, se possibile, l’italianità)".  evidente che i timori di Bazoli sono, da un lato, quello di vedere ridotta l’autonomia delle Generali per effetto della nuova situazione venutasi a creare e, dall’altro, che si possano concretizzare iniziative da parte di gruppi esteri. Ma anche amici di Intesa si sono mossi nelle scorse settimane. Vi ha fatto riferimento anche Profumo. "La normativa sulle partecipazioni incrociate ci impedisce di avere più del 2 per cento di Generali che, ripeto, non possono essere condizionate dal nostro maggiore concorrente bancario. Di tale questione, assai delicata, ho parlato con il Governatore e con lo stesso Geronzi (con il quale, tra l’altro, c’è sempre stato un rapporto di grande stima e lealtà). Presidente, in tutti questi mesi Intesa Sanpaolo e lei personalmente siete stati oggetto di continue polemiche, non solo per la paventata posizione egemonica nel sistema, ma anche per una contiguità con la politica. Insomma, lei, Prodi e il Partito democratico. Non ritiene che proprio il dibattito sul rapporto tra politica e banche, riacceso dall’operazione UniCredit-Capitalia, offra lo spunto per qualche considerazione? "All’ultima assemblea ho definito grottesca l’idea che Intesa Sanpaolo possa essere considerata vicina a questo o quell’esponente politico. del tutto scorretto, in particolare, attribuire al mio rapporto di amicizia con Prodi, che risale ai tempi degli studi post universitari e che è cresciuto grazie alla frequentazione comune di un grande amico, Beniamino Andreatta, significati che trascendono la sfera personale. Da quando ho assunto la responsabilità di una banca non c’è stata una sola decisione che sia stata adottata su pressioni del mondo politico. E aggiungo, per quanto mi riguarda personalmente, che mi sono sempre inibito di partecipare a manifestazioni politiche. Non ho mai firmato un manifesto. Con una sola eccezione, quello in difesa della Costituzione che è la carta dei valori di tutti gli italiani". Ma le hanno proposto di fare il leader del centro-sinistra nel 2001. "E ho detto di no perché mi ritenevo impegnato ad assolvere sino in fondo la responsabilità che avevo assunto nella banca". "Ci tengo a ribadire - si infervora Bazoli - l’assoluta autonomia rispetto alla politica che ha contraddistinto la nascita del gruppo che presiedo insieme all’amico Salza. Come noto, le autorità politiche e istituzionali, con l’unica eccezione del Governatore Draghi, furono tutte informate a cose fatte". Compreso il presidente Prodi? "Compreso Prodi. E, tra le ragioni per cui l’operazione è stata unanimemente rispettata all’estero, oltre a quelle riguardanti il merito, hanno avuto grande peso anche la rapidità, la riservatezza e l’assoluta autonomia in cui essa è maturata". Ma, presidente, questa separatezza dalla politica è stata rispettata anche nel caso Telecom? In quella circostanza non è sembrato che il mercato, per dirla con Profumo, abbia vinto sulla politica. Tutt’altro. "Anche in quel caso è stato perseguito l’interesse dell’azienda, in quanto si è ritenuto che Telecom meritasse di essere sostenuta e fosse capace di generare anche un adeguato ritorno dell’investimento. La ricerca di una coerenza tra l’interesse specifico dell’impresa e quello generale è una caratteristica distintiva dell’approccio di Intesa Sanpaolo, come dimostrato nei casi di Fiat e di Piaggio". Ma come distinguere gli interventi di potere da quelli guidati, come dice lei, dal senso di responsabilità e dall’interesse per il mercato? "L’intervento della banca può essere definito di potere quando è diretto a condizionare stabilmente l’azienda, invece di creare i presupposti necessari perché la stessa possa tornare competitiva ed essere affidata ad imprenditori". E ciò è accaduto anche in Rcs? "Ho letto che sia Profumo sia Geronzi hanno manifestato una disponibilità ad adoperarsi perché le banche escano dall’azionariato di Rcs. Dichiaro di essere pronto a seguire questa proposta. Studiamo tutti insieme una soluzione in tal senso, ad esempio secondo l’idea di una Fondazione: idea alla quale sta pensando il presidente di Rcs Mediagroup Marchetti". E così, professore, verrebbe anche meno una delle ragioni che hanno spinto Mario Monti a parlare, e la cosa non vi è piaciuta, del "potere occulto delle banche". "Caro direttore, questo è il tema che da tempo avevo in animo di proporle per un dibattito pubblico sull’attività bancaria e l’interesse generale. Una discussione che vorrei fosse pacata e servisse a spiegare come l’interesse generale è conciliabile con quello aziendale. Ne parlai presentando un libro sul Mediocredito Lombardo. Citai in quell’occasione una frase di Giordano Dell’Amore, banchiere cattolico e liberale. Gliela ripropongo. Scriveva Dell’Amore: "Senza dubbio ogni banca deve mantenere il proprio equilibrio finanziario e assicurare la copertura dei costi di gestione con una adeguata remunerazione dei capitali investiti. Ma occorre ispirare tutta la politica di raccolta e di impiego al dovere di concorrere al massimo grado nell’accelerare lo sviluppo economico"". "Io ho sempre creduto che un progetto aziendale possa essere inquadrato in un più ampio disegno di carattere etico-civile. Fu così anche quando nel 1982 Ciampi e Andreatta mi convinsero, forzando la mia riluttanza, ad affrontare i rischi connessi all’eredità del vecchio Ambrosiano. Sin da allora le ragioni per cui accettai trascendevano gli aspetti puramente economici. Furono la sfida di salvare l’integrità dell’azienda, di ridare una chance a dipendenti e azionisti del Banco fallito, di salvare la Rizzoli della quale quasi tutti allora chiedevano il fallimento. Fu infine la sfida di salvaguardare l’unica realtà privata che a quell’epoca sussisteva nel sistema creditizio italiano. Se quelle furono le prime motivazioni del mio impegno bancario, qualcosa di simile è avvenuto per ognuna delle importanti operazioni nei decenni successivi. Fino alle ultime. Compresa la fusione tra Intesa e Sanpaolo, a cui tutti riconoscono di aver realizzato un risultato di grande interesse generale evitando rischi che avrebbero pesato in modo irrimediabile sulle potenzialità del nostro sistema bancario". Ferruccio De Bortoli