Federico Fubini, Corriere della Sera 24/5/2007, 24 maggio 2007
FARE UNA VOCE DI CATALOGO SU LUCREZIA REICHLIN
(dovrebbe essere la figlia di Reichlin e Luciana Castellina)
MILANO – Sembra una sterile disputa fra addetti. Nella pratica invece sta diventando uno dei terreni sui quali si decideranno nei prossimi mesi, in buona parte, coordinate essenziali per la crescita e l’export come i tassi d’interesse e il cambio dell’euro. Con la Banca d’Italia fra i protagonisti con una posizione, a quanto pare, più pragmatica che dottrinaria e diversa da quella della Bundesbank.
Le linee fra gli schieramenti sono difficili da tirare, perché in pubblico lo scontro ha le sembianze di un dibattito accademico. Al centro c’è quella che i banchieri centrali definiscono la «massa monetaria». Si tratta di una definizione della liquidità in circolazione ossia, in gran parte, il denaro delle famiglie, delle imprese e quello gestito da banche, assicurazioni e fondi. Fedele alla tradizione della Buba, la Banca centrale europea considera un eccesso di massa monetaria come una spia che anticipa rischi d’inflazione: nel codice di condotta dell’Eurotower, vecchio di 10 anni, un aumento accettabile della moneta circolante è del 4,5% l’anno. Il problema è che dal 2001 è sempre stata sopra a quella soglia, anche quando crescita e inflazione in Europa ristagnavano e i tassi erano ai minimi. Oggi quel valore è sopra l’8%: per la Bundesbank, è una spinta ai prezzi degli immobili e un motivo di più per aumentare i tassi della Bce ben oltre il rialzo del 4% già previsto per il 7 giugno.
Ora una ricerca di Giuseppe Ferrero, Andrea Nobili e Patrizia Passiglia di Bankitalia mette in dubbio le certezze della Buba. Ufficialmente lo studio non riflette le idee di Palazzo Koch. Ma i tre mostrano che la liquidità in eccesso negli ultimi anni è dovuta in gran parte non alle famiglie o alle imprese, ma a quelli che chiamano «intermediari finanziari non bancari» e «strumenti negoziabili». Ovvero, in buona parte, al boom dei fondi speculativi (hedge e private equity) e dei nuovi derivati (come i cds o i cdo). Niente dunque che alimenti direttamente i prezzi al consumo, né un aumento dei tassi basato sui numeri della massa monetaria.
Se questa è la posizione di Bankitalia, gli alleati non le mancano: anche la Banque de France dubita di quelle vecchie spie sui prezzi che la Germania iniziò seguire nell’immediato dopoguerra, scossa dall’iperinflazione di Weimar quando le tipografie della zecca giravano a tutta per pagare le riparazioni di Versailles. La stessa Lucrezia Reichlin, l’italiana a capo della ricerca della Bce, avverte ormai che la liquidità è una misura «instabile». Ma se la dottrina della Buba è agli sgoccioli, gli aumenti dei tassi forse no: i mercati prezzano come certo un rialzo al 4,25% entro l’anno (al 60% a ottobre) e probabile al 4,5% a inizio 2008.
IL CODICE DELLA BCE
Lucrezia Reichlin, l’italiana a capo della ricerca della Banca centrale europea (nella foto), aun convegno circa un anno fa disse che la misura della massa monetaria è «instabile». La Bce fissa i suoi tassi d’interesse basandosi anche sulle stime di liquidità