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 2007  maggio 24 Giovedì calendario

Despentes Virginie

• Nancy (Francia) 13 giugno 1969. Scrittore • «Tra Kate Moss e King Kong preferisce la bestia, perché ”non è né maschio né femmina, non ha cazzo, né coglioni, né seni”, ma soprattutto, è la vittima della distinzione dei sessi ”imposta politicamente alla fine del XIX secolo”. Dopo quattordici anni dal primo, scandaloso libro Base moi e sette dall’omonimo film (in italiano il titolo è Scopami) di cui è stata co-regista, Virginie Despentes, francese di Nancy, ci riprova con King Kong girl (Einaudi StileLibero, pagg. 121, euro 11,50, traduzione di Camilla Testi). Che non riprende però la storia delle due amiche Nadine e Manu (versione hard di Thelma & Louise), le due ragazze che si vendicano di uno stupro seducendo gli uomini e poi uccidendoli nelle maniere più pirotecniche, tipo ficcando loro una pistola nel sedere e, ovviamente, sparando. Apologia della rabbia al femminile, Base moi, presentato a Locarno dopo lunghe polemiche e divieti, ebbe un epilogo se possibile ancora più tragico di quello del romanzo, visto che una delle interpreti, la porno star Karen Bach, si uccise ingerendo un cocktail di medicinali. ”Essere uscita dall’eterosessualità mi ha messo in contatto con la mia forza”, ha detto recentemente la Despentes, riconoscendo alla sua compagna, Beatriz Preciado, filosofa, il merito di averla trasformata dalla punk-barricadera-sterminatrice di testosterone, in una anarco-femminista dell’era globale, nume tutelare delle ”racchie, le vecchie, le camioniste, le frigide, le mal scopate, le inscopabili, le isteriche, le tarate, tutte escluse dal gran mercato della bella donna”. E King Kong girl è un saggio a metà tra l’autobiografia e il phamplet nel quale, snobbando le fatiche delle femministe storiche come la molto citata Camille Paglia, scardina ipocrisie e luoghi comuni, a cominciare dalla prostituzione che per lei (e quindi per l’universo donna) è ”una tappa cruciale di ricostruzione dopo lo stupro. Un’operazione di risarcimento, banconota dopo banconota, di ciò che mi è stato preso con la brutalità”. Le vittime insomma tesaurizzano e cercano di sublimare, le altre - sostiene la scrittrice -quelle che sono abitualmente violentate perché legate da contratti sociali o religiosi restano delle poveracce, a dispetto di qualunque Family Day o della stessa Ségolène Royale alla quale è francamente poco interessata, pur riconoscendole una grande costanza. Un’esistenza difficile, quella di Virginie Despentes [...] i capelli biondi, lisci, la faccia anonima: segnata dalla violenza, sottoposta a trattamenti psichiatrici come Winona Rider in Ragazze interrotte racconta con la freddezza di un anatomopatologo anche lo stupro in macchina subito da giovanissima, sotto la minaccia di un fucile; e il dopo: ”Sono stata a letto con centinaia di maschi senza mai rimanere incinta, e comunque sapevo dove andare ad abortire, senza l’autorizzazione di nessuno, senza rischiare la pelle. Sono diventata una puttana, ho passeggiato per la città con tacchi alti e profonde scollature, senza doverne render conto a nessuno, ho incassato e speso ogni centesimo che ho guadagnato”. un personaggio scomodo Virginie-King Kong che sbatte in prima pagina o quasi il porno e dice che tutti ne hanno paura ”perché fa sapere, a ognuno di noi che può permettersi di scopare davanti a tutti... Non è la pornografia a turbare le coscienze, è la sua democratizzazione”. L’obiettivo della Despentes è dimostrare ancora una volta che bisogna ”liberarsi dal machismo”, magari non più con il sadismo vendicativo di Base Moi: ”Adesso sono più tranquilla, ho smesso di essere aggressiva e arrogante: è questa la maturità”, confessa in una intervista. difficile però crederle del tutto quando poi scrive: ”In quanto scrittrice il corpo politico si organizza per ostacolarmi, limitarmi, non in quanto individuo ma in quanto femmina. Non è qualcosa che prendo con garbo, filosofia o pragmatismo. Siccome mi viene imposto, ci convivo. Lo faccio con rabbia. Senza umorismo”» (Alessandra Rota, ”la Repubblica” 24/5/2007).