Luigi Bignami, la Repubblica 23/5/2007, 23 maggio 2007
ROMA - «Il sorpasso? Sottolinea il fatto che la città rimane la meta principale per quanti cercano un´occupazione»
ROMA - «Il sorpasso? Sottolinea il fatto che la città rimane la meta principale per quanti cercano un´occupazione». Lo dice Luciano Gallino, professore di Sociologia all´Università di Torino. Cosa significa per l´umanità intera avere più persone nelle città che nelle aree rurali? «Alcuni quell´occupazione la trovano, ma va sottolineato che molti altri non raggiungono l´obiettivo. Dire semplicemente che oggi vi sono più persone nelle città che nelle campagne fa pensare che i contadini hanno lasciato la zappa, si sono trasferiti in città e hanno trovato un lavoro dignitoso. Ma questo non è sempre vero, anzi. Se pensiamo che le persone che abitano gli slum, le baraccopoli di molte città dei Paesi in via di sviluppo, sono circa un miliardo, questo altera le statistiche. Un abitante di uno slum infatti, non è più un contadino, ma non lo si può neppure definire un abitante di una città. La sua povertà e le sue condizioni di vita, come ha dimostrato un recente studio dell´ Onu, sono ai limiti della sopravvivenza». Da un punto di vista economico cosa può portare il sorpasso avvenuto oggi? Avremo ancora chi produce cibo per tutti? «Nessuna paura per i paesi industrializzati dell´Europa, degli Stati Uniti o dell´Australia, dove chi lavora in campagna non è un semplice contadino, ma la sua produttività è a livello industriale. Basti pensare che una persona sola è in grado di produrre, grazie alla tecnologia a disposizione, una quantità di cibo per 45-50 persone. Nei Paesi in via di sviluppo, invece, il rapporto arriva al massimo a 1 a 5 e questo sta già creando gravi problemi a chi vive negli slum delle città, i quali sono gli ultimi ad avere la possibilità di comperare il cibo». Cosa c´è da aspettarsi per il futuro? «Nei Paesi ricchi è già in atto un controesodo. Il peso della vita nelle metropoli spinge molti a cercare luoghi più sereni e tranquilli nei quali vivere. Oggi i trasporti e le comunicazioni hanno fatto sì che dal punto di vista economico e produttivo non c´è differenza a vivere in una città come Parigi o in un Comune di 3.000 abitanti, perché anche lì si possono realizzare le stesse cose che si fanno in città. Ormai molti lavori si possono eseguire benissimo anche fuori città. Lo sviluppo che conta è quello delle infrastrutture. Se si abita in centro a Parigi o a 15 chilometri di distanza la differenza equivale a 15-20 minuti di metropolitana. Ma se si abita in un paese con minori infrastrutture della Francia le difficoltà per raggiungere il posto di lavoro diventano più serie. Perciò la gente ci pensa due volte a lasciare il grande agglomerato». (l.b.)