Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 23 Mercoledì calendario

FRANCESCO MANACORDA



MILANO

«Non si preoccupi, oggi non le estorco nulla!». E’ caustica l’ironia di Fabrizio Palenzona dopo che il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia che è indagato dalla Procura di Milano per estorsione riguardo a un’operazione dell’Iccri negli Anni ”90. «Una cosa che non sta né in cielo né in terra», la definisce.
Dottor Palenzona, non inchieste giudiziarie ma assetti di finanza e di potere. Lei è vicepresidente di Unicredit espresso dalla Fondazione Crt. Le Fondazioni socie di Unicredit rileveranno parte della quota ceduta da Unicredit-Capitalia in Mediobanca?
«Io non parlo assolutamente a nome della Fondazione Crt che ha i suoi organi. Ma credo che le Fondazioni si muoveranno non certo per ragioni di potere, ma di investimento e diversificazione del patrimonio. E Mediobanca è un ottimo titolo».
Sì, ma sarebbero azionisti adatti a piazzetta Cuccia?
«Da Padoa-Schioppa al Governatore Draghi, mi pare che tutti ritengano che le Fondazioni siano ottimi investitori. Una loro presenza in Mediobanca sarebbe positiva. Ma è una scelta che dovrà naturalmente fare il patto di piazzetta Cuccia».
Il presidente di Intesa-Sanpaolo Giovanni Bazoli vorrebbe però che Unicredit scendesse anche sotto quel 9% che manterrà in Mediobanca. Certo non gradirebbe vedere arrivare proprio le Fondazioni socie di Unicredit ...
«Mi spiacerebbe che Bazoli la pensasse in questo modo. Peraltro lui sa che le Fondazioni, compresa la Fondazione Cariplo, badano all’interesse del patrimonio che devono amministrare e non al potere. Non c’è alcuna volontà di egemonia nè da parte di Unicredit nè da parte delle Fondazioni».
Intesa-Sanpaolo fa già sapere che il vostro ruolo in Mediobanca e Generali non gli piace.
«Non ci sono pericoli che Unicredit faccia operazioni di potere perché la sua storia sta lì a dimostrarlo. In Mediobanca c’è la volontà di rimanere azionisti, ma riducendo la quota dal 18 al 9% e senza influenzare in alcun modo i rapporti con le Generali e in particolar modo i rapporti con Trieste come azionista di Intesa-Sanpaolo Quelle di Bazoli mi sembrano francamente preoccupazioni eccessive».
Dunque non c’è il rischio - come teme Bazoli - che piazzetta Cuccia diventi la merchant bank di Unicredit?
«Assolutamente no. E’ già stato precisato e si vedrà anche in futuro che è così».
E Cesare Geronzi? Andrà alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Mediobanca?
«Unicredit è certamente favorevole e penso che questa sarà la proposta che verrà fatta nel patto di sindacato, il quale darà poi l’indicazione all’assemblea secondo le regole».
Due letture della fusione. La politica ha spinto Profumo a prendersi una banca che non è certo nota per i suoi rapporti di mercato. O invece la finanza ha giocato sulla testa della politica?
«Non è da oggi - e lo dico con rammarico - che in Italia la politica non esercita più quel ruolo di guida e regolazione degli interessi che dovrebbe avere. Ma nel caso specifico la politica non c’entra nulla. E chi ritiene che Capitalia abbia quelle caratteristiche che lei ricordava dovrebbe apprezzare anche che questo è un modo per chiudere la questione».
Ma insomma, dovremmo davvero pensare che la grande fusione sia nata nel vuoto della politica?
«Non facciamo confusione. In tutti i paesi esiste un establishment e quando è in ballo l’interesse nazionale un governo e una politica avveduta si muovono. E’ del tutto legittimo lavorare perché un nodo centrale del sistema come Capitalia finisca in mani italiane. Ma nel rispetto delle regole di mercato e senza truccare queste regole».
Scusi, ma allora dove sta il limite tra pressioni legittime e regole di mercato?
«Se è legittimo che l’establishment esprima i suoi orientamenti è ovvio e fondamentale che gli amministratori di qualsiasi società - compresa una banca - devono agire seguendo le proprie strategie e nell’interesse dei propri azionisti . Fuori da questo quadro c’è un’anomalia a cui l’Unicredit non sarebbe stato certamente disponibile».
Mario Monti ha detto che le banche rischiano di divenire un potere occulto. Lo teme anche lei?
«Posso convenire che le banche abbiano ”potere”, perché per i motivi che conosciamo tutti il sistema italiano è molto bancocentrico, ma non sono certo un sistema occulto. Credo però che con gli anni il sistema dovrebbe diventare più normale».
Lei però, dottor Palenzona, è considerato un vero e proprio simbolo dell’incrocio tra politica e credito...
«Io penso che le persone vadano valutate per quello che sono capaci di fare. Il fatto che uno abbia fatto il sindaco, il consigliere comunale...»
... E anche un po’ di più...
«...E anche il presidente della Provincia, è un fatto che in un curriculum deve essere una nota positiva e non negativa. Fino a prova contraria il fatto di aver servito la comunità attraverso incarichi politici è un fattore positivo e non può certo diventare un fattore discriminante».
Lei è un vero asso pigliatutto degli incarichi. Adesso alla presidenza dell’Aiscat ha aggiunto anche quella di Aeroporti di Roma. Perché?
«Questa domanda andrebbe fatta a chi mi dà gli incarichi, non a me. Forse mi chiamano perchè riesco a fare gioco di squadra. Capisco che si debba arrivare a una razionalizzazione per quanto mi riguarda, ma le assicuro che per essere dove sono non ho mai chiesto a nessuno e mai sgomitato. Al limite qualche volta fatico a dire no».

Stampa Articolo