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 2007  maggio 23 Mercoledì calendario

Mia figlia non era un’eroinomane». Rita Pozzato è al termine di un’altra lunga giornata. Sua figlia è Vanessa Russo, la ragazza uccisa da Doina Matei con un ombrello nella metropolitana di Roma

Mia figlia non era un’eroinomane». Rita Pozzato è al termine di un’altra lunga giornata. Sua figlia è Vanessa Russo, la ragazza uccisa da Doina Matei con un ombrello nella metropolitana di Roma. In quel pomeriggio del 26 aprile - dicono le analisi - la ragazza sarebbe stata «sotto l’effetto di sostanze oppiacee di sintesi». In altre parole, metadone. «La scatola è ancora qui a casa», sottolinea la donna come a voler dire a chi ha effettuato gli esami tossicologici che se volesse conoscere anche la quantità esatta di metadone assunto da Vanessa lei saprebbe rispondere con assoluta certezza. «Erano 0,25 mg», scandisce. Non tutti sono tenuti a saperlo, ma il metadone viene preso a dosi scalari, sempre inferiori a mano a mano che si va avanti nella disintossicazione. «Affermare che ha preso 0,25 mg. equivale a dire che era uscita dal suo problema». Il «problema» - come lo chiama la mamma - è la droga. «E’ durato tre-quattro mesi nel 2006. Ora era fuori, completamente. Ma devono stare molto attenti quelli che raccontano bugie su di lei». Racconti in questi giorni su Vanessa ne sono circolati molti. Sono nati proprio dalle prime indiscrezioni sugli accertamenti investigativi e da quanto ha potuto verificare in sede di autopsia l’esperto tossicologico. Mettendo insieme le notizie gli investigatori hanno ricostruito la storia clinica di Vanessa, e trovato conferma di una dipendenza da sostanze stupefacenti iniziata almeno quattro anni fa. Vanessa sarebbe stata in terapia con metadone nel centro di Villa Maraini e poi al Sert del quartiere Montesacro. «Falso» nega la madre. «E’ durato tre-quattro mesi poi aveva deciso di uscirne e aveva fatto tutto da sola. Aveva trovato i centri per disintossicarsi, i corsi per diventare infermiera, un lavoro in una gelateria. Ne era fuori e ora stiano attenti quelli che la vogliono dipingere come un’eroinomane». Senza referto L’avvocato di Doina Matei si mantiene piuttosto cauto su quello che potrebbe essere un punto a favore della sua assistita. «Non so se le sostanze riscontrate hanno un rilievo sulla dinamica dei fatti. Non so nemmeno che cosa sia stato effettivamente trovato perché non c’è nulla di ufficiale che sia stato depositato. Non esiste un referto né una relazione di consulenza di cui io abbia preso visione. Posso dire che se fosse accertata la presenza di metadone comunque sarebbero da valutare le circostanze dell’aggressione e in particolare lo stato emotivo di Vanessa. Sia ben chiaro, tuttavia, che le analisi tossicologiche sono state richieste dalla procura e sono state definiti esami di routine». E comunque si parla di valutare le circostanze dell’aggressione. E di valutare lo stato d’animo di Vanessa. E ora c’è rabbia, sfinimento, e un dolore senza fine nelle parole di Rita Pozzato, una madre che dopo essersi vista portare via la figlia senza un perchè ora deve anche lottare per difenderne la memoria. E’ sera, ed è esausta ma c’è ancora qualcosa che vuole dire. «Hanno trovato tracce di metadone, ma lo sanno che effetto ha? E’ un sedativo, dunque una sostanza del tutto incompatibile con gli scenari di cui leggo, di liti, aggressioni. Tanto è vero che la Procura ha anche precisato che tutto questo non cambia nulla. Finora di questa storia non abbiamo voluto parlare, ora abbiamo deciso tutto ma anche di nominare un perito. Non può andare avanti così». Non solo la mamma, l’intera famiglia non ha intenzione di lasciare che Vanessa venga oltraggiata dopo quel che è accaduto. La zia era a casa ieri pomeriggio. «Che si crede quella, che dobbiamo pagarle pure l’ombrello?». Inutile dirlo, «quella» è Doina Matei. «Tanto, si sa, che l’Italia è una pacchia, nessuno paga mai. Ma questa volta sì, questa volta chi ha ucciso deve pagare». E il nonno: «Che nessuno ora speculi su questa vicenda». E Vanessa? Continua la zia: «Parlate in giro con la gente del quartiere per sapere chi era Vanessa: una ragazza che ha sempre avuto borse di studio a scuola tanto era brava. Usciva con il fratello, era fidanzata, una brava ragazza». Forse già oggi la famiglia parlerà in modo ufficiale, con una nota, ieri è stata una giornata troppo convulsa per affidare la rabbia ad un comunicato scritto. Da parte giudiziaria, comunque, è vero quel che sottolinea la mamma di Vanessa, e cioè che l’accusa, sostenuta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pm Sergio Colaiocco, ha lasciato capire che la presenza di metadone nel sangue della giovane non cambia la qualificazione giuridica del reato. Tanto è vero che proprio due giorni fa, quando la notizia del metadone era nota agli inquirenti, all’avvocato che ha chiesto di scarcerare Doina Matei ha risposto no. Stampa Articolo