Giovanni Pons, la Repubblica 23/5/2007, 23 maggio 2007
GIOVANNI PONS
MILANO - L´operazione Unicredit-Capitalia fa discutere, soprattutto nell´ovattato mondo dei banchieri d´affari. E dopo le uscite pubbliche di Alessandro Profumo, Cesare Geronzi e Giovanni Bazoli, ci si interroga se il futuro regalerà qualche nuovo assestamento nella galassia Mediobanca-Generali, oltre a quelli già annunciati. La preoccupazione del mondo Intesa Sanpaolo, come già trapelato nei giorni scorsi, è quella che Unicredit, senza il contrappeso di Capitalia, possa esercitare attraverso Mediobanca un´influenza dominante sulle Generali, socie al 5% proprio di Intesa Sanpaolo, il suo principale concorrente. « già stata annunciata l´uscita diretta di Unicredit e Capitalia da Generali e il dimezzamento della quota in Mediobanca - fa sapere uno dei banchieri d´affari coinvolti nella fusione annunciata domenica scorsa - la verità è che Bazoli vorrebbe entrare a sua volta in Mediobanca ma questa possibilità è stata esplicitamente esclusa da tutti i soci».
Le soluzioni proposte da Bazoli, un´ulteriore discesa di Unicredit in Piazzetta Cuccia o una fusione con la stessa e la contemporanea dismissione del 14,5% di Generali, sembrano difficilmente praticabili. «Sono d´accordo con Bazoli, il cordone va tagliato in qualche punto - spiega un altro banchiere molto vicino, in questo periodo, al gruppo Intesa - la seconda soluzione indicata da Bazoli mi sembra la più sana». La terza strada, non enunciata da Bazoli nella sua intervista al Sole 24 Ore, sarebbe quella di un´uscita di Generali da Intesa Sanpaolo, visto che su questo legame ci ha messo gli occhi l´autorità Antitrust imponendo anche alcune misure volte a sciogliere i conflitti di interesse. Ma, nella sostanza, non sembra che a breve possano esserci alcuni cambiamenti all´impostazione generale dell´operazione Unicredit-Capitalia. Certo, bisognerà vedere in quali tempi la banca guidata da Profumo adempierà a ciò che ha annunciato. Ma è presumibile che con il passaggio di Geronzi in Mediobanca il numero uno di Unicredit avrà le mani libere per fare ciò che vuole delle partecipazioni "non core". Oltre a Mediobanca e Generali, è bene ricordarlo, c´è il 2% di Rcs destinato a creare qualche sommovimento nel patto di sindacato. L´ipotesi di conferire tutte le azioni del patto a una Fondazione, rilanciata anche da Bazoli, non sembra trovare d´accordo né Mediobanca né gli altri azionisti. E il presidente Rcs Piergaetano Marchetti, colui che dai tempi della scalata di Stefano Ricucci sta studiando la formula Fondazione, non sembra avere nuovi elementi per le mani. Semmai sta aspettando che i soci più rappresentativi gli forniscano delle indicazioni più precise sul da farsi. In primo luogo se l´oggetto dell´operazione debba riguardare tutta la casa editrice o soltanto il Corriere della Sera come si era pensato in un primo momento. E che fine dovrebbero fare gli interessi economici attaccati alle azioni o agli asset che in base al progetto dovrebbero confluire nella Fondazione. Comunque, a quanto sembra di capire, al momento le discussioni prevalgono sui fatti.