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 2007  maggio 23 Mercoledì calendario

CON RETTIFICHE

non sostanziali DI LIVIA TURCO E FORMIGONI
Un ascesso a un molare, guai a chi lo metta in dubbio, può essere meno doloroso di un rimorso. La storia è ricca di figure, spesso in odore di santità, che hanno accettato serenamente i più strazianti supplizi carnali perché più insopportabile sarebbe loro sembrato il supplizio spirituale del cedimento al peccato.
Perfino fra i deputati di questa nostra stagione politica c’è chi cerca il dolore come forma di donazione a Dio. Come la senatrice «teodem» della Margherita, Paola Binetti, che a una giornalista de Il Sardegna ha detto che sì, certo, usa il cilicio: «Vede, è una pratica che appartiene alla cultura cristiana, e non solo. La vita di ognuno di noi è esposta a prove e difficoltà e ci vuole un certo "allenamento". Le privazioni, lo spirito di mortificazione, un domani mi aiuteranno ad affrontare cose più grandi. Pensi a cosa fanno le persone che vogliono mantenere la linea. Oppure a un atleta che si prepara per una gara». E fa male? «Non più che portare il busto come facevano le donne in altri tempi. O girare in inverno con l’ombelico di fuori». Alla larga dalle risatine di commento: non per tutti l’unica cosa che conta è la salute fisica.
C’è però qualcosa di strabiliante nei numeri diffusi dal Rapporto della Direzione statistica del ministero della Salute. Numeri che dicono che oggi, negli ospedali italiani, tra quanti prendono ogni mese la busta paga dal Servizio Sanitario Nazionale, i preti sono quasi il triplo dei dentisti. Per carità, non è l’unica curiosità. Desta qualche stupore, ad esempio, che su 648.384 dipendenti complessivi ci siano non solo 105 mila medici e 252 mila infermieri ma anche 125 architetti, 873 ingegneri, 179 avvocati e tre geologi. E qualcuno potrà interrogarsi sui motivi che fanno sì che in Lombardia ci sia un dipendente del ministero della Salute ogni 96 abitanti e in Valle d’Aosta uno ogni 63.
Ma la domanda resta: è normale che la Salute paghi più sacerdoti che dentisti? Sia chiaro: tutto regolare. Tutto stabilito dal concordato firmato nel 1984 tra la Chiesa e Bettino Craxi (che fece sapere d’avere ruotato intorno alla scrivania per rivolgersi al ritratto di Garibaldi: «Scusami, Giuseppe») e tradotto in una serie di protocolli d’intesa tra le Regioni e le diocesi. Come quello siglato nel 2005 dal presidente lombardo Roberto Formigoni e dal «legale rappresentante» della Regione Ecclesiastica Lombardia, il cardinale Dionigi Tettamanzi. Dove si spiega che non solo in base al Concordato «la degenza in ospedali, case di cura o di assistenza pubbliche» non può «dar luogo ad alcun impedimento nell’esercizio della libertà religiosa o nell’adempimento delle pratiche di culto dei cattolici» ma che una legge regionale ribadisce che «i ricoverati devono essere posti in grado di partecipare all’esercizio del loro culto». Sarebbe quindi del tutto ovvio che «rientra fra il personale degli enti ospedalieri anche quello dedicato all’assistenza religiosa, costituito da ministri del culto cattolico».
Certo, qualche laico si chiederà se sia giusto che la designazione di questi dipendenti pubblici pagati anche coi soldi dei cittadini atei, ebrei, musulmani o anti-clericali siano scelti esclusivamente dalle diocesi e abbiamo «piena autonomia operativa, con dipendenza esclusiva dall’ordinario diocesano». Già si moltiplicano, in Internet, gli interventi di insofferenza. Più ancora però, converrete, stupisce la scarsità di dentisti: possibile che su 105.652 medici gli odontoiatri a disposizione della popolazione, e soprattutto di chi non è benestante e non ha una mutua integrativa, siano solo 163 e cioè poco più di un terzo dei 417 «assistenti religiosi»? Cosa se ne fanno, gli italiani più bisognosi, di un dentista pubblico ogni 350 mila abitanti?
Gian Antonio Stella

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Il Servizio Sanitario e la cura dei denti
«Più sacerdoti che dentisti nelle Asl»! Confesso che lì per lì ci stavo cascando anch’io. Quasi rassegnandomi all’ennesima anomalia di questo nostro Ssn. stato infatti solo dopo aver ricevuto dai miei uffici i dati completi dell’offerta di assistenza odontoiatrica del Ssn che ho deciso di scrivere questa lettera. Per ristabilire alcune certezze ma, comunque, anche per condividere la sostanza della denuncia di Gian Antonio Stella. Riassumibile nel fatto che la nostra sanità pubblica fa ancora troppo poco per la cura dei denti dei nostri cittadini.
Partiamo dai dati. I 163 odontoiatri che compaiono nell’anagrafe dei dipendenti del Ssn sono riferiti solo a quelli laureati nella nuova e recente laurea in odontoiatria (i primi nel 1985). Per effetto della normativa che disciplina l’esercizio della professione, infatti, i medici che possono erogare prestazioni specialistiche di odontoiatria e stomatologia sono rappresentati anche dal personale con laurea in medicina e chirurgia immatricolatosi prima del 18 dicembre 1980 e dal personale con laurea in medicina e chirurgia e specializzazione in odontostomatologia immatricolatosi tra il 1980 e il 1984. Pertanto il dato riferito agli odontoiatri non individua il personale medico complessivo operante nell’area odontoiatrica, che assomma a circa 600 unità. A questi si aggiungono altri 3.000 dentisti, che svolgono la propria attività negli ambulatori pubblici territoriali e che hanno con il Ssn un rapporto di convenzione. Più altre centinaia di professionisti che lavorano nelle strutture private accreditate dal servizio sanitario per fornire un servizio pubblico ai cittadini.
Complessivamente tra, pubblico e privato accreditato e convenzionato, il Ssn eroga ogni anno oltre 5 milioni di prestazioni odontoiatriche, di cui più di un milione presso gli ambulatori situati all’interno degli ospedali e quasi 4 milioni e 400 mila presso gli ambulatori extraospedalieri.
Seconda osservazione. Stella si stupisce anche del fatto, e questa volta i dati riportati nel suo articolo sono esatti, che nella sanità operino anche 125 architetti e 873 ingegneri. Questi numeri non devono stupire. Indicano semmai una carenza di queste figure che nella sanità moderna e tecnologica sono invece essenziali per garantire qualità e sicurezza delle cure. La tragedia di Castellaneta nasce anche dai ritardi che in molte realtà vi sono nell’acquisire professionalità nuove per gli uffici tecnici delle Asl e degli ospedali, ai quali spettano compiti vitali per i controlli e la manutenzione. Anche per questo abbiamo appena varato un ddl che prevede l’istituzione nelle Asl di un servizio di ingegneria clinica che garantisca l’uso sicuro, efficiente ed economico dei dispositivi medici costituiti da apparecchi e impianti sanitari. Prevedendo procedure specifiche e più stringenti per il collaudo, la manutenzione e le verifiche periodiche di sicurezza.
Ma voglio tornare alla questione dei denti. Dicevo all’inizio che, a parte i numeri incompleti, la denuncia di fondo di Stella resta: è vero, la sanità pubblica fa ancora poco per assicurare la sanità dentale. E’ un problema che mi sono posta fin dall’inizio del mio mandato e più volte ho definito quella dei denti sani una «questione di classe», come si diceva una volta. Chi può si cura sempre e bene i denti. Chi non può non sempre riesce ad avere le prestazioni adeguate dal servizio pubblico. Penso che dare la possibilità di «un sorriso bello e in buona salute» a tutti gli italiani sia un obiettivo importante. Da mettere in agenda valutando anche forme innovative e complementari di assistenza, attraverso fondi integrativi con tariffe e costi moderati. Ma anche proseguendo il rilancio dell’odontoiatria pubblica, in linea con quanto già fatto con la finanziaria di quest’anno che ha stanziato 2,5 miliardi di euro per l’ammodernamento delle strutture sanitarie, indicando i servizi odontoiatrici tra le priorità sulle quali investire.
Livia Turco
Ministro della Salute In riferimento a quanto si legge nella rubrica «Tuttifrutti» del 23 maggio, a firma Gian Antonio Stella, non si può contestare a Regione Lombardia il fatto di dare attuazione a una normativa nazionale, come siamo istituzionalmente tenuti a fare e di norma facciamo. Ci risulta poi che anche altre Regioni italiane abbiano approvato provvedimenti analoghi e del resto si tratta di garantire ai cittadini il rispetto di un loro diritto certo.
Roberto Formigoni
Presidente della Regione Lombardia
• La precisazione di Livia Turco sui dati ufficiali forniti dal Servizio Sanitario Nazionale ci tira un po’ su. Resta il fatto che, come lo stesso ministro ammette con rammarico, c’è un dentista pubblico ogni 16 mila abitanti. E un prete, almeno in Lombardia, ogni 350 letti. Per carità, lontana da me l’idea di rimproverare a Formigoni di essere stato rispettoso di una legge dello Stato. Ma certo, se va curato lo spirito, anche le carie avrebbero bisogno di più attenzione.
Gian Antonio Stella