Articoli vari, 23 maggio 2007
ARTICOLI SULLO SCANDALO VISCO CHE RIMUOVE GLI UFFICIALI DELLA GUARDIA DI FINANZA CHE HANNO INDAGATO SU CONSORTE-UNIPOL
Il Giornale, 22/5/2007. Ecco il verbale dell’interrogatorio del comandante generale della Guardia di Finanza generale Roberto Speciale sulle ingerenze del viceministro Vincenzo Visco nella Guardia di Finanza, per azzerarne il vertice della Lombardia.
«L’anno 2006, addì 17 luglio 2006, alle ore 16.10 presso gli uffici del Comando Regionale Lombardia della Guardia di Finanza, viene redatto il presente verbale. Avanti all’Avvocato generale dottoressa Manuela Romei Pasetti è presente il Generale di Corpo d’Armata Roberto Speciale che dichiara.
«Via quei comandanti» «Il giorno 13 luglio alle ore 15.00 circa il mio Capo ufficio, Colonnello Michele Carbone, mi ha informato che ero stato convocato alle ore 17.30 dello stesso giorno dal vice ministro Visco. In un secondo tempo lo stesso ufficiale mi ha riferito di aver appreso, solo in quel momento che Visco avrebbe ricevuto, prima di me, il Comandante in Seconda del Corpo, Generale Italo Pappa (ore 15.30) e l’Ispettore per gli Istituti di Istruzione,Generale Sergio Favaro (ore 16.00). Recatomi all’appuntamento il Vice Ministro Visco mostrandomi un appunto dattiloscritto recante quanto segue: * Comando Regionale Lombardia Generale Forchetti
* Comando Nucleo Regionale Lombardia Colonnello Lorusso *ComandoNucleo Provinciale PT Milano Colonnello Pomponi
* Gruppo servizi Polizia Giudiziaria Tenente Colonnello Tomei
Mi ha impartito l’ordine di avvicendare i suddetti ufficiali e di avanzargli delle alternative proposte di impiego. Visco inoltreha disposto perentoriamente di concertare, da quel momento in poi, ogni decisione d’impiego con i generali Pappa e Favaro. Alla miaobiezione che prima di effettuare detti provvedimenti sarebbe stato opportuno informare l’Autorità Giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o informarla successivamente. Rientrato in ufficio ho ricevuto i Generali Pappae Favaro. Il Comandante in Seconda mi ha detto che il Vice Ministro gli aveva parlato della sua intenzione di avvicendare i comandanti dei reparti del Corpo alla sede di Milano senza indicarne le motivazioni alla base; ha inoltre aggiunto che sarebbe stato auspicabile arrivare ad un’ipotesi d’impiego condivisa all’unanimità, onde evitare che ognuno, così come richiesto da Visco in caso di disaccordo, avesse dovuto presentare la propria proposta. Dopo tali premesse il generale Pappa mi ha illustrato le ipotesi di avvicendamento, già da lui concordate con il generale Sergio Favaro. Su queste proposte sono intervenuto al fine di razionalizzare le ipotesi di impiegodel generale Mario Forchetti, proponendo di destinarlo a un comando regionale di pari livello, onde salvaguardarne il profilo di carriera e del colonnello Lorusso allo scopo di lasciarlo a Milano, per delicati problemi familiari a me noti, nell’incarico di capo di stato maggiore del Comando Interregionale di corso Sempione».
Giudici in allarme «Il 14 luglio tali proposte sono state oggetto della comunicazione che hoinviato alla persona del Vice Ministro. Alle 15 circa dello stesso giorno ho contattato il procuratore della Repubblica di Milano, dottor Manlio Minale, che mi aveva precedentemente chiamato in ufficio. Lo stesso mi ha riferito di essere quanto mai sorpreso ed allarmato da voci circa il presunto avvicendamento dell’attuale gerarchia della Guardia di Finanza di Milano, rappresentandomi che la stessa godeva della indiscussa fiducia della propria Procura e che tale improvviso avvicendamento avrebbe determinato serie problematiche alla prosecuzione delle delicate investigative in corso. Ho risposto che il piano impiego dei dirigenti era stato approvato e definito nel mesedimarzoe che in tale pianononc’era traccia di trasferimenti interessanti la sede milanese, in quanto non ve ne era alcuna necessità. Ho quindi aggiunto di essere stato convocato dall’Autorità Politica la quale, invece, mi ha dato precise indicazioni nominative sugli ufficiali che dovevano con immediatezza essere avvicendati da Milano. A conclusione il dottor Minale mi ha preannunciato l’invio di una sua missiva contenente richiesta di delucidazioni che allego in copia».
Le pressioni di Visco «Alle ore 15.20 dello stesso giorno, il generale Pappa mi ha informato di aver ricevuto, per il tramite del gen. Zanini (vice capo gabinetto Vice Ministro Visco, ndr), una busta chiusa a me indirizzata, da parte del Vice Ministro. Dopo averla aperta me ne riferiva il contenuto. Alle 17.42 circa, arrivato a Bari, - dove mi ero recato per prendere parte alle celebrazioni del centenario di istituzione della Legione Allievi della Guardia di Finanza -, il vice capo di gabinetto di Visco, generale Flavio Zanini,mi ha riferito di aver appreso da Giovanni Sernicola, caposegreteria particolare del vice ministro, che quest’ultimo si aspettava la diramazione degli ordini di trasferimento, di cui alla missiva del 14 luglio. In risposta ho riferito di trovarmi a Bari e di non poter essere a Roma, prima del pomeriggio del giorno successivo, nonché di aver già concordato con il Gen C.A. Italo Pappa la fissazione di una riunione di Stato Maggiore avente per oggetto la tempistica dei movimenti in questione, datenersi la settimana successiva. Alle 17.57 il Generale Zanini mi ha comunicato che Visco, a seguito della propria lettera indirizzatami nello stesso giorno, considerava i trasferimenti in parola esecutivi e che, quindi, doveva partire il messaggio. Al riguardo ho ribadito di essere alla sede di Bari e di non poter rientrare a Roma che il giorno dopo».
GdF commissariata «Alle 19.21 il gen. Zanini ha fatto sapere al maggior Cosentino che Visco voleva parlarmi. Alle ore 19.22 il vice ministro mi ha riferito che i trasferimenti dovevano essere eseguiti immediatamente. Alle 19.40, l’Aiutante di Campo del comandante in seconda, maggiore Mario Salerno ha rappresentato al maggiore Casentino che il generale Pappa desiderava parlarmi. Alle ore 20.06 Pappa mi ha proposto di diramare i trasferimenti degli ufficiali in questione, senza fissare nel relativo messaggio le rispettive decorrenze. In merito gli ho manifestato la necessità di rispettare le norme amministrative in materia che prescrivono la partecipazione dei destinatari di eventuali trasferimenti al processo decisionale. Alle ore 20.15hodato ordine al comandante in Seconda di diramare i messaggi di comunicazione di avvio del procedimento amministrativo di impiego. In data 15 luglio 2006, rientrato a Roma, alla presenza del generale Spaziante, ho incontrato nelmio ufficio il generale Pappa a cui ho mostrato la lettera (di richiesta di chiarimenti, ndr) ricevuta dal procuratore capo di Milano. Il generale Pappa ha minimizzato l’accaduto sostenendo che di lettere come quella di Minale ne arrivano tante. Ho chiesto a Spaziante di contattare Zanini al fine di incontrare il prima possibile il vice ministro Visco. Dopo aver sentito il predetto ufficiale generale, Spaziante mi ha riferito che l’incontro non sarebbe stato possibile prima del lunedì successivo, 17 luglio e che comunque Zanini insisteva nell’avere assicurazione della partenza del messaggio dei movimenti definitivi. Nella serata di domenica 16 luglio 2006, alle 22.50 circa ho ricevuto una telefonata da parte del generale Zanini che mi ha riferito della notizia Ansa, di cui allego copia e che in proposito Visco sollecitava da parte mia, una immediata smentita alla notizia, con riferimento alla sua connessione alla vicenda Unipol. Alle 23.20 sono stato ricontattato nuovamente da Zanini che mi ha chiesto di accelerare l’uscita della smentita alla notizia Ansa nei termini di cui sopra. Ho convocato di conseguenza il Capo di Stato Maggiore e il Sottocapo. A mezzanotte circa Zanini mi ha informato telefonicamente che Visco aveva provveduto personalmente alla smentita e che si aspettava altrettanto dal sottoscritto. Dopo una consultazione con il capo e il sottocapo di Stato Maggiore ho ordinato di provvedere alla diramazione di un comunicato stampa, nel quale si precisavano i reali termini del provvedimento da me adottato.
Pronte le dimissioni Alle ore 9.26 del 17 luglio 2006 sono stato informato dal colonnello Carbone che il colonnello Ortello lo aveva chiamatoriferendogli che avrei dovutochiamare subito il vice ministro Visco. Contattatolo immediatamente questi mi ha riferito di ritenermi responsabile di quanto accaduto, di non aver rispettato alcuna regola deontologica non avendo dato io esecuzione istantanea a quantomiera statoda lui ordinato, di riunirmi subito con i generali Pappa e Favaro per dare a quegli ordini esecuzione immediata e di concordare con loro una risposta da dare alla Procura di Milano. Il vice ministro Visco ha aggiunto che se non avessi ottemperato a queste direttive, erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Preso atto, ho risposto al vice ministro che l’osservanza delle regole è stata da sempre il faro della mia vita, di non poter, pertanto, assecondare queste sue ultime richieste e che, piuttosto, ero pronto a rassegnare il mandato. L’intera conversazione telefonica è avvenuta alla presenza del colonnello Carbone e del maggiore Cosentino. Alle ore 12.00 circa del 17 luglio 2006 il generale Spaziante mi ha informato che con due distinte telefonate sia Pappa sia Favaro gli hanno riferito che, su disposizione del vice ministro Visco, loro pervenuta per il tramite del generale Zanini, il contenuto della lettera di risposta, da inviare al procuratore di Milano, sarebbe dovuto essere preventivamente concertato con entrambi i suddetti generali di Corpo d’Armata. In conclusione non è mai emersa alcuna motivazione che potesse concretizzare addebiti per comportamenti tenuti dagli ufficiali di Milano. Anzi devo precisare che mi era stata comunicata verso la metà di giugno la nota n. 2094/06 datata 1 giugno 2006 a firma del procuratore capo della procura di Milano, Manlio Minale, indirizzata al Comandante Regionale Lombardia, generale Forchetti, il cui contenuto evidenzia la grandeprofessionalità degli ufficiali in questione nell’attività di servizio. Fatto, letto, chiuso alle ore 17.30 in data 17/07/2006 e nel luogo come sopra». (a cura di Gianluigi Nuzzi)
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Maurizio Belpietro, Il Giornale 22/5/2007. «Un avvicendamento unicamente riconducibile a esigenze di servizio». «Cambi del tutto ordinari». «Trasferimenti concordati, pianificati dal comando generale della Guardia di finanza, senza contare che per alcuni degli ufficiali in partenza è una promozione».
Non risparmiò le parole Vincenzo Visco quel 17 luglio di un anno fa. Sorpreso dalla bufera politica che stava montando dopo la decapitazione dell’intero vertice della Gdf in Lombardia, il viceministro dell’Economia si affrettò a gettare acqua sul fuoco, negando che quei trasferimenti fossero punitivi, smentendo d’esserne l’ispiratore, ma soprattutto respingendo qualsiasi relazione tra l’allontanamento di generali e colonnelli e l’inchiesta Unipol.
In una parola: mentiva, se è vero ciò che ha riferito ai magistrati il comandante generale della Guardia di finanza Roberto Speciale. Il Giornale è in grado di riportare integralmente il verbale dell’interrogatorio. Se è vero ciò che racconta Speciale, l’azzeramento dell’intero vertice delle Fiamme gialle della Lombardia e di Milano non era frutto di promozioni, e non lo era nemmeno di ordinari avvicendamenti. Visco - come spiega il nostro Gianluigi Nuzzi - ordinò al comandante in capo di rimuovere senza indugi il generale Forchetti e i suoi collaboratori e indicò personalmente i nomi degli ufficiali che dovevano fare le valigie. Secondo Speciale, al viceministro non importava assolutamente nulla di ciò che avrebbero fatto in futuro i militari rimossi, bastava che fossero spediti il più in fretta possibile lontano da Milano. La colpa di cui si erano macchiati agli occhi di Visco non è conosciuta, ma certo si sa che gli alti ufficiali avevano svolto le indagini sui furbetti del quartierino e sugli ancor più furbetti uomini delle Coop rosse. Anzi, su questi ultimi stavano ancora indagando e, proprio prima dell’estate, in Procura a Milano c’era un certo attivismo. Visco ordinò un trasferimento in tutta fretta, intervenendo di persona, telefonando con insistenza. E, siccome il comandante generale tergiversava perché non trovava ragione alcuna per quella improvvisa rimozione, il viceministro diessino giunse a minacciarlo, facendogli intendere che se non avesse dato il via immediato ai trasferimenti ne avrebbe sopportato le conseguenze. In pratica, la sua carriera sarebbe stata irrimediabilmente compromessa.
Se dobbiamo dar retta alla testimonianza del numero uno della Guardia di finanza, lo scontro al vertice fu molto duro e inconsueto. Speciale, alla fine, fu costretto ad adeguarsi. Soltanto l’esplodere delle polemiche dopo la diffusione dei provvedimenti fermò la decapitazione delle Fiamme gialle. La presa di posizione della Procura di Milano e le interrogazioni parlamentari indussero Visco a indietreggiare, ma soprattutto a negare un suo intervento per bloccare l’inchiesta Unipol. Ma delle vaghe giustificazioni del viceministro non resta in piedi nulla dopo aver letto la testimonianza del generale Speciale, che meticolosamente ha annotato ogni passaggio dell’oscura vicenda e lo ha riferito ai giudici.
Restano due domande. La prima: perché Visco aveva così fretta di cacciare i vertici della Gdf della Lombardia? Cosa temeva? Perché quegli ufficiali non potevano restare ai loro posti un giorno di più? A questa domanda risponderà la Procura. La seconda domanda è più politica: può un viceministro restare al suo posto dopo aver tentato, con pressioni e minacce, di far trasferire ufficiali che indagavano sugli affari rossi? A questa so rispondere anch’io: no, non può.
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Carlo Bonini, la Repubblica 23/5/2007. Sembra una storia limpida, «il caso Visco». Non lo è. Perché monca e sapientemente manipolata. E, come in tutte le storie manipolate, i fatti ne nascondono un´altra. Che racconta le mosse oblique del vertice della Guardia di Finanza e ne svela le ragioni velenose. notizia di ieri. Il "Giornale", di proprietà della famiglia Berlusconi, "documenta" un brutto affare. In un verbale del 17 luglio 2006, il comandante generale della Finanza, Roberto Speciale, riferisce all´Avvocatura dello Stato di essere stato oggetto di indebite, insistite e minacciose pressioni da parte del viceministro per l´Economia Vincenzo Visco per trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano. Quattro ufficiali che, in quel momento «lavorano all´inchiesta» che ha tolto serenità ai Ds, «il caso Unipol». La richiesta di trasferimento non ha nessuna apparente motivazione se non quella, «inconfessabile» di punire servitori dello Stato considerati politicamente inaffidabili dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi. Il comandante Speciale resiste coraggiosamente all´arroganza del viceministro e la spunta. I quattro ufficiali restano al loro posto. Il fatto non è nuovo (le cronache del luglio 2006 riferirono diffusamente del conflitto tra comandante generale e viceministro), ma il verbale di Speciale offre pathos, sollecita indignazione. Tra il 13 e il 17 luglio 2006, sembra di vederlo, il generale mentre, assediato nel suo ufficio di viale XXI aprile, prova a spiegare a Visco che non può dare corso immediato a trasferimenti imposti del ministro senza violare la legge. Che esistono delle procedure da rispettare e che a quelle lui starà. Sembra di vederlo ancora, ventilare stoicamente le dimissioni il 17 luglio 2006, quando dall´ufficio del viceministro arrivano arroganti minacce.
La cronaca del "Giornale" porta la firma di Gianluigi Nuzzi. E il dettaglio non è neutro. Serve a entrare nella storia del «caso Visco», a ricostruirne con esattezza i passaggi. A illuminarne i protagonisti. Nuzzi ha ottime fonti nella Guardia di Finanza. Ha tenuto dei corsi alla scuola della Guardia di Finanza. Nella Guardia di Finanza ha raccolto il brogliaccio di un´intercettazione mai trascritta che, nel gennaio 2006, documenta la ormai celebre conversazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte («Abbiamo una banca...») che sprofonda i Ds in uno psicodramma. Ma, soprattutto, Gianluigi Nuzzi ha un amico importante nelle Fiamme Gialle: il generale Emilio Spaziante, che della Guardia di Finanza è stato capo di Stato Maggiore dal luglio 2005 al marzo scorso, quando viene nominato vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei nosti servizi segreti). Nuzzi e Spaziante si conoscono da tempo e insieme, nel 2004, inciampano in una fuga di notizie per un´indagine sui bilanci dell´Impregilo. Vicenda che appare dimenticata, ma che, nel gennaio 2006, quando si consuma la fuga di notizie su Fassino e Consorte, a molti sembra utile ricordare.
Estate 2006, dunque. Visco è appena arrivato all´Economia, il generale Emilio Spaziante è a Roma ormai da un anno quale capo di Stato maggiore. Fino all´anno prima, ha comandato la Regione Lombardia. E la Lombardia e Milano sono da sempre il suo "collegio". Non c´è foglia che si muova nei comandi territoriali che lui non sappia. Quando dunque lascia per il comando a Roma, Spaziante impone quale suo successore un amico fraterno, un compagno di corso: il generale Mario Forchetti. Per Spaziante è una garanzia doppia. Non solo per l´amicizia, ma per il network che li lega. Entrambi sono stati ufficiali del "II Reparto", l´intelligence della Guardia di Finanza, l´occhio e l´orecchio che lavora in perfetta osmosi con il Sismi dell´ex generale di corpo d´armata della Fiamme Gialle Nicolò Pollari e da cui Pollari pesca decine e decine di suoi ex ufficiali.
Il Sismi di Pollari - la Guardia di Finanza della Lombardia - il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. E´ un triangolo d´acciaio che ha il suo baricentro a Milano dove, in quei mesi, molto bolle in pentola. Non solo le inchieste sulle scalate bancarie e sul caso Unipol, ma anche le vicende di Telecom, le singolari intrusioni nelle anagrafi tributarie alla ricerca di qualche buona notizia sullo stato dei patrimoni dei leader del centro-sinistra.
Epperò, ecco che nel luglio del 2006, il network sembra doversi improvvisamente spezzare. In giugno, il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, sollecita il viceministro Visco a dare corso a una cinquantina di avvicendamenti di alti ufficiali stilata nei mesi precedenti. Visco prende tempo e chiede di poter prima compiere un giro di orizzonte. Riunisce i direttori generali delle amministrazioni civili dello Stato, i vertici della Guardia di Finanza, chiedendo che su quella lista di trasferimenti faccia le loro osservazioni non solo il generale Spaziante, ma anche l´allora comandante in seconda Italo Pappa e l´ufficiale che dovrà succedergli, il generale Sergio Favaro. Per quel che ne riferiscono oggi fonti qualificate al ministero dell´Economia, Visco raccoglie da Favaro e Pappa un´opinione condivisa che a Milano e nella Lombradia esista «una criticità». Nessuno aggiunge di più. Ma il network che fa capo a Spaziante non è un segreto per nessuno.
Visco chiede dunque al Comandante generale di integrare la lista di trasferimenti già pronta con quattro nomi: il comandante regionale della Lombardia, generale Forchetti; il comandante del Nucleo provinciale Regionale della Lombardia, colonnello Lorusso; il comandante del Nucleo provinciale della polizia tributaria di Milano, colonnello Pomponi; il gruppo dei servizi di polizia giudiziaria, Tomei.
I quattro ufficiali da trasferire diventano presto tre (Tomei scompare dall´orizzonte). E il 13 luglio 2006, a leggere il suo verbale pubblicato dal "Giornale", il comandante generale Speciale entra nel suo personale inferno. Curiosamente, però, lo stesso generale omette di riferire cosa accade il 14 di luglio. Con una nota al viceministro Visco, lo informa di aver predisposto l´avvio dei procedimenti di trasferimento. Indica anche a quali nuovi incarichi saranno destinati: Forchetti sarà il nuovo comandante generale della Regione Piemonte; Lorusso il nuovo capo di stato maggiore del comando interregionale di Milano; Pomponi andrà al comando generale a Roma.
Passano i giorni e al ministero monta l´irritazione perché non si ha alcun segno che quel che Speciale ha scritto nella sua nota avrà un seguito. Ma lo stallo ha una ragione. Consente di manovrare a chi deve impedire che il triangolo Sismi-Spaziante-Milano si spezzi. Viene costruito un primo falso. Che i tre ufficiali da trasferire paghino il loro coinvolgimento nell´indagine Unipol. In realtà, nessuno di loro vi ha mai messo mano. All´inchiesta (e alle sue intercettazioni) hanno lavorato, a Milano, gli uomini del nucleo di polizia valutaria di Roma. Piuttosto è vero che il brogliaccio dell´intercettazione Consorte (di cui si è avuta "fuga di notizie") è stato redatto nella caserma milanese di via Filzi, sede del nucleo di polizia tributaria (quello comandato da Pomponi). Il resto è un gioco da ragazzi. La notizia dei trasferimenti contesi obbliga l´Avvocatura generale dello Stato ad aprire un fascicolo per conoscere «eventuali addebiti disciplinari» sul conto degli ufficiali in predicato di trasferimento. E il caso viene affidato a Manuela Romei Pasetti, amica di famiglia del generale Spaziante. Che, insieme a Speciale, viene sentito ad horas negli uffici della caserma di via Filzi a Milano. I generali Pappa e Favaro, che pure avrebbero qualcosa da dire, e di diverso, dovranno aspettare settembre e saranno sentiti in Procura.
A fine luglio 2006, la partita è chiusa. Spaziante e Speciale hanno vinto. Gli ufficiali da trasferire restano al loro posto. Come i veleni di quella storia. Buoni per essere riproposti ora, che si ricomincia a parlare di un nuovo comandante generale della Guardia di Finanza.
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Paola Di Caro, Corriere della Sera 23/5/2007. ROMA – Un «galantuomo» che non ha niente da farsi perdonare. No, un ministro che invece ha «molto da spiegare», e che – soprattutto – ha davanti a sé solo una strada: «Le dimissioni». Il caso Visco scatena reazioni contrastanti nel mondo politico: a difesa pressoché compatta si schiera la maggioranza, all’attacco l’opposizione.
Il vice ministro, da parte sua, replica sdegnato alle accuse di aver fatto pressioni per trasferire gli ufficiali della Guardia di Finanza che indagavano sulla scalata dell’Unipol a Bnl: «Sulla Guardia di Finanza – dice – non c’è stata alcuna pressione indebita, di nessun tipo. Il trasferimento dei generali rientrava nell’ordinaria amministrazione, tanto che la proposta di trasferimento fu fatta dal Comandante Generale.
E poi, di fatto, gli ufficiali sono rimasti a Milano, salvo uno che è stato trasferito recentemente». Per questo quella del Giornale è una «ricostruzione capziosa e scientemente distorta», dei fatti, è «l’ennesimo tentativo di creare una bagarre per eludere i fatti», ecco perché l’intenzione è quella di «adire le vie legali». E annuncia di volersi rivolgere a un avvocato. Ma il caso non sembra destinato a chiudersi presto. Perché sul comportamento di Visco la Cdl vuol sapere di più (per An La Russa invoca la presenza in Aula «almeno di un vice ministro» per riferire sul caso) perché, dice uno scandalizzato Silvio Berlusconi, «si tratta di un fatto grave, che testimonia l’arroganza di questa sinistra che pensa di utilizzare le istituzioni come la Guardia di Finanza per attaccare gli avversari». E male fa, accusa l’ex premier, la «grande stampa ormai vicina alla sinistra a mettere il silenziatore su una vicenda così grave». Insomma – punta il dito anche il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, assieme ai maggiori esponenti di Lega, An e Fi – serve chiarezza perché c’è «un’ombra preoccupante che va sanata».
Ma a difendere Visco scende in campo il presidente del Consiglio, con dichiarazioni
tranchant: «Dimissioni?
solo propaganda, è una richiesta che non prendiamo nemmeno in considerazione, Visco ha la mia piena fiducia» e questo perché la questione contestata «è una cosa vecchia» sulla quale «abbiamo già risposto con estrema chiarezza in Parlamento nel luglio scorso. Si tratta di propaganda».
A fianco del suo vice anche il ministro dell’Economia Tommaso Pa- doa-Schioppa: «Visco è persona che ha eminenti capacità di unire dottrina, amministrazione e politica, ma soprattutto ha una rara tempra di galantuomo». E naturalmente, a difesa del compagno è schierato Piero Fassino: «C’è un vergognoso linciaggio mediatico contro Visco, sulla cui competenza, onestà e rigore istituzionale nessuno davvero può avere il minimo dubbio». Ma il segretario dei Ds accusa anche il Giornale di essere «lo stesso quotidiano che ha aggredito e linciato altri dirigenti del centrosinistra con i falsi scandali Telekom Serbia, Mitrokhin, Sme e Italtel» e «ogni volta il castello di carte false è miseramente crollato, senza che peraltro mai il Giornale e il suo direttore abbiano sentito il dovere morale di chiedere scusa alle persone denigrate». Insomma, conclude il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano, si tratta solo di una «polemica risibile e strumentale».
E però, nonostante sia scontata la solidarietà al vice ministro, anche dal centrosinistra c’è chi auspica chiarezza, per evitare polveroni dannosi per tutti: «Non conosciamo i fatti, penso che il ministro Visco abbia tutti gli strumenti per dare le giuste risposte. una questione a cui deve dare una risposta, può tranquillamente darla come penso farà», dice il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli. E anche il capogruppo dell’Italia dei Valori Nello Formisano ritiene «necessario fare chiarezza», ma «la si faccia, senza schiamazzi e con una serenità d’animo tale che qualunque sia il risultato lo stesso serva solo a rafforzare le istituzioni, piuttosto che screditarle».
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Luigi Ferrarella, Corriere della Sera 23/5/2007. MILANO – Una contesa lunga quasi un anno. Era il 28 luglio 2006 quando, nei comunicati del comandante generale della Guardia di Finanza, generale Roberto Speciale, le «ragioni di servizio» o di «normali avvicendamenti», evocate giorni prima da Visco e dalla stessa Gdf per cambiare l’intera attuale linea gerarchica delle Fiamme Gialle in Lombardia, scoloravano in «assoluta mancanza di motivazioni specifiche» per procedere ai trasferimenti: e il fatto che venissero tutti revocati era stato il risultato già di una prima polemica con il viceministro dell’Economia, accusato in quei giorni dalla Cdl di volersi liberare di ufficiali asseritamente "scomodi" per le indagini su Bnl-Unipol (quelle nelle quali si era verificata nel dicembre 2005 l’uscita sul Giornale dell’intercettazione Fassino- Consorte nè trascritta nè in mano ai magistrati, ma solo in file audio). Erano così restati al loro posto il comandante regionale della Lombardia, generale Mario Forchetti; il capo di Stato maggiore presso il comando interregionale dell’Italia nordoccidentale, generale Leandro Minervini; il comandante del Nucleo regionale di Polizia tributaria, l’allora colonnello (e oggi generale) Rosario Lorusso; il comandante del Nucleo provinciale e referente della Procura di Milano per i servizi di polizia giudiziaria, il colonnello Virgilio Pomponi; il tenente colonnello Tomei. Per la stabilità delle caselle, si erano spesi anche magistrati del pool reati economici come Francesco Greco; e non mettere a repentaglio la continuità delle indagini era stata l’unica preoccupazione che il procuratore della Repubblica Manlio Minale aveva rappresentato nella lettera scritta al Comandante generale, senza per il resto entrare nella sfera delle decisioni di competenza dei vertici Gdf.
L’Avvocato generale Manuela Romei Pasetti, non convocando a Palazzo di Giustizia ma andando a trovare nella caserma milanese di via Melchiorre Gioia il comandante Speciale e il capo di Stato maggiore Emilio Spaziante aveva ascoltato questi e altri ufficiali. A Romei Pasetti, Speciale (ha riportato ieri Il Giornale) disse: «Visco mi ha impartito l’ordine di avvicendare gli ufficiali (...) senza indicarne le motivazioni (...). Visco mi disse che se non avessi ottemperato a queste direttive erano chiare le conseguenze cui sarei andato incontro. Alla mia obiezione che sarebbe stato opportuno informare l’autorità giudiziaria di Milano, Visco mi ha risposto categoricamente che non avrebbe costituito alcun problema il non avvertirla o farlo successivamente... Poi incontrai il procuratore Minale che mi disse di essere quanto mai sorpreso e allarmato... e mi annunciò l’invio di una sua missiva per chiedere delucidazioni. Il 17 luglio il vice ministro mi disse di non aver rispettato alcuna regola deontologica per non aver dato esecuzione istantanea a quanto mi era stato da lui ordinato».
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Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 23/5/2007. ROMA – la resa dei conti. L’epilogo di uno scontro che va avanti ormai dall’estate scorsa e che adesso pone il governo di fronte alla decisione cruciale: decidere se confermare nel suo incarico il comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale. Il rapporto di fiducia con il referente politico, che è appunto il viceministro Vincenzo Visco, appare irrimediabilmente compromesso come ha spiegato lui stesso annunciando la volontà di «ricorrere alle vie legali» e sottolineando che «quegli avvicendamenti furono chiesti proprio dal generale». La scelta fatta ieri dal premier Romano Prodi di manifestare «piena fiducia» al numero due del Tesoro fornisce indicazioni chiare su quale sia l’intenzione di Palazzo Chigi. Ma la partita appare tutt’altro che chiusa. Perché la sostituzione rischia adesso di innescare nuove polemiche con l’opposizione e il timore – come fanno intuire in via XX Settembre – è che questa vicenda possa pesare anche sulle elezioni amministrative previste per domenica prossima.
LA SCELTA DI CAMBIARE In realtà un avvicendamento era previsto già da mesi. Dopo il cambio dei direttori dei servizi segreti avvenuto nel novembre scorso, il ministro della Difesa Arturo Parisi aveva lasciato intendere che anche gli altri capi degli apparati di sicurezza sarebbero stati rinnovati. Poiché il nuovo comandante dei carabinieri è arrivato lo scorso luglio, le ultime caselle da mettere a posto sono quella del capo della polizia e, appunto, quella del comandante della Finanza. Proprio in quegli stessi giorni di autunno il ministro dell’Interno Giuliano Amato, a chi gli chiedeva quale fosse il destino del prefetto Gianni De Gennaro, aveva risposto: «Nessun alto dirigente dello Stato deve rimanere in carica più di sette anni, perché supererebbe il presidente della Repubblica», rinviando tutto a giugno.
Quella scadenza è arrivata e c’è chi ritiene che la decisione di rendere noti i verbali di Speciale di un anno fa possa avere l’obiettivo di farlo rimanere al suo posto. «Con questa mossa – spiegano nell’entourage di Visco – chiunque potrà ora dire che la sua sostituzione è stata una vendetta, anche perché il generale andrà in pensione soltanto nel marzo 2008». Ma c’è anche un’altra lettura della vicenda, secondo la quale la pubblicazione degli atti potrebbe essere stata agevolata da chi voleva mettere in difficoltà proprio il comandante e saldare così vecchi conti in sospeso. Una lotta di potere che si è consumata in questi mesi con trasferimenti e avvicendamenti all’interno della stessa Finanza dove ognuno ha cercato di piazzare i suoi uomini nei posti migliori.
GLI SCONTRI INTERNI Un ruolo certamente da protagonista l’ha giocato Emilio Spaziante, che – dopo aver trascorso parte della sua carriera proprio a Milano – di Speciale è diventato il vice e da qualche mese è stato nominato numero due del Cesis. Un posto che, dicono le indiscrezioni, non avrebbe pienamente soddisfatto le sue aspettative. Ma vecchi rancori ci sono anche tra l’attuale vertice delle Fiamme Gialle e alcuni collaboratori di Visco, primo fra tutti il generale Italo Pappa. Al Tesoro l’alto ufficiale è stato chiamato dopo essersi dimesso da capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio. Una scelta resa obbligata dall’indagine sul calcio truccato: il suo vice Francesco Attardi era stato indagato perché accusato di aver passato notizie riservate a Luciano Moggi. Da allora i suoi rapporti con Speciale sono sempre stati pessimi e durante la sua audizione Pappa avrebbe fornito una versione sui trasferimenti dei quattro ufficiali in servizio a Milano opposta a quella offerta dal comandante generale.
A tutto questo, si aggiungono i malumori interni. Il primo luglio diventeranno operativi alcuni incarichi assegnati nelle ultime settimane. Un giro di poltrone che è stato vissuto da molti finanzieri come l’ultimo atto di una gestione che ha sempre mirato a riservare i posti più ambiti ai «fedelissimi», talvolta senza tenere conto dei meriti acquisiti sul campo da chi si occupa esclusivamente di attività investigativa.
LE PROTESTE DEL COCER la posizione presa dal Cocer ad esprimere quanto profondo sia il malessere della «base». I toni del comunicato diffuso nel pomeriggio sono espliciti e suonano come una presa di distanza forte dall’attuale vertice: «Se l’autorità giudiziaria ha ritenuto di indagare, è sua facoltà, e attendiamo gli esiti: ma utilizzare i fatti per fini di bassa speculazione politica e tentare di determinare una crisi nei rapporti tra la Guardia di Finanza e il vice ministro è inaccettabile. La pubblicazione di questo atto giudiziario in un momento nel quale la vicenda appariva superata, considerato che tali trasferimenti non sono avvenuti e, a quanto a conoscenza di questo organismo, nessuna formale imputazione è stata mossa dall’autorità giudiziaria a chicchessia, rischia di trascinare nuovamente l’istituzione e coloro che vi lavorano al centro di una polemica politica assolutamente inaccettabile».
Il generale Domenico Minervini, presidente della rappresentanza sindacale, lo dice chiaramente: «Rivendichiamo di non esserci mai schierati né con l’una, né con l’altra parte e dunque protestiamo di fronte a una vicenda che danneggia gravemente chi ha come unico obiettivo quello di combattere l’illegalità economica e l’evasione fiscale, chi chiede gli strumenti per poterlo fare nel migliore dei modi e vorrebbe che i politici non si occupassero della Finanza soltanto quando si tratta di risolvere beghe interne».
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Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 23/5/2007. ROMA – Aveva già lanciato un allarme. Se l’azzeramento dei vertici della Guardia di Finanza in Lombardia fosse stato sollecitato da autorità politiche, aveva detto, «sarebbe un fatto senza precedenti e di inaudita gravità».
Ministro Antonio Di Pietro, il comandante generale della Gdf Roberto Speciale nel verbale del 19 luglio 2006 parla di pressioni.
«L’ho detto quel 19 luglio e lo confermo oggi: quella fu una pagina poco chiara che certo non ha nobilitato la politica».
Prodi dice che la Cdl fa propaganda accusando Visco di ingerenza.
«Che a una settimana dalle elezioni venga rispolverata una vicenda sviscerata nelle sedi giudiziarie e politiche è un fatto. Ma che l’evento non ebbe conseguenze solo per la determinazione del comandante della Gdf a resistere alle pressioni e per l’intervento del procuratore generale di Milano lo è altrettanto».
Quali conseguenze avrebbero avuto i trasferimenti auspicati da Visco?
«Gravissime. Decapitare la testa investigativa di indagini caldissime come quelle su Unipol, Antonveneta, sulla Banca Popolare di Lodi e le scalate dei "furbetti del quartierino" significava azzerarne la memoria storica. Come formattare un computer».
Ma Prodi in Parlamento parlò di «normale avvicendamento».
«Purtroppo fu indotto in errore. Checché se ne dica non lo era».
Perché?
«Era anomalo per prassi. E la legge assegna al ministro delle Finanze (e non dice al viceministro) il compito di coordinamento funzionale. Ma non lo è ordinare su un fogliettino scritto di proprio pugno al comandante generale della Gdf il trasferimento immediato e senza motivazione del vertice della Gdf della Lombardia».
Perché se ne interessò la magistratura?
«Speciale invece di disporre il trasferimento aprì un procedimento amministrativo chiedendo ai diretti interessati: "volete andare via?". Loro caddero dalle nuvole e si rivolsero alla procura. Il procuratore chiese al pg cosa stesse succedendo. E il pg chiese "perché mandate via di colpo le stesse persone a cui 20 giorni fa abbiamo dato un encomio per alta professionalità? una punizione?". E Speciale, che lo è di nome e di fatto, non si tirò indietro. Parlò dell’ordine immotivato. Ne nacquero polemiche e diverse interpellanze. I giornali ne presero atto. E, grazie a Dio, la pratica morì».
Ora Berlusconi vi accusa di usare i finanzieri per colpire gli avversari.
«Berlusconi può stare tranquillo: il generale Speciale ha dimostrato che le disposizioni immotivate non vengono eseguite».
Ma le disposizioni Visco le diede?
«Se fu un mero errore è positivo che ci sia stato un ripensamento. Sarebbe davvero grave se fosse stata un’azione di altra natura. Ma a provarlo deve essere eventualmente la magistratura».
L’opposizione chiede le dimissioni di Visco.
«Innanzitutto il viceministro dovrebbe chiarire le vere ragioni che l’hanno indotto a fare quella richiesta».
Prodi gli riconferma la fiducia.
«Prodi la prossima volta farebbe bene, prima di andare in Parlamento, a parlare direttamente col comandante generale della Guardia di Finanza».