22 maggio 2007
MONNEZZA PER GIORGIO/GAZZETTA
(Articoli) La Campania affonda nei rifiuti, a Roma Prodi e Letta chiedono a Guido Bertolaso di restare al suo posto e gli rinnovano la "fiducia" dell´esecutivo. Da palazzo Chigi, il commissario straordinario per l´emergenza rifiuti in Campania, sarebbe uscito con la garanzia che il decreto approvato dal Consiglio dei ministri l´11 maggio - quello che indica 4 siti per altrettante discariche, una in ogni provincia - non si tocca. Un passaggio indispensabile a Bertolaso per andare avanti. Alla base delle sue dimissioni c´era il braccio di ferro ingaggiato con il ministro dell´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, sul modo di affrontare l´emergenza rifiuti. Punto di rottura, il via libera all´ordinanza che spostava la discarica di Serre dal sito di Valle Masseria, in difesa del quale gli abitanti sono scesi in rivolta, a quello di Macchia Soprana, sul quale i tecnici del commissariato, però, avevano dato parere sfavorevole. La sua riconferma è apprezzata dalle autorità locali: « la scelta giusta» dice il presidente della Regione, Antonio Bassolino.
La Campania che ha accolto il ritorno di Bertolaso, ha strade sommerse di rifiuti, decine e decine di roghi, nonostante gli appelli delle autorità, l´aria irrespirabile, il rischio epidemie. A Napoli ci sono 2750 tonnellate di immondizia in strada, non si riesce quasi più a raccogliere i rifiuti perché non c´è dove portarli. E a peggiorare il quadro, c´è la imminente chiusura della discarica regionale di Villaricca. «La situazione è tragica», dice il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, in un Consiglio comunale saltato per mancanza del numero legale.
La stagione turistica è a rischio. Il presidente degli albergatori partenopei, Pasquale Gentile, lancia l´allarme in vista dell´estate annunciando «il calo delle prenotazioni e le prime disdette "causa rifiuti"». Lavorano a singhiozzo l´impianto di Caivano che produce il cdr, combustibile derivato dalla spazzatura. Prossimo a un nuovo stop anche quello di Giugliano. Per questo motivo, l´Asìa, l´azienda comunale, si è dovuta limitare a una raccolta di 400-500 tonnellate.
soprattutto la periferia ad essere invasa dai rifiuti: Pianura, dove i camion della raccolta non passano da tre giorni, pure San Giovanni, Barra, Ponticelli, Secondigliano, Scampia, Fuorigrotta. Dappertutto si continua, per protesta, a dare alle fiamme i cumuli di immondizia.
La Provincia soffre, se possibile, di più. L´immondizia, oltre al fetore insostenibile, è insidia di infezioni ed epidemie. A Sant´Anastasia, nel Vesuviano, i genitori dei bambini di una scuola materna hanno denunciato il «proliferare di grossi ratti» nei pressi dell´istituto in via Sodani. Un gruppo di sindaci del Vesuviano, ha lanciato un aut aut: «O si risolve l´emergenza o ci dimettiamo tutti». L´esasperazione è forte. Il sindaco di Frattamaggiore si dice «pronto a chiudere la città, cioè scuole, banche e uffici». Gli amministratori della Costiera Sorrentina cercano di difendere l´immagine della Campania Felix: «Qui - spiega l´assessore al Turismo di Massa Lubrense, Lello Staiano - ci sono 112 chilometri di sentieri, il Parco Marino, c´è Punta Campanella, ristoranti pluripremiati che attraggono turismo di qualità». Patrizia Capua, la Repubblica 22/5;
Sindaco Iervolino, perché definisce "tragica" la situazione di Napoli?
«Perché avere 2740 tonnellate di immondizia per le strade della città non è certo una cosa da sottovalutare. Purtroppo sta arrivando il caldo e questo non aiuta a migliorare la situazione. Il brutto vezzo di bruciare cassonetti di immondizia poi produce fumo che contiene diossina e questo comporta per di più la necessità di aspettare per la rimozione finché i falò non si sono raffreddati. La città sta combattendo con tutte le sue forze, ma non basta. Ieri sono stata in giro per la provincia per la campagna elettorale e ho potuto notare che lì stanno peggio. Anche se a Napoli ci sono quartieri in cui il dramma è reale. Dal dossier che mi hanno presentato nei giorni scorsi, la zona che appare più sofferente è il quartiere di Pianura. Il centro sta decisamente meglio. Comunque i bilanci delle ultime ore non ci fanno certo esultare».
Lei ha rivolto un appello alle forze politiche, anche da quella direzione aspetta delle soluzioni?
«Sono le istituzioni che devono dipanare questa complicata matassa. Venerdì scorso sono stata a Roma dal presidente del Consiglio Prodi per spiegare che quello che a Roma è una pratica, a Napoli è una questione di qualità della vita. Ci sono andata per chiedere di risolvere la questione delle ventilate dimissioni del commissario di governo Bertolaso, ho ribadito la necessità da parte nostra di avere un referente stabile. Ritengo positivo il fatto che il commissario abbia riconfermato la volontà di portare avanti il suo lavoro. Gli abbiamo dato come è doveroso la piena disponibilità dell´amministrazione napoletana e della sua azienda di servizi per fronteggiare la pur tragica situazione. Alle forze politiche chiedo di aiutarci a non creare un clima di allarmismo e a non incentivare campanilismi che a volte non sono giustificati».
A che cosa si riferisce?
«Mi riferisco a tutte le manifestazioni che identificano la presenza di una discarica con la morte civile di un intero territorio. Chiedo invece maggiore collaborazione, se non siamo insieme non possiamo farcela».
Da Bertolaso a questo punto che cosa si aspetta?
«Che continui seriamente il suo lavoro, come del resto ha sempre fatto».
Che cosa secondo lei il commissario dovrebbe fare per rendere meno tragica la situazione?
«Considerato che non ha la bacchetta magica, vorrei tanto che ce l´avesse...».
Questo vuol dire che lei, sindaco, non immagina una soluzione possibile?
«Non mi immagino una soluzione rapida se non si attua in pienezza il decreto legge dell´11 maggio scorso. Ne esiste uno del governo, c´è poi un´ordinanza del presidente del Consiglio che risale alla settimana scorsa. Gli strumenti quindi ci sono. Le leggi vanno rispettate, e del resto noi qui siamo abituati a farlo: è ovvio che la soluzione passa per quella via, non vedo altre possibilità». Stella Cervasio, la Repubblica 22/5;
Quarto è un paese dell´area flegrea, fra Napoli e Pozzuoli. sommerso di spazzatura, come un po´ tutta la provincia. Ma c´è un angolo di strada che rischia di diventare simbolo di questa crisi. Sotto un ponte campeggia una montagna di sacchetti neri. qui che una sfortunata mano politica ha pensato bene di attaccare un mega-manifesto per le elezioni di domenica prossima. Il contrappasso colpisce l´Udc: sotto una foto di gruppo di cittadini sorridenti lo slogan, «un´idea pulita della politica», poi la catasta di spazzatura.
C´è anche un pizzico di amara ironia in questa crisi dei rifiuti. Che però altrove esibisce anche la violenza del fuoco. Centinaia i roghi segnalati ogni giorno. Uno ci investe in pieno mentre percorriamo l´asse mediano, una arteria di grande scorrimento che corre fra i paesi dell´hinterland a nord di Napoli. Un fumo denso e nero, che si scorge da lontano, che scavalca impalpabilmente il guardarail. Al di sotto del cavalcavia le fiamme divampano, sui due lati di una strada a cavallo fra i Comuni di Giugliano e di Aversa. Bruciano in un prato, gran parte è già andata in fumo: nella puzza asfittica si intravvedono ceneri non solo di sacchetti, ma anche tizzoni di legno, resti di suppellettili, cesti di frutta, articoli estranei che nella iconografia delle montagna di spazzatura non mancano mai.
un viaggio nella cintura del rifiuto: dalla zona ovest di Napoli a quella est, per la fascia a nord e per i paesi vesuviani. Inizia nella sventurata Pianura: quartiere napoletano in passato massacrato dalla esistenza della discarica cittadina; oggi, chiuso quello sversatoio, è discarica ovunque. Non si risparmia nulla, neanche la cultura. Lungo via Cinthia, la strada che sale a Pianura dallo stadio San Paolo, il primo cumulo spalmato lungo un marciapiede fa quasi da battistrada per la vicina università di Monte Sant´Angelo. A un tornante compare la prima autogestione, un cartello vergato a pennarello lancia improperi agli abitanti del luogo e invita a gettare la spazzatura «in fondo alla strada». Detto e fatto: in fondo alla strada c´è il deposito putrescente, fa da panorama a quanti aspettano l´autobus al capolinea della piazzetta a due passi. Più in là, al di là dei binari della Cumana, la ferrovia locale, il viaggiatore può affacciarsi al finestrino e godere di 200-300 metri di discarica ininterrotta, sul ciglio di una strada, via Provinciale Napoli, con spazzatura alternata a materassi, mobili, infissi, resti metallici anneriti.
ora di uscire da Napoli. A Casoria l´ingresso dice tutto. Solita distesa di spazzatura, davanti al cartello augurale: «Benvenuti a Casoria, città natale del beato Ludovico da Casoria». Più in là, lungo la provinciale, si apre un vicolo, forse: il muro di un lato fa interamente da spalliera agli strati di spazzatura, che trabordano sulla sede stradale; un furgoncino è fermo all´angolo, è stato costretto a tornare indietro dalla macchina che viene dall´altra parte, la spazzatura impone il senso unico alternato. Questi automobilisti sono già più fortunati della signora di Afragola. Percorre Via Papa Giovanni XXIII e deve girare su via Risorgimento. Praticamente un compendio di storia italiana, su cui la signora si impantana: la stradina è sbarrata dai resti di una barricata con falò, due cassonetti in mezzo, sacchetti e ceneri ovunque, persino i resti di un mobiletto da farmacia di sanitari per bambini, steso per terra. Nessuno si è curato del cartello sul muro: non fate falò, ci sono i tubi del gas vicino. Spazzatura anche all´ingresso di Pomigliano, a due passi dalla villa comunale. Poi ecco la provinciale: paesaggio spettrale già di norma, da slum, con la strada sotto e la soprelevata sopra. Ai lati una lunga teoria di insediamenti alternati: una montagnola di rifiuti, una rivendita di auto, un cumulo di spazzatura, un pastificio, una discarica di materassi, un albergo. Di nuovo un cavalcavia: sotto, uno degli stradoni di Ponticelli, rione di Napoli. Viale ampio, le macchine sfrecciano, ai due lati non ali di folla, ma le consuete montagne nere che oscurano i due spartitraffico. l´area della città dove qualche anno fa si sognava la combine fra insediamenti produttivi e un parco attraversato dal «Ponticelli boulevard». Di quella avanzata del progresso è rimasto il palazzo multicolore dell´Arin, l´azienda comunale dell´acqua. Di fronte c´è l´ingresso di un condominio con parco interno: ai lati del cancello due colline di spazzatura accolgono i condomini come i leoni davanti alle ville; dentro, a un lampione della luce, qualcuno ha appeso un tricolore, a mezz´asta. Roberto Fuccillo, la Repubblica 22/5;
«In alcune parti d’Italia ci sono situazioni peggiori che nel Terzo mondo». Guido Bertolaso, commissario straordinario all’ emergenza rifiuti in Campania, non si è dimesso, ma da Bolzano, dove partecipava a un convegno della Protezione civile, lancia un pesante monito alla situazione campana. La svolta di Serre, dove il governo ha cambiato l’ area della discarica da lui prevista, lo ha portato davvero a un passo dall’ abbandono. In mattinata, dopo un giro di telefonate sia con Bertolaso che con Prodi, se ne è reso conto il presidente della Regione Antonio Bassolino, che ha fissato subito un incontro a Roma nel pomeriggio col premier, insieme al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. La nota finale di Palazzo Chigi spiega che il colloquio è stato «cordiale», e che Prodi «ha assicurato il suo personale impegno per risolvere in modo rapido ed efficace la questione» e ha ribadito «l’ assoluta volontà del Governo di fronteggiare la crisi in modo definitivo». In sostanza Bassolino e Iervolino hanno chiesto al premier di aprire tutte le discariche già previste del decreto di una settimana fa e soprattutto di consentire che la regìa del tutto possa rimanere a Bertolaso. La grande preoccupazione della giornata è testimoniata dal fatto che in mattinata anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano aveva ricevuto al Quirinale Roberto Barbieri, presidente della commissione parlamentare di indagine sul ciclo dei rifiuti. Intanto la situazione sulla strada torna a peggiorare. Ieri uno stop agli impianti Cdr di trattamento dei rifiuti ha impedito la raccolta. Napoli e la provincia di Avellino si risveglieranno oggi di nuovo sommerse di spazzatura. A Giugliano, paese dell’ hinterland napoletano, il sindaco ha chiuso una piazzola di stoccaggio per impedirne l’ ampliamento e questo ha determinato a catena lo stop dell’ attività dei Cdr. A Terzigno, paese vesuviano sede di un’ altra discarica identificata da Bertolaso, si prepara la rivolta. «Anche noi come Serre - dice il presidente dell’ Ente Parco Vesuvio, Amilcare Troiano, vicino a An - chiediamo un sito alternativo». E a Napoli in serata un gruppo di disoccupati organizzati ha portato quintali di sacchetti di spazzatura davanti alla sede del Comune. L’ intervento degli agenti in tenuta antisommossa ha disperso i circa 100 manifestanti, due sono stati fermati. Roberto Fuccillo, la Repubblica 19/5;
Su Serre Persano è scattata la tregua. L’ accordo, annunciato più volte durante la giornata ma mai ufficialmente confermato, prevede uno spostamento piccolo nello spazio ma consistente negli effetti politici. Il governo rinuncerebbe alla discarica di Valle della Masseria in cambio di un sito alternativo a pochi chilometri di distanza, a Macchia Soprana, sempre nello stesso Comune. La proposta è stata avanzata dal sindaco di Serre Persano e verificata dai tecnici del ministero dell’ Ambiente. «Ho avuto i pareri di conferma del capo del servizio geologico e del direttore generale che da vent’ anni si occupa di rifiuti», ha annunciato il ministro dell’ Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. «Dopo la visita sul posto mi hanno assicurato che c’ è la possibilità di accogliere tra 300mila e 500mila tonnellate di rifiuti in un luogo che, a differenza dell’ altro, non rappresenta una minaccia dal punto di vista naturalistico. A questo punto è prevalso il buon senso. Possiamo essere soddisfatti perché si tratta di un buon risultato, una vittoria di tutti, la dimostrazione che la volontà di dialogo e la serietà pagano. Adesso bisogna pensare a replicare questo modello per sciogliere i nodi del contenzioso ambientale sul territorio, trovando soluzioni efficaci e condivise». In realtà ancora nel pomeriggio si è avuto un picco di tensione quando il sindaco, indossando la fascia tricolore, ha cercato di bloccare le ruspe che stavano abbattendo alcune piante ed è stato bloccato dagli agenti. E anche sul fronte legale continuano le scaramucce: il tribunale di Salerno ha fissato per il prossimo 23 maggio un’ udienza per dare esecuzione al provvedimento che vietava l’ utilizzo della cava di Valle della Masseria come discarica e che, secondo i legali del Comune, non sarebbe stato superato dal decreto legge di venerdì scorso. Ma a Serre Persano il clima è visibilmente cambiato e la partita a calcetto tra manifestanti e poliziotti ha offerto una fotografia dei nuovi umori. Il problema è che per ora questo modello di soluzione consensuale delle difficoltà è lontano dall’ essere imitato. E così, visto che i nodi che hanno portato all’ esplodere della mina rifiuti in Campania (strapotere delle ecomafie, mancanza di informazione sui vantaggi della raccolta differenziata, scarsa trasparenza nelle decisioni) non sono stati neppure allentati, a ogni alleggerimento fa seguito un appesantimento. Al diminuire delle tensioni a Serre Persano corrisponde un aumento delle preoccupazioni in altri punti dello scacchiere campano. A Montecorvino (in provincia di Salerno) gli abitanti, temondo che per salvare Serre si richiami in ballo la discarica di Parapoti, hanno annunciato «da qui non passerà nessuno». E i 13 sindaci dei Comuni vesuviani hanno ribadito ieri il loro rifiuto ad accettare la discarica di Terzigno, una delle quattro indicate nel decreto governativo. (a. cian.) la Repubblica 17/5;
«Questi sono modi da squadraccia fascista». La tensione per l’ emergenza rifiuti arriva nel centro della città dove la "Rete rifiuti zero", che comprende Disobbedienti e no global, occupa una sede del commissariato rifiuti con la dura reazione di Guido Bertolaso: «Una squadraccia fascista. Un episodio gravissimo, un’ aggressione in piena regola ad una sede del governo. Se non si dà attuazione al recente decreto, se non si realizzano le discariche l’ attenzione dei più facinorosi è inevitabilmente destinata a crescere». Mentre le pale meccaniche dell’ esercito entrano in azione a Serre, in provincia di Salerno, per scavare la "pancia" della grande discarica da 700 mila tonnellate nei pressi di un’ area ambientale di grande pregio, per quasi due ore i no global prendono possesso del commissariato rifiuti di Napoli. Occupazione che arriva dopo una serie di segnali, dalle molotov lanciate contro le montagne di immondizia ammassate da giorni nelle strade di Napoli e dell’ hinterland fino all’ inseguimento nell’ area di Serre del capo della Digos di Salerno, Eugenio Amato, che si avvicinava a piedi verso i manifestanti. Cresce la tensione in tutta la regione e in serata Questura di Napoli e Comune decidono di avviare un piano di raccolta straordinario sorvegliato, protetto, controllato dalle forze dell’ ordine. Un piano che ha l’ obiettivo di rimuovere i rifiuti nei punti di maggiore crisi della periferia cittadina dove i camion non si vedono da diversi giorni e dove si sfiorano le quattromila tonnellate di immondizia in strada. «Una corsa contro il tempo» commenta il prefetto Alessandro Pansa mentre in città e provincia continuano i roghi con ben novanta interventi dei vigili del fuoco e con la Asl Napoli uno costretta a intensificare la disinfestazione e gli enzimi antifermentativi per contrastare i rischi connessi alla mancata raccolta. A Napoli si interviene per contenere il rischio di un’ epidemia mentre a Serre la battaglia continua. Il sindaco Palmiro Cornetta ha chiamato a raccolta il paese mentre il ministro dell’ ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha insistito l’ intera giornata per una soluzione alternativa. Serre continua la resistenza contro la discarica e fino a notte fonda centinaia di abitanti presidiavano ancora la zona con roulotte e tende per non abbandonare la valle. Mentre le pale dell’ esercito sbancavano pezzi di collina, resisteva una speranza: la relazione dei tecnici del ministero dell’ ambiente, arrivata sul tavolo di Romano Prodi, che dà in sostanza via libera al riutilizzo di un sito in funzione fino al 2002. Una zona alternativa, in località Macchia Soprana, che ha accolto per diversi anni i rifiuti di Salerno e dei centri turistici della Costiera amalfitana. A crederci è anche il ministro Alfonso Pecoraro Scanio: «I tecnici del servizio geologico ritengono che l’ area, sempre all’ interno del comune di Serre e quindi coerente con la previsione del decreto del governo ma lontana dall’ oasi Wwf, è attivabile in tempi rapidi». Per gli abitanti un’ altra notte di presidio. Ottavio Lucarelli, la Repubblica 16/5;
Si estende la protesta contro l’ emergenza rifiuti. Ieri primi segnali di rivolta anche a Napoli, dove un intero quartiere, Pianura, è rimasto bloccato per tutta la mattinata. Si tratta di un quartiere nella zona nord-occidentale della città, già in passato interessato da una discarica ora chiusa, e tradizionalmente fra quelli dove è più difficile rimuovere le montagne di spazzatura che si accumulano durante le crisi. Ieri i cittadini sono scesi per strada e hanno attuato un blocco stradale in tre punti dell’ area, spargendo su tutta la sede stradale quei rifiuti che peraltro erano già ammonticchiati ai margini, costringendo spesso passanti e auto a slalom fra i cumuli maleodoranti. Cinque ore di tensione, con le forze dell’ ordine accorse, ma senza incidenti. Tensione smorzata quando i Vigili del fuoco sono arrivati a spegnere anche gli incendi che su questi cumuli erano stati accesi, e soprattutto quando i mezzi della Asìa, l’ azienda comunale per la raccolta, sono accorsi per liberare le strade. Mezzi che hanno dovuto rispondere anche alla chiamata di una scuola, dove studenti e genitori rifiutavano ormai di entrare visto che anche l’ ingresso era quasi fagocitato dai rifiuti. La rivolta di Pianura è comunque la punta di un iceberg. Un po’ ovunque da giorni scoppiano incendi e falò di rifiuti, spesso anche a ridosso di case e di auto. Un centinaio ieri le chiamate ai Vigili del fuoco per spegnerli. Fenomeni di cui si è detta preoccupata il sindaco Rosa Russo Iervolino: «Ora c’ è anche un’ emergenza roghi pericolosissima. Le sostanze che esalano dagli incendi sono rischiose e pesanti per i cittadini. In questo modo non si risolve il problema, ma lo si aggrava». Ci sono anche punzecchiature fra le istituzioni. Domenica il vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, in prima fila contro la discarica della sua provincia, si era augurato che «Dio ci liberi dalle discariche». La Iervolino replica: «Sì, ma l’ immondizia dove la mettiamo?» Allarme a Napoli, tensione che sale anche in provincia, precisamente a Terzigno, il paese alle falde del Vesuvio che dovrebbe ospitare un’ altra discarica prevista dal decreto governativo. Ieri il paese ha ospitato una manifestazione con tutti i sette candidati sindaco, che minacciano peraltro di ritirarsi dalla competizione elettorale in programma fra due settimane. Ai margini del corteo un gruppo di trecento dimostranti si è staccato ed è andato a occupare i binari della Circumvesuviana, le ferrovia locale che serve appunto i paesi vesuviani. Bloccati treni e anche veicoli, dato che il sit-in si è svolto nei pressi di un passaggio a livello. Solo nel tardo pomeriggio il blocco è stato tolto dagli stessi manifestanti. Anche in provincia di Napoli intanto i falò non si contano più. Mentre la protesta arriva anche in alta Irpinia, dove da ieri è organizzato un presidio dei cittadini di Savignano, il paese a sua volta indicato per ospitare la discarica della provincia di Avellino. In tutto questo fiorire di proteste, resta alta la tensione anche a Serre. La vicenda della discarica ormai scelta da Guido Bertolaso ha avuto ieri un’ altra puntata con una riunione presso Prefettura di Napoli, presidiata a sua volta da un gruppo di abitanti di Serre e da una nutrita schiera di disoccupati organizzati. Questi ultimi hanno lanciato alcuni petardi e acceso dei fumogeni. Tensione anche dentro, negli uffici della Prefettura, dove il vertice ha prodotto l’ indicazione di una ispezione, da fare stamattina, a una altro sito, «Macchia soprana», anch’ esso nel territorio di Serre, ma meno a ridosso dell’ Oasi del Wwf. La popolazione lo preferirebbe a quello prescelto di «Valle della Masseria». Ora il commissariato accondiscende a esaminarlo, ma in funzione «complementare»: significa che a «Valle della Masseria si partirà comunque, salvo verifica se il sito aggiuntivo, in corsa, potrà alleggerire il carico di 700mila tonnellate previsto per «Valle della Masseria». Il che comunque non tranquillizza i cittadini, che continuano col presidio. Roberto Fuccillo, la Repubblica 15/5;
La battaglia non è finita. Il braccio di ferro su Serre (Salerno), il fronte più caldo dell’ emergenza rifiuti dove sabato mattina si sono registrati scontri fra la polizia e la popolazione locale con venti feriti, continuerà almeno fino alle cinque di questo pomeriggio. Dopo il lungo vertice presieduto ieri dal prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, è stata siglata solo una fragile tregua. L’ incontro riprenderà alle 17 di oggi per la decisione definitiva. Nel corso della discussione sono state esaminate le proposte alternative a quella, contenuta nel decreto del governo, che individua come sito per la discarica l’ area del comune di Serre denominata Valle della Masseria, una scelta al centro di aspre polemiche perché la zona ricade proprio a ridosso dell’ oasi naturalistica di Persano. Il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta, ha indicato come soluzione di ripiego Macchia Soprana, un sito da bonificare che potrebbe contenere fino a 300mila tonnellate di rifiuti. Il presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, ha suggerito quattro altre località: Parapoti, Sardone, Basso dell’ Olmo e Polla, dove potrebbero essere trasportate complessivamente altre 400mila tonnellate. In questo modo si raggiungerebbero le 700mila tonnellate prefissato come tetto per la provincia di Salerno. Al termine della riunione, fonti del commissariato di governo hanno però ribadito che «una legge dello Stato, non un’ ordinanza del commissario, ha previsto la discarica a Serre. E la legge dovrà essere rispettata». Ma contro il decreto si schiera il parlamentare indipendente di Rifondazione comunista Francesco Caruso, che lo definisce «un colpo di Stato, perché finalizzato ad aggredire l’ autonomia del potere giudiziario che aveva posto sotto sequestro il sito di Serre». Caruso annuncia di non avere intenzione di votare la conversione del decreto legge «nemmeno sotto tortura». Il vertice è stato quindi aggiornato per i sopralluoghi nei siti alternativi. «Da qui non ci muoviamo», ribadisce il sindaco di Serre. E in serata la tensione è nuovamente salita quando i mezzi della polizia e del Genio militare hanno fatto ritorno nei pressi della discarica. Secondo il presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, che ha preso parte alla riunione di ieri, «è stato fatto un primo importante passo in avanti: siamo passati da un decreto d’ urgenza e dal tentativo di aprire la discarica già venerdì alla disponibilità del commissariato straordinario di prendere in considerazione altre proposte. Si sta facendo strada la possibilità di non realizzare un grande sito da 700mila tonnellate ma di privilegiare siti più piccoli». Secondo il ministro dell’ Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio la provincia di Salerno «ha dimostrato che non c’ è accanimento sull’ area protetta. Ora tocca allo Stato dimostrare che l’ obiettivo è togliere i rifiuti dalle strade e non scaricarli per forza in aree protette». Il ministro rivolge un appello «a tutti gli interlocutori a far prevalere il buon senso e lo spirito di responsabilità». La situazione generale resta incandescente in tutta la Campania. «Dio liberaci dalla discarica», ha tuonato il vescovo di Caserta Raffaele Nogaro celebrando messa a Lo Uttaro, dove l’ impianto è già in funzione. emergenza a Napoli, dove cumuli di rifiuti vengono incendiati e il Comune ha istituito una unità di crisi. E la tensione rischia di salire in altre due località destinate ad ospitare discariche: Terzigno, nell’ area protetta del Vesuvio, dove i cittadini preparano un corteo; e Savignano Irpino, in provincia di Avellino, dove è annunciato un presidio. Dario Del Porto, la Repubblica 14/5;
Serre, fronte caldo della protesta contro il decreto legge emesso dal governo per far fronte all’ emergenza rifiuti in Campania. Alle 7,30 del mattino la polizia carica i manifestanti che presidiano la cava di Valle della Masseria. Gli agenti sfondano il blocco di cittadini per lasciar passare i camion dell’ esercito diretti al sito di sei ettari individuato come discarica dal commissario straordinario, Guido Bertolaso. Lo scontro è violento, pugni, calci, spintoni contro la gente stesa a terra. Venti tra contusi e feriti il bilancio del blitz, tre ricoveri in ospedale, un trauma cranico. L’ autista di uno scuolabus con 25 bambini a bordo, Berardino Di Salvatore, strattonato dagli agenti, viene colto da malore. «Ci hanno trattati peggio delle bestie», gridano gli abitanti di Serre. «Nessuna carica, solo spinte» replica il ministro dell’ Interno, Giuliano Amato, dal G6 di Venezia. Il presidente della commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, di Rifondazione comunista, definisce «gravissimo» l’ accaduto. Cavalca la protesta: «Mi avevano garantito che non ci sarebbero state forzature di sorta fino a mezzogiorno, ora fissata per l’ incontro con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. Non sono stati rispettati i patti». Da Roma il ministro Pecoraro Scanio avverte: «Chiediamo ad Amato di sospendere immediatamente le cariche contro i cittadini di Serre. è necessario tornare al dialogo». Il sindaco Palmiro Cornetta, in jeans e fascia tricolore, presidia il sito. Quattro pale meccaniche dell’ esercito sono già entrate nella Valle della Masseria nottetempo. I militari del Genio hanno iniziato a sbancare una collinetta. Cornetta è indignato: «Si sta violando la costituzione. Chi è Bertolaso per scavalcare un’ ordinanza della magistratura che vieta l’ utilizzo della cava?». E i proprietari dei suoli dicono: «Nessuno ci ha avvisato dell’ inizio dei lavori». La decisione è immediata, un gesto clamoroso: «Fermiamo le ruspe e sequestriamo il cantiere. è abusivo, niente è a norma, a dispetto di ogni regola sulla sicurezza nel lavoro». Il sindaco firma un’ ordinanza di sequestro e il comandante dei vigili di Serre, Ettore Marano mette i sigilli alla cava. Sul promontorio verdissimo a ridosso della valle, che ospita la ormai rarissima lontra, sventola la bandiera gialla del Wwf dell’ Oasi di Persano. Un paradiso ecologico visitato ogni anno da circa 20 mila persone. Dal fiume Sele che scorre tranquillo a poche centinaia di metri, si diramano i canali di irrigazione di una terra che produce frutti di qualità riconosciuti con marchi dop e doc. Sembra una beffa di fronte all’ arrivo qui annunciato di circa 700 mila tonnellate di spazzatura. «Abbiamo lavorato una vita su questo territorio, l’ abbiamo rispettato, adesso ci vogliono portare l’ immondizia, il veleno» dice Carmine, 67 anni, il viso ancora pieno di sangue dopo gli scontri. «Mi hanno scaraventata con la testa sul cemento» denuncia sconvolta Debora, 30 anni, «ci hanno mandato l’ esercito. Questa gente è stata in Iraq, ma che siamo terroristi?». «Un governo che si comporta così - aggiunge Sodano - non è di sinistra. Cosa otterrà il governo usando la forza? Difficilmente il suo decreto sarà convertito in legge». Ma il prefetto Pansa replica: «La legge va rispettata». Accolto dagli applausi arriva il padre comboniano, Alex Zanotelli che in serata celebra una messa all’ aperto. Si diffonde il timore di un’ altra carica, ma è un falso allarme. Alla fine scatta una tregua. C’ è la notizia di un vertice convocato per oggi alle dieci nella prefettura di Napoli con Bertolaso e il presidente della provincia di Salerno, Angelo Villani. Con i nuovi poteri di subcommissario, ha indicato quattro siti alternativi: Parapoti, Basso dell’ Olmo, Sardone, Costa Cucchiaia a Polla. Ma intanto l’ esercito procederà alla recinzione della cava di Serre. Dalla prefettura fanno sapere che il sequestro ordinato dal sindaco Cornetta non ha alcun valore. Patrizia Capua, la Repubblica 13/5;
Discarica sì o discarica no? La mancanza di una politica dei rifiuti ha ridotto tutto alla logica binaria dettata dall’ emergenza infinita. Un’ emergenza che spacca il governo e il fronte ambientalista: la Legambiente difende il decreto, il Wwf lo attacca. Per il presidente dell’ associazione del panda, Fulco Pratesi, le due discariche legate a un’ area protetta, Serre e Terzigno, «sono tutelate con i soldi dei contribuenti e, per quanto riguarda Persano, anche con quelli della nostra associazione. Non è possibile che ad essere penalizzati siano sempre i cittadini che si comportano bene, conservando il loro territorio e rispettando le leggi, mentre ad essere premiati sono coloro che in decine di anni di chiacchiere e decine di miliardi spesi non sono riusciti a risanare situazioni vergognose come quella dei rifiuti della Campania». Per il presidente di Legambiente, Roberto Della Seta, invece, «quel decreto andava fatto. Non che la soluzione proposta sia ottimale, ma era la migliore tra quelle possibili: visto il pericolo immediato di gravi problemi sanitari non c’ era alternativa. Va anche detto che la responsabilità principale per questa situazione non può essere attribuita a questo governo né al precedente, ma piuttosto alle istituzioni campane, cioè alla Regione e ai sindaci. Ai sindaci che organizzano i blocchi vorrei poi chiedere: nei vostri Comuni a che percentuale avete portato la raccolta differenziata?». A poche ore dai tafferugli davanti alla discarica di Serre, la tensione politica torna dunque a crescere e i due ministri che avevano rifiutato di firmare il decreto legge che istituiva quattro nuove discariche in Campania ribadiscono le ragioni del loro no. Secondo il ministro dell’ Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio «per non ripetere gli errori di Pisanu bisogna far immediatamente cessare le cariche contro i cittadini che manifestano alla discarica di Serre Persano e tornare al dialogo». Pecoraro Scanio già nel marzo scorso aveva polemizzato con le decisioni del commissario per l’ emergenza Guido Bertolaso che in quell’ occasione era arrivato alle dimissioni. E ora ribadisce il suo punto di vista: «Di fronte a una situazione come quella che c’ è in Campania qualche discarica va fatta. Il punto è dove. E’ ragionevole proporre un piano in cui su quattro discariche due sono dentro aree protette? Allora il contenzioso con l’ Europa lo vogliamo far crescere, non diminuire. E’ una follia senza ragioni perché le alternative ci sono. La provincia di Salerno ha proposto siti più adatti. Perché non ascoltarla?» Anche per il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero siamo di fronte a una «gestione commissariale che non è stata all’ altezza: non si è imboccata la strada più adatta per superare un quadro segnato da un gravissimo degrado». Secondo Ferrero le responsabilità vanno individuate non solo nel braccio di ferro che ha portato alle tensioni davanti alla discarica di Serre Persano, ma in una politica dei rifiuti «che ha puntato sugli inceneritori pensandoli non come complemento della raccolta differenziata ma come alternativa alla raccolta differenziata. Siamo di fronte a un ritardo di 15 anni da cui non si esce tentando soluzioni di forza». Antonio Cianciullo, la Repubblica 13/5;
«Ho intenzione di prendere la fascia e la Costituzione e incendiarle davanti al Quirinale». Il sindaco Palmiro Cornetta, da cinque anni primo cittadino di centrosinistra di Serre, di professione medico, è davvero fuori di sé dalla rabbia. L’ altro ieri aveva detto: «Dichiaro guerra allo Stato». Attorniato dai suoi cittadini, nella Valle della Masseria destinata a diventare discarica, Cornetta sventola l’ ordinanza del giudice di Salerno, Antonio Valitutti che ha chiuso la cava a tutela della salute dei cittadini. «Il decreto non supera l’ ordinanza, è un atto arbitrario. Non sappiamo più chi comanda in Italia» tuona Cornetta, «Bertolaso, sapete che mi ha risposto? Io faccio l’ esproprio. Significa che non ha rispetto per questa gente che per 30 euro al giorno va a raccogliere i prodotti della terra nella piana del Sele». «Se fossimo in uno stato democratico - aggiunge - si dovrebbe verificare che il sito non è idoneo perché è a rischio idrogeologico, è un terreno franoso, ha ben sei vincoli ambientali. Ci hanno presi in giro, ci sentiamo traditi». Il suo telefono cellulare è bollente. Lo ha appena chiamato anche un esponente del Comitato della Val di Susa. «Mi ha detto "se avete bisogno di qualcosa fateci sapere"». A fine mese a Serre, con le sue 3.800 anime, si vota per rieleggere l’ amministrazione. Cornetta ha un avversario, Vito Marano, di Forza Italia. Insieme stanno valutando l’ eventualità di chiedere ai cittadini il rifiuto ad esercitare il loro diritto costituzionale. «Sarebbe davvero un gesto estremo di protesta« ragiona Cornetta. (p.c.) la Repubblica, 13/5;
Un decreto legge con quattro discariche, due delle quali in aree protette: Serre, accanto all’ Oasi di Persano, nel salernitano, e Terzigno, nel Parco nazionale del Vesuvio, alle porte di Napoli. Altre due a Savignano irpino (Avellino) e a Sant’ Arcangelo Trimonte (Benevento). Discariche, poteri speciali, genio militare per eseguire i lavori, 20 milioni di euro. La risposta che il commissario straordinario per l’ emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, attendeva. Emergenza riesplosa a tal punto, che il capo della Protezione civile ha lanciato l’ allarme igienico sanitario. «Con questo decreto - dice ora - credo che entro fine anno risolveremo definitivamente il problema». Appena il Consiglio dei ministri vara il provvedimento, si scatenano le polemiche. Si spacca anche il governo, l’ ala sinistra non ci sta. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione, al momento del voto esce dalla sala: considera il decreto un’ offesa al territorio. Il ministro dell’ Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, dei Verdi, si rifiuta di firmare. «è necessario risolvere l’ emergenza rifiuti», precisa, «ma è anche fondamentale che non si facciano le discariche in aree protette, rispettando le direttive europee». Attaccano il decreto anche il senatore del Prc Tommaso Sodano e la deputata verde Grazia Francescato. Per il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, invece, e per il governatore della Campania Antonio Bassolino, il provvedimento è il solo modo di uscire dalla crisi. Ma tra le popolazioni sale la tensione. Nei Comuni interessati scattano le proteste davanti ai siti. Come a Serre, dove le forze dell’ ordine, mentre percorrono la strada che conduce alla cava di Valle dei Mulini, l’ invaso in cui confluiranno 700 mila tonnellate di spazzatura, vengono fermate da un cordone di 600 manifestanti seduti a terra. «Dichiariamo guerra allo Stato», tuona il sindaco Palmiro Cornetta. Chiamato così dai genitori in onore di Togliatti, spiega, «ma adesso sono deluso dalla sinistra». A Terzigno, dove si vota per le amministrative, i sette candidati a sindaco minacciano di ritirarsi. Un’ auto con megafono gira nel paese per chiamare i cittadini alla mobilitazione. Il ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais, prova a smorzare i toni: «Terzigno - assicura - sarà una discarica temporanea, Serre è trecento metri fuori dal Parco nazionale del Cilento e ha un terreno argilloso particolare, che ci permette di ridurre qualunque pericolo di liquame e inquinamento di falde». Rabbia e enormi disagi anche a Napoli, dove i cumuli di immondizia, in alcune zone, superano i due metri di altezza. Tremila tonnellate fermentano sotto il sole. Nelle strade di tutta la provincia cassonetti rovesciati e roghi di immondizia. Al punto che i vigili del fuoco chiedono lo stato di emergenza, perché non riescono a spegnere tutti gli incendi. Da 14 anni nella morsa dell’ emergenza rifiuti, Napoli e la Campania stanno attraversando forse la peggiore delle crisi. La sola discarica aperta è a Villaricca. Il 26 maggio chiuderà i battenti, ma già adesso scoppia di immondizia e tracima percolato. I pochi invasi usati per lo stoccaggio sono saturi di migliaia di ecoballe di rifiuti. L’ unico termovalorizzatore è in costruzione ad Acerra. Ma sarà pronto solo dopo l’ estate. la Repubblica, 12/5;
Il governo approva il decreto per l’emergenza rifiuti in Campania, ma scoppia la polemica. Verdi e Rifondazione contrari: Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Ferrero non hanno votato il testo.
Due delle 4 discariche saranno realizzate in aree protette, a Serre e Terzigno. Il sindaco di Serre ha annunciato la resistenza passiva per fermare i lavori: «Dichiariamo guerra allo Stato». Corriere della Sera 12/5;
Dopo la veglia e dopo la rimozione forzata del sit-in, sul campo di battaglia di Serre sono apparsi due vigili urbani. Le divise bianche si sono fatte largo tra i 600 agenti e i circa mille manifestanti. E senza dilungarsi in chiacchiere hanno affisso ai cancelli della futura discarica un cartello: «Sotto sequestro». Il sindaco-capopopolo del piccolo Comune in provincia di Salerno, Palmiro Cornetta, si è inventato l’illegittimità delle opere avviate ormai da qualche ora. E scavalcando un decreto legge approvato il giorno prima dal consiglio dei ministri, ne ha disposto la chiusura. I militari del Genio sono smontati da pale meccaniche e scavatori e sono andati a mangiare. «Questa volta – ha commentato soddisfatto il primo cittadino – abbiamo vinto noi».
Gli scontri con la polizia sono cominciati poco prima delle otto. Quando è arrivato l’ordine di entrare nella cava di Valle della Masseria, il presidio permanente di Serre era ridotto all’osso, una cinquantina di persone.
«Ci hanno trattato come bestie», denuncia Ada Cicatelli, insegnante di 59 anni, ricoverata nell’ospedale di Eboli. «Ho visto mio marito che veniva scalciato a terra – continua ”. Ho cominciato ad urlare e ho sentito una fitta al cuore». Un assessore ha denunciato di aver ricevuto una manganellata al fianco, altre tre persone si sono fatte medicare per delle contusioni. «Non ci sono state cariche, ma solo spinte», ha dichiarato il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. E da Serre la polizia precisa: «Ci siamo limitati a sollevarli di peso. Noi li spostavamo e loro facevano due passi e si sedevano di nuovo davanti ai mezzi dell’esercito». Che così hanno impiegato più di un’ora per raggiungere il cantiere del sito da 700mila tonnellate, l’unico in grado, secondo il commissario Bertolaso, di smaltire la montagna di rifiuti (un milione di tonnellate) accumulata lungo le strade campane.
Mentre le ruspe scavavano, la stradina che conduce all’ex cava di argilla è diventata meta di pellegrinaggio non solo per gli abitanti della piana del Sele, ma anche per ambientalisti provenienti dal resto della Campania. Durante tutto il pomeriggio arrivavano e si sedevano, fino a ricoprire la sottile lingua di asfalto per almeno 400 metri. Un pacifico tappeto di protesta passivamente in attesa di un nuovo intervento delle forze dell’ordine.
In serata il presidente della commissione Ambiente al Senato, Tommaso Sodano, ha ordinato lo sciogliete le righe, annunciando una nuova tregua fino alle 10 di oggi, quando in prefettura a Napoli si discuterà delle quattro soluzioni alternative proposte dalla Provincia di Salerno e anche del sito di Terzigno, alle porte di Napoli, dove la discarica all’interno del parco nazionale del Vesuvio rischia di sollevare un’altra rivolta popolare. «Speriamo che questa volta mantengano la parola – ha concluso il senatore – visto che ieri avrebbero dovuto aspettare fino alle 12 e invece all’alba erano già nella cava».
Alle 20.30 la colonna di auto e cellulari di polizia, carabinieri e guardia di finanza ha lasciato il campo di battaglia alla folla festante. E se nel lontanissimo Piemonte anche il comitato No-Tav si è fatto sentire, occupando per solidarietà la tratta ferroviaria Torino-Modane, la tiepida serata di Serre si è conclusa con la messa celebrata da padre Alex Zanotelli e il bivacco dei manifestanti. Complice un limpido cielo di primavera, hanno promesso di resistere numerosi per tutta la notte. Antonio Castaldo, Corriere della Sera 13/5;
«Era ed è nostro dovere togliere l’immondizia dalle strade: si tratta di una priorità sanitaria. Le discariche non mi piacciono, non le vorrei, ma se sono indispensabili io dico di sì. Solo non capisco perché non usiamo zone che siano fuori da aree protette. Non è che la Campania sia tutta un parco naturale...».
Alfonso Pecoraro Scanio dice che sta «cercando di riportare questa vicenda nell’ambito del buon senso». Che per lui significa: «Affrontare l’emergenza, ma senza fare discariche in aree di valore naturalistico. E siamo proprio all’abc. Non mi sentirei di fare il ministro dell’Ambiente se non dicessi questo. Altrimenti a cosa serve il ministro dell’Ambiente?».
Ormai però è tutto deciso. O c’è ancora una via d’uscita possibile?
«Intanto, ci dev’essere un modo per evitare scontri con la popolazione che creano un problema di ordine pubblico. Perché di sicuro dobbiamo spostare i rifiuti dalle vie delle città, ma senza picchiare le persone. Poi vorrei ricordare che la Provincia di Salerno ha offerto soluzioni alternative, altre sedi per le discariche».
E non poteva offrirle prima della firma del decreto?
«Magari poteva fare l’atto formale prima. Ma le alternative erano note a tutti. Solo che c’è stata una grande determinazione ad arrivare a questa soluzione, perché a Serre c’è una cava d’argilla. Anche se poi, nel decreto, è stata trovata una formula curiosa».
Quale?
«Si dà il via libera alla discarica di Serre finché non venga indicato un sito operativo diverso. Cioè un sito in grado di lavorare da subito».
Ne esistono?
«La Provincia di Salerno i siti ce li ha. Uno è Parapoti. Lì c’è già una discarica che ha una capienza di circa 500 mila tonnellate di rifiuti (Serre può riceverne al massimo 700 mila ndr). chiaro che così diventa difficile insistere per usare un’area protetta. Atto che, tra l’altro, va contro le leggi italiane e comunitarie».
Cosa prevedono le norme europee?
«Che se si deve usare un’area vincolata, perché non ci sono altre strade, ci vuole il via libera della Commissione europea. Noi non l’abbiamo».
Quindi?
«Il direttore generale del ministero, che è lì da 20 anni, non ce l’ho messo io, dice che saranno aperte procedure d’infrazione contro l’Italia».
Ma tutto questo era inevitabile?
«Io non credo che se non mettiamo i rifiuti in un’area protetta non sappiamo dove metterli. Però è vero che in Campania l’emergenza è perenne».
Le cause?
«Secondo me è dovuta al maxi appalto fatto oltre un decennio fa con cui si affidava a una sola impresa la gestione dei rifiuti per l’intera regione. In base a un progetto che ho sempre criticato, perché non dava garanzie su riduzione della produzione di rifiuti e raccolta differenziata».
Quel progetto non ha funzionato?
«La Regione ha pagato cifre altissime per ritrovarsi con 5 milioni di ecoballe, cioè di rifiuti imbustati e catalogati come combustibile, stoccati in enormi piazzali. Dovevano essere piattaforme provvisorie, ma sono ancora lì, e i gabbiani ci vanno a mangiare. E allora alla fine l’ho detto: guardate che quella è monnezza, perché i gabbiani il combustibile non lo mangiano. Ora su questo ci sono varie inchieste, ma nel frattempo si è creata una situazione abnorme».
La sua idea invece qual è?
«Rovesciare la prospettiva: sostenendo raccolta differenziata e riduzione dei rifiuti, usando gli impianti di compostaggio per togliere l’umido da quelli prodotti, e creando un’economia alternativa a quella legata a discariche e inceneritori. Del resto, la Finanziaria dice che l’Italia deve arrivare al 40% di raccolta differenziata entro fine 2007, al 50% entro il 2009, al 60% nel 2011. Ora siamo circa al 28». Mario Porqueddu, Corriere della Sera 13/5;
Ieri a Pompei si celebrava la giornata della pace. E visti i venti di guerra che si sollevavano da Serre e Terzigno, il vescovo Carlo Liberati ha lanciato un duro messaggio polemico: «Questa non è una società, è una schifezza – ha detto ”. Strade senza controlli, vie colme di rifiuti, dove si corre il pericolo di epidemie, tifo, colera». La cerimonia nel Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei si è così discostata dalla liturgia, per affrontare un’emergenza che riguarda ormai l’intera Campania: «La pace si costruisce con i fatti, le azioni – ha detto il vescovo di Pompei, rivolgendosi soprattutto ai molti ragazzi presenti in chiesa – ma anche con la vita, edificando un mondo migliore rispetto a come lo abbiamo trovato. Mi raccomando perciò ai più giovani, se volete costruire la pace dovete imparare ad essere persone civili». Una digressione sfociata in una preghiera rivolta alla classe politica locale, «per la conversione dei nostri rappresentanti – ha detto – che io chiamo "capoccioni", affinché possano trasformare Pompei nella città di un tempo». Parole che non sono sfuggite al sindaco della città vesuviana, Claudio D’Alessio: «Le preghiere di Sua Eccellenza vanno sempre apprezzate – ha commentato ”. Non vorrei contribuire a montare una polemica alla don Camillo e Peppone, ma ricordo a monsignor Liberati che nella nostra città le strade sono pulite, e la raccolta differenziata è al 37 per cento. I "capoccioni" si sono già dati da fare». A. Cas., ”Corriere della Sera” 13/5;
Le discariche non ci sono. E i rifiuti marciscono in strada. Ogni tanto qualcuno cosparge di benzina i cumuli putrescenti e accende il fuoco. L’altra notte però i piromani dell’immondizia si devono essere dati appuntamento. In poche ore si sono contati oltre cento roghi. Sfrecciando da un capo all’altro della provincia di Napoli, i pompieri non sono riusciti a spegnere tutto. E così i fumi tossici si sono levati in cielo indisturbati, fino all’alba di ieri. Quella dei rifiuti in Campania viene definita emergenza, eppure va avanti da un ventennio. Somiglia di più a una guerra, e del resto ha le sue battaglie, i fronti contrapposti, persino i morti lasciati sul campo.
Questi sì, silenziosi, perché uccisi poco alla volta, divorati dal cancro e avvelenati dalla diossina.
Anche ieri ha tenuto banco la trattativa su Serre e la nuova discarica da costruire ad 800 metri da un’oasi del Wwf. Il commissario Bertolaso non considera neppure ipotesi alternative all’ex cava di argilla, da tre giorni presidiata dalla cittadinanza. Come diversivo, il ministro Pecoraro Scanio ha inviato un dirigente a ispezionare Macchia Soprana, un sito chiuso ma non ancora esaurito, a pochi chilometri di distanza. Nel frattempo si è aperto il fronte di Terzigno dove la spazzatura dovrebbe essere scaricata a pochi passi dal parco del Vesuvio. I manifestanti hanno occupato una linea ferroviaria locale, la Circumvesuviana, chiedendo che anche questa decisione, sancita da un decreto legge, venga rivista e modificata. Poi, dopo qualche ora di sitin, si sono dileguati.
I rifiuti, invece, sono scomparsi solo dal centro di Napoli. Nella notte la mano discreta della municipalizzata ha ripulito le piazze barocche e restituito al lungomare l’orizzonte mozzafiato. Di contro, nelle caotiche periferie i cassonetti sono ancora sommersi da valanghe di sacchetti che da settimane nessuno rimuove. La discarica di Villaricca, l’unica attiva, riesce a smaltire 2.200 tonnellate al giorno. La provincia partenopea ne produce 4.100. E il resto? In parte finisce in impianti di trasformazione declassati a semplici depositi. Ciò che avanza è in strada, dove ristagna per settimane. Fino a che qualche esasperato mette mano all’accendino. Con il caldo anche gli animi si infiammano facilmente. Ieri mattina, nel popolare quartiere di Pianura, uno dei tanti buchi neri della metropoli, si è sfiorata la rivolta. I residenti da mesi assediati dalla spazzatura, hanno rovesciato i cassonetti al centro della strada. E poi, co me da consuetudine, via col fuoco purificatore.
«Bisogna stare attenti – avverte il presidente dell’Ordine dei medici Giuseppe Scalera – bruciare i rifiuti è più pericoloso che vivere vicino a una discarica». Senza considerare, che «la spazzatura e il caldo degli ultimi giorni aumentano i rischi di malattie infettive». Ne sanno qualcosa i residenti dei comuni di Nola, Marigliano e Acerra, dove il tasso di mortalità per tumore è più alto del 30 per cento rispetto al resto della Campania. «Il triangolo della morte», definizione tratta da un saggio del ricercatore Alfredo Mazza, si è ormai allargato alla provincia di Caserta e al litorale domizio, dove secondo l’Oms la mortalità generale si è impennata del 10 per cento. Mentre l’incidenza di malattie tumorali e malformazioni ricalca la mappa sull’inquinamento del suolo: «In alcuni punti – sostiene Mazza – la diossina arriva a quasi 100 picogrammi per chilogrammo di terra. Dieci volte superiore al limite consentito». E naturalmente il pericolo cresce laddove è impossibile smaltire i rifiuti: «I sacchetti di immondizia dati alle fiamme – spiega Leopoldo Iannuzzi, del Cnr – creano diossina che si diffonde nell’aria e si deposita al suolo». Sull’erba impregnata di veleno poi pascolano gli animali: «Il 71 per cento delle analisi fatte sul latte di ovini e bovini – conclude il docente – sono risultate positive alle diossine, tra cui la più cancerogena, la Tcdd, che nel 90 per cento dei casi è presente in concentrazioni 13 volte superiore alla media nazionale». Senza farsi annunciare, il nemico è arrivato al latte, al pane, all’aria da respirare.
Antonio Castaldo, Corriere della Sera 15/5;
Chiudete gli occhi e mettetele in fila, le cinque milioni di eco-balle di spazzatura accumulate in Campania: vedrete un nauseabondo serpentone di 7.500 chilometri. Oltre mille più della Grande Muraglia. Niente più di questa immagine può dar l’idea della catastrofe ecologica, amministrativa e sociale che sta togliendo il sonno e rovinando i polmoni a un decimo della popolazione italiana. Ormai esausta di un’«emergenza» che, tra nuove promesse e subitanee rivolte e cassonetti in fiamme dura da un’eternità.
Sono tredici anni che a Napoli e nelle province vicine c’è, sancita coi timbri ufficiali, l’«emergenza rifiuti». Uno più del regno di Umberto I, due più della interminabile guerra del Vietnam, quattro più dell’impero napoleonico, sette più degli anni di potere assoluto di Giulio Cesare. Sono tantissimi, tredici anni.
Ad Alessandro Magno bastarono a conquistare il mondo.
Ai nostri amministratori, di destra e di sinistra, sono stati appena sufficienti a costruire uno dei sei inceneritori che erano stati decisi. E che via via sono stati tagliati per scelte ideologiche pseudo-ambientaliste o per placare certe rivolte infiltrate dalla camorra, fino a ridursi a quello di Acerra. Che dopo essere sopravvissuto a ostilità callose capaci di compattare perfino il sindaco rifondarolo Espedito Marletta e il vescovo Giovanni Rinaldi, dovrebbe (dovrebbe...) entrare in funzione all’inizio del 2008. Quando qualche giudice, potete scommetterci, arriverà a dire: no, l’impianto non va bene per bruciare questo tipo di ecoballe.
Sapete quanto è stato speso, finora, per questa emergenza ultradecennale?
Almeno 1.825.000.000 euro. Una montagna di soldi pubblici ancora più alta e massiccia della montagna di pattume che avrebbe dovuto essere rimossa. Senza che, nella sostanza, sia stato risolto nulla. Anzi. Secondo Michele Bonomo, presidente regionale di Legambiente, la stima ufficiale che per Napoli e l’hinterland parla di una raccolta differenziata al 10% (contro una media italiana intorno al 24% con punte virtuose in tre paesi trevisani che arrivano al 90%), va ritoccata al ribasso: «Intorno all’8%». Il che vuol dire che dopo tredici anni di pattume dilagante non solo i campani continuano a produrre 7.345 tonnellate di rifiuti urbani (da aggiungere a 11.084 tonnellate di industriali) al giorno ma nel 92% dei casi buttano questa loro produzione (un quintale in più a testa rispetto alla media nazionale) tutta insieme nei cassonetti. Da dove finisce tutta insieme in «ecoballe» di qualità così scadente da annullare ogni ritorno economico.
Il sistema di Padova, per fare un solo esempio, serve anche 19 comuni ed è economicamente in attivo come in attivo sono un sacco di altri termovalorizzatori del pianeta che sfruttano le ecoballe come combustibile. Quelle napoletane non le vuole nessuno. I sette impianti nati per trasformare l’immondizia in «Cdr» (cioè ecoballe) operano infatti in condizioni tali, per colpa del materiale che arriva e per inadeguatezza propria, da essere stati declassati a semplici impianti di «tritovagliatura». Sminuzzano e suddividono grossolanamente la spazzatura, ma alla fine sfornano la stessa roba che per le sue caratteristiche dovrebbe finire in discarica. Il 65% è «Cdr» di infima qualità, il 25% «fos» (frazione organica stabilizzata) di qualità altrettanto pessima e il 10% è il cosiddetto sovvallo, scarti della lavorazione.
Tagliamo corto: non servono a niente. Tanto è vero che, dalle inchieste giudiziarie, è arrivata la definizione di «sacchetti talequale». Pattume impacchettato così com’era. Pattume che a smaltirlo, ammesso che la magistratura non intervenga subito come ipotizzano i pessimisti, impegnerebbe il nuovo stabilimento di Acerra per un periodo che alcuni valutano in 45 anni e altri addirittura in 56. Non bastasse, mancano ormai perfino le puzzolenti discariche tradizionali: ce ne sono una ogni 117 mila abitanti nel resto della penisola, una ogni 209.351 in Campania. Ufficialmente, si capisce. Dopo avere soffiato sul fuoco delle rivolte popolari contro la gestione scellerata di certi siti infernali come Schiava o Palma, così inquinati dal versamento criminale di rifiuti tossici da allontanare perfino i topi, la camorra le «sue» discariche clandestine (225 censite ancora nel 2003 dal Corpo Forestale) le ha tenute aperte. Anzi, paradosso dei paradossi, pare continui a smaltire immondizia velenosa che viene da fuori mentre il Commissariato spende, per portar fuori la propria, una tombola.
Da venti giorni, nonostante avanzassero ancora 45 milioni di euro mai pagati dei viaggi precedenti, due treni della Ecolog, la società specializzata delle Ferrovie, hanno infatti ripreso a portare il pattume in Germania, a Lipsia. Seicento ecoballe da una tonnellata per ogni treno. Costo del viaggio e dello smaltimento: 160 euro a ecoballa. Cento di più di quanto costa smaltirne una a Roma. Alternative? Zero. Al momento. Anche se qualcuno ha cominciato a buttar lì l’idea, colonialista, di smaltire tutto in Romania.
Non hanno gli inceneritori giusti? Affari loro... E intanto il povero Guido Bertolaso, seduto sul vulcano di pattume tra incendi e rivolte, assalti e insulti, tappa di qua e sistema di là.
Chiedendosi ogni mattina: chi me lo ha fatto fare? Il punto è che, anche al di là della responsabilità dei singoli, a partire da quella dei primi due commissari e cioè i governatori Antonio Rastrelli e Antonio Bassolino, la gestione dell’emergenza rifiuti in Campania è una storia di errori, assurdità, scelleratezze stupefacenti.
Decisioni prese, annunciate, contestate e rimangiate. Subcommissari pagati 400 mila euro l’anno, come per esempio, afferma il rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, Riccardo Di Palma, poi presidente della Provincia. Politiche clientelari generosissime con tutti, dalla destra alla sinistra. Consulenze per 9 milioni di euro pagate a 500 «esperti» dal 2000 al 2005. Indecenti compravendite dei terreni (ormai sono circa mezzo migliaio) via via individuati per accatastare le ecoballe, terreni che secondo la commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti sono arrivati a volte ad essere «nello stesso giorno, acquisiti da società di dubbia origine e successivamente rivenduti o fittati per un valore più che quintuplicato».
Per non dire delle assunzioni a raffica compiute per la «raccolta differenziata». Lavoratori socialmente utili ed ex detenuti e disoccupati organizzati e precari vari: 2.316 persone mai schierate davvero, seriamente, nella guerra santa (lo sarebbe davvero, santa) contro la raccolta caotica e sprecona e demenziale di oggi. A partire dai 34 giovanotti schierati al «call center» ambientale dove, secondo «l’esplicita ammissione dei vertici» della società, ricevono «quattro o cinque chiamate al giorno». Cioè una a testa alla settimana. Che senso c’è, mentre bruciano i cassonetti? Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella 17/5;
I cittadini di Serre hanno vinto la loro battaglia e ieri in tarda serata è arrivato l’annuncio delle dimissioni del commissario per l’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso, in seguito smentite da una nota della Protezione civile. Il giallo, che si scioglierà probabilmente oggi, nasce dal fatto che Bertolaso avrebbe dichiarato di voler lasciare l’incarico ma Prodi gli avrebbe chiesto di restare.
La discarica che deve accogliere la spazzatura della provincia di Salerno non nascerà nell’area di Valle della Masseria, a due passi dall’oasi naturalistica, ma nel sito che gli stessi amministratori locali avevano proposto come alternativa: quello di Macchia Soprana, che si trova anch’esso nel territorio di Serre ma a debita distanza dall’area verde dove nei giorni scorsi erano già entrate le ruspe per iniziare i lavori.
La decisione definitiva è arrivata ieri sera con un provvedimento firmato dal presidente del Consiglio Prodi che ha ritenuto di accogliere le relazioni favorevoli al sito di Macchia Soprana redatte dai tecnici del ministero per l’Ambiente.
Nella nota diffusa da Palazzo Chigi si leggeva che questa sarà «l’unica discarica da realizzare nel territorio, proseguendo nel percorso di bonifica e di lotta al degrado avviato dal governo e affidato al commissario straordinario Guido Bertolaso». Solo dopo è arrivata la notizia delle dimissioni, riferita ai manifestanti dal presidente della Commissione ambiente del Senato Tommaso Sodano: «Fonti governative – ha detto Sodano intorno alla mezzanotte di ieri – riferiscono delle dimissioni di Bertolaso, rimesse a Romano Prodi un’ora fa». All’annuncio i manifestanti di Serre hanno esultato.
Già oggi si comincerà a lavorare per anticipare il più possibile i tempi di realizzazione della discarica. Ma nel frattempo potrebbe non essere abbandonata completamente l’ipotesi di Serre. Non come discarica, ma come area dove stoccare provvisoriamente i rifiuti. Ne parla l’ordinanza di Prodi, che però fissa il primo luglio come data prima della quale non si potrà portare le ecoballe a Valle della Masseria.
Sarà per questo motivo che i comitati di cittadini non hanno ancora abbandonato il presidio. Restano gruppi di manifestanti preoccupati che l’ordinanza del presidente del Consiglio contenga «un trabocchetto». E il sindaco Palmiro Cornetta è categorico: «Siamo soddisfatti, ma continueremo a tenere gli occhi aperti».
Soddisfatto anche il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, che dal primo momento si è dichiarato contrario alla discarica di Valle della Masseria, ritenuta invece inevitabile dal dimissionario Bertolaso. «E’ stata ascoltata la popolazione. Ora si lavori per attrezzare il sito di Macchia Soprana e rimuovere i rifiuti dalle strade», dice il ministro. Che aggiunge di non condividere l’ipotesi dello stoccaggio, seppure provvisorio, a Valle della Masseria: «Se serve un’area di stoccaggio provvisorio, che sia vicino alla discarica di Macchia Soprana. Parlare ancora del sito accanto all’oasi, rischia solo di alimentare confusione e tensione». Fulvio Bufi, Corriere della Sera 18/5;
Per il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio la priorità è «togliere i rifiuti dalle strade».
Per metterli dove?
«Ad esempio, nelle cave sequestrate alla malavita organizzata. In Campania ce ne sono almeno 300, attualmente nella disponibilità della magistratura.
Naturalmente vanno verificati con attenzione i siti scelti, valutando le compatibilità e i possibili vincoli ambientali e paesaggistici».
Si tratta comunque di ipotesi che richiedono tempi lunghi.
«Certo, ma nel frattempo abbiamo messo sul campo gli strumenti e le risorse migliori per individuare soluzioni concrete e immediate. Il prefetto Pansa e il commissario Bertolaso si stanno adoperando proprio per questo, ed io mi fido di loro».
Con il capo della Protezione civile è tuttavia sembrato spesso in contrasto.
«Ho profonda stima di Bertolaso, e mi auguro che continui il suo lavoro».
Su Serre e Terzigno avete avuto pareri contrastanti.
«Non potevo restare immobile di fronte alla violazione di direttive comunitarie».
Ma così facendo il governo si è piegato alla protesta di un piccolo comune. Adesso c’è un precedente e nessuno vorrà più discariche nei propri confini.
«A Serre è successo un fatto importante, che non è stato sottolineato a sufficienza. Provincia e Comune hanno offerto un’alternativa, un sito di ben 106 ettari. Tutti quelli che protestano dovrebbero avere la stessa disponibilità. Per risolvere l’emergenza è necessario che tutti collaborino».
L’ultimo fronte sono i cumuli di rifiuti dati alle fiamme.
« opera di delinquenti, da assicurare alla giustizia al più presto. Vandali che imbrattano la città e avvelenano la loro stessa terra, ma anche elementi legati alla camorra, che ha interesse ad alimentare il caos e a far fallire il sistema legale di smaltimento dei rifiuti. Solo in questo modo potrà continuare indisturbata a lucrare sui drammi della Campania». Antonio Castaldo, Corriere della Sera 21/5;