Cesare Zucca, Vanity Fair, numero 19 17 maggio 07, pagina 243., 20 maggio 2007
Bruttezza. In America ha grande successo un’agenzia di modelle racchie o fuori dell’ordinario (www
Bruttezza. In America ha grande successo un’agenzia di modelle racchie o fuori dell’ordinario (www.ugly.com). Su Internet si moltiplicano i «concorsi di bruttezza» che premiano gli articoli più disparati: collane, divani, lampade, case, perfino i vestiti da sposa più orrendi. A Petaluma, in California, si svolge il concorso Ugliest dog alla ricerca del cane più brutto del mondo. Le bambole più cult del momento sono le Ugly Dolls, create dall’illustratore David Horvath: sdentate e sgraziate, ma morbide e tenerone, popolarissime tra i vip, sono vendute persino in musei d’arte moderna come il Moca a Los Angeles e il Guggenheim a Venezia. A Singapore vanno di moda due ristoranti, Aurum e Clinic, arredati come una sala operatoria: tavoli di metallo e sedie a rotelle dorate, cameriere vestite da infermiere che servono siringhe di succo di lychees con caviale. Tra poco uscirà il libro Best Ugly, realizzato dal gruppo design AvroKo, creatore di alcuni dei locali più trendy di Manhattan. Il titolo è stato ispirato da un albero cinese: imperfetto ma straordinariamente affascinante. Secondo lo psicologo newyorchese Alan Barnett, questa nuova passione per il brutto «è la rivalutazione dell’underdog, cioè dell’emarginato, solo triste e vulnerabile. La gente è attratta da ciò che non rientra nei canoni tradizionali del bello. Vuole conoscerne l’essenza e fa scattare un processo di immedesimazione alimentato dal desiderio di capire cosa significhi essere quell’animale, quella persona, quell’oggetto».