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 2007  maggio 20 Domenica calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

LONDRA – Cinquecentomila monete d’argento e d’oro, e poi piatti, posate, candelieri e altri oggetti: in tutto 17 tonnellate di metallo prezioso. Il più grande tesoro mai trovato in mare dovrebbe avere un valore commerciale superiore ai 370 milioni di euro.
L’annuncio è stato dato a recupero finito da una società americana specializzata nella caccia ai relitti di navi storiche, la Odyssey Marine Exploration. Che però ha deciso di mantenere segreto il nome del vascello e vago, molto vago, il luogo della pesca miracolosa. Si tratta di una zona di mare circa 40 miglia al largo della Cornovaglia, la costa sudoccidentale dell’Inghilterra. Quindi ben oltre il limite di 12 miglia delle acque territoriali. Gli americani, che hanno parlato solo dopo aver spedito il carico alla loro base di Tampa in Florida, hanno battezzato l’operazione «Black Swan», Cigno Nero. Ma gli storici inglesi sono quasi sicuri che il sottomarino e i robot della Odyssey abbiano messo le loro braccia meccaniche sul relitto della «Merchant Royal», un vascello di Sua Maestà britannica affondato nel 1641 vicino alle isole Scilly. I registri navali del tempo ricordano che il capitano John Limbrey e gli 80 marinai del suo veliero si salvarono.
Ma la notizia della perdita della «Merchant Royal» fu accolta a Londra come una sciagura nazionale. Il danno per il Tesoro fu così grave che la seduta dei Comuni a Westminster fu interrotta con sgomento.
Ora gli americani sono orgogliosi. Sostengono di essere gli unici al mondo ad aver trasformato la caccia ai tesori dei fondali marini in un business redditizio. La Odyssey ha cominciato a operare 13 anni fa e ha investito davvero una barca di dollari nelle ricerche. proprio per evitare il rischio di contestazioni e di dover spartire il bottino che l’operazione si è svolta in segreto. D’altra parte, anche Sua Maestà britannica tutto sommato ha poco da recriminare: i registri del XVII secolo rivelano che l’oro e l’argento della «Merchant Royal» provenivano dalle miniere del Messico, ai tempi colonia spagnola, ed erano diretti alla corte di Madrid su un galeone graziosamente abbordato e alleggerito del carico all’altezza delle Azzorre dal bravo capitano John Limbrey. Meglio lasciar da parte il diritto marittimo, dunque.
«Il mondo adesso capirà che la nostra è un’attività commerciale seria», ha detto il presidente della Odyssey, Greg Stemm, ricordando che prima della «Merchant Royal», i suoi tecnici- cacciatori avevano scoperto nel 2003 la «Republic» al largo di Savannah in Georgia, guadagnando altri milioni. In Borsa, le azioni della Odyssey sono salite del 60 per cento sulla notizia del nuovo successo.
Gli archeologi non sono altrettanto soddisfatti: temono il saccheggio e la rovina dei beni storici e invocano un codice internazionale. La Odyssey assicura di aver usato «il guanto di velluto» nel recupero, per preservare ciò che resta del relitto e l’integrità storica del carico: molte monete sono definite fior di conio. E ha già ricevuto l’autorizzazione a scandagliare altri due tratti di mare dove si persero carichi favolosi: uno è 65 miglia a Est della Sardegna.
Ma l’obiettivo più importante sembra la «HMS Sussex», una nave da guerra scomparsa nella tempesta al largo di Gibilterra nel 1694: questa volta il governo di Londra ha messo le mani avanti assicurandosi l’impegno dei cacciatori a dividere il bottino, valutato in oltre tre miliardi di euro. A quei tempi l’Inghilterra era in guerra con la Francia e il carico nella stiva, nove tonnellate di lingotti in oro, era diretto al Duca di Savoia: il prezzo dell’alleanza contro i francesi. Ma questa è un’altra storia.