www.stradanove.it Domenico Pacifico 06 aprile 1998, 6 aprile 1998
Natalie, come hai trascorso la tua infanzia? Quali sono i tuoi più bei ricordi? Sono stata battezzata nell’isola di Giannutri, un’isola della Toscana, un’isola costruita da mio padre e da un’altra persona, un posto completamente incontaminato: non ci sono macchine, non c’è niente ed è proprio a questo luogo che sono legati i più bei ricordi ma anche i più brutti della mia infanzia
Natalie, come hai trascorso la tua infanzia? Quali sono i tuoi più bei ricordi? Sono stata battezzata nell’isola di Giannutri, un’isola della Toscana, un’isola costruita da mio padre e da un’altra persona, un posto completamente incontaminato: non ci sono macchine, non c’è niente ed è proprio a questo luogo che sono legati i più bei ricordi ma anche i più brutti della mia infanzia. La mia infanzia non è stata molto bella, è come se fossi dovuta crescere troppo in fretta, sai, con i genitori che si "ammazzano" dalla mattina alla sera, questi figli sballottati un po’ a destra un po’ sinistra. Io poi ero una bambina molto silenziosa, non ho mai detto niente a nessuno, quando piangevo magari lo facevo in silenzio, non facevo capricci anche perché avevo una sorella di due anni più grande di me che era allucinante, la reginetta della casa, la reginetta dell’isola, la reginetta di tutto, e quindi... era inutile che ci stavamo a... ecco, lasciavo a lei il suo ruolo. Io ero più solitaria, me ne stavo molto per i fatti miei. Un anno fa ho iniziato a scrivere un libro, la storia di una bambina dai tre anni in poi, di come vede il mondo e dell’idea che se ne fa, che può essere sbagliata, giusta, nel mio caso un po’ troppo cinica per essere così piccola. Devo dire che non tornerei mai indietro, l’infanzia proprio la sorpasserei, assolutamente, ovviamente tranne rari momenti di bei ricordi legati all’isola, ma per il resto... Da piccola avresti mai immaginato di diventare quella che sei oggi? Beh, lo sognavo. Sognavo di cantare, di ballare come prima donna in un corpo di ballo. Da piccola ero pazza della Cuccarini, della Parisi. Adesso mi accorgo che tutte le bambine sono pazze di me e mi fa piacere, anche perché credo che il sogno di ogni bambina, in fondo, sia questo. Ero affascinata da Rita Hayworth, allora ancora in bianco e nero, aveva una luce bellissima in viso, era protagonista, brillava di luce propria, proprio come piace a me. Il grande lavoro del Salone Margherita, il caro e buon vecchio Bagaglino, è terminato da tempo. Come sei arrivata nella squadra di Pingitore a "Gran caffè"? Con un lavoro molto duro. Ho fatto prima un’audizione sotto consiglio di Valeria Marini, questo a giugno dell’anno scorso. Arrivai al Salone Margherita completamente ignara di tutto ciò che poi mi sarebbe accaduto. stato un percorso molto lungo, molto faticoso, un percorso di credibilità. Alla prima audizione Pingitore mi fece ballare, cantare, recitare un pezzo di una commedia che avevo fatto l’anno scorso all’Orologio. Ce la misi veramente tutta e... Pingitore è una persona che non ti dice mai nulla subito, ti fa proprio aspettare. Infatti fece passare tutta l’estate, ogni tanto telefonava e forse dentro di sé aveva già deciso, ma questo per quanto riguarda il teatro, della televisione ancora non si parlava. A settembre volle rincontrarmi e mi affidò intanto il ruolo teatrale in "Bertoldo, Bertoldino e Bertinotti", un impegno molto faticoso di cinque mesi al Salone Margherita. Durante lo spettacolo mi resi conto che Pingitore veniva spesso a guardarmi, però si metteva in mezzo al pubblico per testarmi, per mettersi in mezzo alla gente e sentire i commenti, vedere se io riuscivo a reggere o no il palcoscenico. Dopo due mesi e mezzo di repliche si cominciò a parlare di televisione e mi affidò le prime quattro puntate, poi, andando avanti, me le affidò tutte. Quindi è stato tutto un continuo provino, un continuo mettercela tutta per farsi prendere. Che tipo di lavoro c’è stato dietro allo show di Canale 5, e che tipo di rapporto si è creato tra di voi, squadra del Bagaglino? Il lavoro è stato quasi allucinante per i ritmi. Facevamo dieci ore di prove al giorno, tutti i giorni, divisi tra la sala da ballo e la prosa, tra prova costumi e servizi fotografici. Noi dovevamo imparare la puntata del sabato in quattro giorni, ovvero imparare otto balletti, incidere le canzoni, imparare la prosa, metterla sul palcoscenico e in più tutte le sere, finite le prove, andavamo in scena con "Bertoldo Bertoldino e Bertinotti". Ci sono stati dei momenti a tratti sconvolgenti, come dice "Pippo Kennedi show", veramente da pazzi, dei momenti in cui avevo il sistema nervoso a pezzi, anche perché sono una che tiene molto a mettercela tutta professionalmente per non deludere, per non deludere soprattutto me stessa, poi gli altri, per non farmi dire dietro: eccone un’altra, ecco qua, ecco là. Ho lavorato molto sodo per avere credibilità. Ci sono state anche critiche da parte di qualcuno, però che vuoi, ognuno ha la sua personalità. Sai, dal ruolo che mi è stato affidato uno si aspetta una donna tutta forme che non spicchi troppo di sensibilità, di intelligenza, di personalità, tutto questo però tra virgolette, perché la Marini è una persona intelligente, come la Mari e la Prati, però visivamente bisognava dare l’idea della donna per eccellenza, della donna che il camionista sogna la notte. Secondo me non ho rappresentato questo, forse sono stata un po’ più di tendenza rispetto alle colleghe, questo a detta degli altri e poi effettivamente rivedendomi lo si può notare. Sono molto contenta di non somigliare alle altre e che nessuna di noi si somiglia. Sai, rivedendo una bionda come la Marini, alta come la Marini, potevano dire: ecco Valeria Marini due! Però questo non è avvenuto, sia da parte della gente sia da parte della stampa, e di questo vado molto fiera. stato un trionfo perché in queste circostanze tutti ti puntano il fucile contro e aspettano un tuo errore, dicono: ma questa cosa sa fare? Ti giudicano a priori e... per far sì che ciò non accadesse ho lavorato molto e ci sono riuscita. Domenico Pacifico 06 aprile 1998