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 2007  maggio 16 Mercoledì calendario

«Risparmiatori non informati». Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. MILANO. «L’avvertimento agli investitori contenuto nel prospetto informativo di Freedomland non risultava idoneo e sufficiente per fornire ai risparmiatori l’informazione circa lo stato reale della società e tantomeno le sue prospettive di sviluppo»

«Risparmiatori non informati». Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. MILANO. «L’avvertimento agli investitori contenuto nel prospetto informativo di Freedomland non risultava idoneo e sufficiente per fornire ai risparmiatori l’informazione circa lo stato reale della società e tantomeno le sue prospettive di sviluppo». Non lasciano ombre di dubbi le conclusioni della consulenza, depositata nei giorni scorsi, richiesta dal giudice della decima sezione civile del Tribunale di Milano, Amina Simonetti nel processo contro Virgilio De Giovanni, intentato da migliaia di ex azionisti che chiedono di essere risarciti. Una vicenda infinita quella di Freedomland, l’ex internet tv deflagrata nelle aule del Tribunale dopo una spericolata quotazione in Borsa al Nuovo Mercato, avvenuta il 6 ottobre 2000, l’antesignano di tutti i crack. E il processo civile in corso da tre anni a Milano, avviato da 2.500 risparmiatori aderenti al Siti e difesi dall’avvocato Sergio Calvetti, rappresenta un’impropria class action. Il tratto che li accomuna è di avere subito una perdita secca di circa l’83,76% del capitale per un titolo collocato a 105 euro e crollato a poco più di 7 euro nel periodo interessato dagli atti in causa. La voluminosa consulenza (oltre trecento pagine) firmata da Alessandro Solidoro e Giovanni Petrella risponde ai quesiti del giudice del Tribunale di Milano, che punta a stabilire il grado di liceità dei comportamenti dei vari protagonisti societari e finanziari della quotazione di Freedomland (De Giovanni, Banca Leonardo quale sponsor della sottoscrizione, Deloitte & Touche per la revisione). Ai consulenti si chiedeva anche di fornire indicazioni sull’andamento del titolo rispetto al mercato di riferimento (all’epoca definito Nuovo Mercato) per giungere a una corretta quantificazione del danno. I consulenti hanno così accertato come «il fondo svalutazione crediti fosse stato sottostimato e quindi i crediti sovrastimati di pari importo»; che il numero di clienti e di conseguenza i ricavi fossero irrealistici per concludere che «il giudizio sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società ricavabile dal prospetto non era pertanto adeguatamente fondato». La relazione si sofferma sul ruolo della Deloitte & Touche e del suo revisore, poi sospeso per due anni dalla Consob per avere violato i principi di revisione. Per i consulenti del Tribunale, il revisore «non coglie, nel caso in specie, il punto fondamentale e cioe le poste di bilancio "crediti verso clienti" e "ricavi" abbiano validità, cioe siano esistenti, corretti e completi». Non mancano le valutazioni su Banca Leonardo, la stessa che aveva curato il collocamento di Finmatica: «Si ritiene - scrivono i consulenti - che non possa essere espresso un giudizio professionale sulla circostanza che la valutazione del prezzo offerto al pubblico degli investitori fosse congrua e corretta, in ragione della mancata disponibilità degli input di base del modello di valutazione adottato, valutazione certamente basata su dati revisionali futuri inattendibili già con riferimento al primo semestre di previsione». Mara Monti