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 2007  maggio 16 Mercoledì calendario

Per Bush nessun obbligo: scelta volontaria. Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. NEW YORK. Cominciamo col dire che in America, patria della trasparenza, del "politically correct", della regolamentazione dei conflitti di interessi, dei blind trust, il presidente e il vicepresidente sono gli unici due "dipendenti pubblici" esonerati dalla normativa dell’United States Government Ethics (Oge), nume tutelare dei conflitti di interesse per il governo

Per Bush nessun obbligo: scelta volontaria. Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. NEW YORK. Cominciamo col dire che in America, patria della trasparenza, del "politically correct", della regolamentazione dei conflitti di interessi, dei blind trust, il presidente e il vicepresidente sono gli unici due "dipendenti pubblici" esonerati dalla normativa dell’United States Government Ethics (Oge), nume tutelare dei conflitti di interesse per il governo. La giustificazione ecnica: nel copioso elenco dei dipendenti pubblici, gli unici non menzionati, e dunque esonerati dalle regole, sono appunto le due massime cariche dello Stato. La prassi tuttavia vuole che presidente e vicepresidente accolgano volontariamente la tradizione di liberarsi dal controllo diretto di azioni e proprietà che possano generare sospetti. Così Dick Cheney ha annunciato che avrebbe venduto il suo pacchetto di titoli Halliburton, la controversa società di grandi costruzioni che capitalizza circa 15 miliardi $ di cui era presidente. Complessivamente da Halliburton Cheney aveva un pacchetto pensionistico per 30 milioni di dollari e circa 30 milioni in azioni. Per non creare turbative di mercato annunciò che avrebbe venduto le sue partecipazioni in modo graduale. I proventi ( con un profitto di 18 milioni) sono poi stati affidati a un blind trust. Il blind trust, letteralmente "fiduciario cieco", no degli strumenti che secondo il manuale dell’ufficio per l’etica nel governo può «rimediare al conflitto di interessi finanziario». Generalmente l’interessato affida ai suoi avvocati l’incarico di nominare dei fiduciari (trustee) per gestire il patrimonio. Secondo la prassi l’interessato non dovrebbe neppure conoscere il nome dei gestori che si preoccuperanno di tutelarne gli interessi nel migliore dei modi, in cambio di una normale parcella. Un altro rimedio è quello dell’esonero volontario se l’interessato ha investimenti in un settore o in un’azienda che può beneficiare da una sua decisione: l’interessato lascia semplicemente la stanza. Un’altra possibilità è quella di identificare con l’aiuto dell’ufficio gli investimenti che presentano conflitti di interesse potenziale e di vendere esclusivamente quelle partecipazioni. C’è poi l’esonero: davanti a una spiegazione esaudiente si può fare un’eccezione. La regola generale che riguarda tutti i dipendenti pubblici afferma che «a un impiegato è proibito dallo statuo criminale federale di decidere su questioni che riguardano il suo interesse finanziario, quello del coniuge, del figlio minore, di un socio o di una organizzazione di cui è stato consigliere di amministrazione o funzionario». Questo per il governo. Ma nella buona tradizione americana della separazione dei poteri non vi è una regola unica. C’è così la commissione etica della Camera, del Senato, della Giustizia. E ci sono mille casi diversi per le diverse realtà locali. Fra i casi celebri, possiamo ricordare quello di Nelson Rockefeller, erede della celebre dinastia. Nel 1974, quando fu nominato da Gerald Ford alla vicepresidenza, decise di destinare a un blind trust una decina di milioni di dollari. Il grosso del suo patrimonio, disse, era già in una gestione esterna. Alan Greenspan invece liquidò tutti i suoi investimenti finanziari per puntare sui titoli del Tesoro. Fece molto bene: ogniqualvolta riduceva i tassi, il suo patrimonio aumentava di molto. Il caso più vicino a noi è quello del segretario al Tesoro Henry Paulson. Il suo patrimonio, tra azioni Goldman Sachs e altri investimenti, era valutato l’anno scorso in 700 milioni di dollari. I senatori che lo ascoltavano erano particolarmente irritati da una sua partecipazione in una banca cinese. «Da privato può fare quello che vuole, ma da segretario al Tesoro non può avere titoli di una banca cinese» disse uno dei senatori. Mario Platero