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 2007  maggio 16 Mercoledì calendario

Dow Jones, ultimo atto. Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. LOS ANGELES. Potrebbe davvero essere questione di ore

Dow Jones, ultimo atto. Il Sole 24 Ore 16 maggio 2007. LOS ANGELES. Potrebbe davvero essere questione di ore. La famiglia Bancroft che controlla il gruppo Dow Jones, e quindi a cascata il prestigioso «Wall Street Journal», si è riunita ieri in una "conference call" per discutere nel dettaglio l’ultima proposta di Rupert Murdoch. L’offerta del magnate australiano dei media e fondatore di News Corp. include, oltre ai 5 miliardi di dollari, un seggio nel consiglio della stesa News Corp. Le indiscrezioni sul meeting della famiglia riferiscono che si è trattato di un incontro turbolento. Il 52% degli aventi diritto al voto nella società resta per ora contrario, irriducibile, fedele alle tradizioni di famiglia, il 12% è invece favorevole. Insieme detengono il 64% del diritto di voto in consiglio di amministrazione. La differenza che serve a Rupert Murdoch è però minima, basterà che all’interno della famiglia si sposti un altro 3% per cambiare improvvisamente gli schieramenti: se si raggiungesse il 15% del voto della famiglia, più il 36% del mercato, ansioso di prendere al volo questa occasione, vi sarebbe una nuova maggioranza favorevole e Murdoch conquisterebbe la sua preda. Per il magnate australiano dunque si tratta a questo punto di agire su ciascuno dei 30 membri attivi per identificare i possibili punti deboli. E c’è chi dice che la situazione potrebbe sbloccarsi nella notte. Tanto più che uno degli elementi di pressione sarà di tipo etico: proprio ieri si è chiuso l’affare Reuters-Thomson, con grande soddisfazione degli azionisti Reuters che incassano una lauta plusvalenza sui propri titoli e ottengono anche precise garanzie sul funzionamento futuro della governance societaria. Non sarebbe quindi giusto - questo uno degli argomenti usati da Murdoch per convincere la famiglia - se gli azionisti pubblici della Dow Jones fossero tenuti in ostaggio da un gruppo che pur avendo una minoranza del capitale ha una maggioranza del diritto di voto all’interno della società editoriale. Permane intanto la resistenza in redazione: la maggioranza dei giornalisti del Wall Street Journal sono contrari alla vendita del quotidiano a Murdoch, accusato in passato di essersi intromesso nelle scelte editoriali delle sue proprietà mediatiche. Ieri la corrispondente a Pechino del quotidiano finanziario, Mei Feng, e sei suoi colleghi hanno pubblicamente esortato la casa madre Dow Jones a respingere l’offerta della News Corp, sostenendo che Murdoch potrebbe costringerli ad ammorbidire il tono dei reportages dalla Cina. «Molti dei nostri articoli non dipingono in modo del tutto favorevole il governo cinese e la comunità imprenditoriale locale - ha scritto Mei Feng, che l’anno scorso ha vinto il premio Pulitzer proprio per il reportage dalla Cina -. Una lunga documentazione attesta invece che Murdoch ha preso in passato decisioni editoriali intese a promuovere i suoi interessi finanziari in Cina sacrificando l’integrità giornalistica a fini personali o politici». Rupert Murdoch ha affrontato direttamente queste critiche promettendo alla famiglia Bancroft di salvaguardare la tradizione di indipendenza e integrità giornalistica del secondo quotidiano d’America, di investire in tecnologia e macchinari, di ammodernare la sede, di potenziare la redazione a Washington. «Tradire la fiducia del pubblico sarebbe semplicemente una pessima decisione strategica» ha scritto Murdoch nella lettera inviata alla famiglia. Wall Street nel frattempo scommette sull’imminenza del si dei Bancroft. Il titolo della società Dow Jones si sta mantenendo infatti molto vicino al livello di 56 dollari per azione raggiunto il primo maggio scorso, quando l’annuncio dell’offerta di acquisto aveva fatto salire le quotazioni del 55%. Anche il titolo della News Corp è in rialzo, ed ha chiuso ieri a 23,6 dollari, +0,4 per cento. Daniela Roveda