Libero 17/05/2007, pag.36 FRANCESCO ZUCCHINI, 17 maggio 2007
Cassano il sogno è finito. Libero 17 maggio 2007. In Spagna non lo vedono giocare dal 18 marzo, in Liga ha segnato l’ultimo e unico gol 8 mesi fa, a settembre; di Antonio Cassano, enfant prodige del calcio italiano al tramonto del XX secolo, quando debuttava in A col Bari segnando una rete da favola all’Inter, si sono perse le tracce da tempo
Cassano il sogno è finito. Libero 17 maggio 2007. In Spagna non lo vedono giocare dal 18 marzo, in Liga ha segnato l’ultimo e unico gol 8 mesi fa, a settembre; di Antonio Cassano, enfant prodige del calcio italiano al tramonto del XX secolo, quando debuttava in A col Bari segnando una rete da favola all’Inter, si sono perse le tracce da tempo. Cassano ha fallito anche a Madrid, dove Capello l’ha confinato ai margini della squadra. Dicono che lo faccia perchè lui maturi, ma il Real si sbarazzerebbe all’istante di Cassano. E non è escluso che ciò avvenga alla riapertura del mercato, nonostante al club madridista sia legato da contratto quadriennale. Ma con quello stipendio da favola (3,9 milioni a stagione) per uno che quest’anno ha giocato 319 minuti in Liga, e mai una gara intera, più qualche fantomatica apparizione in Champions, e che in 17 mesi di vita galactica ha realizzato ben due reti, l’eventuale acquirente non potrà che essere un mecenate, per esempio Moratti, o Berlusconi. Che magari fan l’affare: mai dire mai con uno come Cassano, la cui classe non si discute. SPACCONE DI CLASSE Classe a parte, è un perdente nato: giocò uno strepitoso Europeo 2004 ma non bastò per evitare l’eliminazione alla peggior Nazionale degli ultimi vent’anni; andò via da Roma e la Roma di Spalletti mise assieme 11 vittorie di fila; è finito ai margini del Real, e il Real si avvia al titolo. La Roma, che nel 2001 l’aveva pagato 30 milioni di euro, nel gennaio di un anno fa pur di liberarsene si accontentò di incassarne meno di 5. Cassano si lasciava alle spalle polemiche, multe, punizioni e qualcuno da cui farsi perdonare ma, precisò, «nel mio vocabolario la parola scusa non esiste». E così fu. Il Real lo giudicò "gordo" e lo mise a dieta ferrea, "niente bibite, birra e caramelle, sarai multato per ogni grammo di grasso in più". Debuttò in Coppa del Re con il Betis e gli bastarono tre minuti per segnare, una rete da furbetto del quartierino barese. Sembrava il viatico di una nuova carriera, stavolta trionfale. Beh, non è stato così. E’ diventato lo zimbello del Max Giusti spagnolo, tale Carlos Latre, che in tv imitandolo lo ha tramutato in una macchietta; e quando l’anno scorso a Madrid arrivò Capello si è giocato l’altra possibilità. A settembre con il Levante segnava l’unico gol stagionale annunciando «sono qui e sono tornato dalla porta principale». Macchè. Ha fatto infuriare anche l’ex suo "secondo padre" dei tempi romanisti. Era il novembre 2006, pre-partita con l’Espanyol, quando Cassano ignaro di essere ripreso dalle telecamere imitò l’allenatore facendo teatrino con Ronaldo e Diarra; quel video fece il giro del mondo su You Tube. «Bravi, io sono per la libertà d’espressione» disse Capello. Diarra diventava panchinaro. Ronaldo spedito al Milan. Cassano fuori squadra. Non ha più visto il campo per mesi. E’ tornato il 24 febbraio per pochi minuti; poi altri quattro spezzoni di partita, e il nulla. Scomparso. Bluff, campione incompreso, emerito imbecille, mobbizzato del pallone, sfascia-spogliatoi? Tutto e il suo contrario è stato detto, e basta con la la retorica del ragazzo cresciuto per strada, fra i vicoli di Bari. L’ULTIMA CHANCE Alla sua età Baggio vinceva il Pallone d’Oro; Borg smetteva col tennis; Pelè aveva due Mondiali in bacheca. Vero che il pallone regala una possibilità ai tardoni, come Materazzi, e il tempo per risalire c’è. Ne avrà la forza, la voglia? O i tanti soldi l’hanno saziato? Cassano sarebbe perfetto "loser" hemingweyano se avesse spalle dritte e si prendesse sul serio. Ma neppure questo è. A Roma, avventura non proprio da buttare (117 partite, 39 gol in campionato; 8 in Coppa e 5 reti) lo ricordano per le cassanate e lo scherzo a Batistuta (il dito nel cappuccino, tutte le mattine) e non per le prodezze, che non furono poche. Poteva salvarlo Fascetti, suo scopritore, ma il grande Eugenio ha smesso di allenare. Non gli resta che sperare in Inter o Milan. Ultima uscita: Moratti o Berlusconi. FRANCESCO ZUCCHINI Prima pagina Anzitutto Italia Esteri Economia Sport Attualità Cultura e scienza Spettacoli Milano Roma Chi siamo • Note informative • Concessionaria pubblicità Copyright by Libero © 2006 - P.Iva 06823221004 - Tutti i diritti riservati