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 2007  maggio 24 Giovedì calendario

Perché devo sempre fare la colf? Vanity Fair 24 maggio 2007. Secondo atto (quello che autori televisivi e signori dei palinsesti sarebbe meglio non leggessero): entrata nella Stazione Termini di Roma, scelta dell’Eurostar, viaggio fino a Milano

Perché devo sempre fare la colf? Vanity Fair 24 maggio 2007. Secondo atto (quello che autori televisivi e signori dei palinsesti sarebbe meglio non leggessero): entrata nella Stazione Termini di Roma, scelta dell’Eurostar, viaggio fino a Milano. Protagonista Denny Mendez, in stivali ed elegante abito chiaro, i capelli sciolti e il passo da Miss. Un uomo bianco con fidanzata/moglie la squadra a bocca letteralmente aperta, un altro un po’ più giovane la tampina per tutto il viaggio vagando su e giù per il corridoio, un signore nero (il più sfacciato) le offre compagnia, una signora al secondo passaggio le chiede se è proprio lei la Barbara di Un posto al sole. Tutti gli altri la ammirano, si voltano, si fermano. Non ce n’è uno che, incrociandola, resti indifferente. Allora, perché gli uomini-Tv non dovrebbero essere informati della popolarità che, dieci anni dopo essere stata la prima Miss Italia di colore ma italiana di nazionalità e aver sfiorato (il 16 maggio 1997) la fascia di Miss Universo, la ventottenne Denny mantiene intatta nel pubblico di sessi ed età differenti? Perché lei cerca non la fascinazione dell’esotico, ma un lavoro normale. Uno di quelli in cui - da attrice - puoi recitare personaggi di tutti i tipi, dalla farmacista alla cassiera, senza essere sempre classificata come la «bellona da Santo Domingo». E invece, a parte alcuni lavori in teatro e partecipazioni a film come Ocean’s Twelve (accanto a Vincent Cassel), in tutti questi anni la Mendez si è trovata invischiata in parti molto «di parte»: da Un posto al sole, dove la sua origine caraibica traumatizzava la suocera napoletana verace, a Provaci ancora prof 2, dove «sono una poverina con una storia di clandestinità». Insomma, quello che lei lamenta è una sorta di razzismo televisivo soft. Primo atto (quello che i suddetti autori e sceneggiatori farebbero bene a leggere), bordo piscina sul terrazzo di un albergo romano. Lei dice che professionalmente si sente trattata da «diversa». solo un problema di lavoro, o riguarda anche il privato? «La Tv è molto più indietro della società. Prima di Miss Italia, vivevo tranquillamente a Montecatini Terme, dove io e mia mamma Lydia ci eravamo trasferite quando lei aveva sposato Sergio, italiano che lavorava all’Enel. Si erano conosciuti a Santo Domingo, e si erano innamorati: lui è un bell’uomo, mica uno di quei vecchi con la forfora che fanno turismo sessuale. Sergio mi ha adottato e io sono diventata cittadina italiana. Mi sento veramente italiana: abito qui, i miei amori sono italiani». Montecatini non è una metropoli: è stato facile inserirsi per una ragazzina di undici-dodici anni? «Sì, a parte la volta in cui una compagna mi attaccò dicendomi che non sapevo parlare. Forse era gelosa e mi ha chiuso a chiave nel bagno. Io sono rimasta un po’ ”traumatizzata” e veramente sorpresa, non capivo. Mia mamma dopo mi ha spiegato che chi è di un’altra razza può avere difficoltà a farsi accettare. Certo, io ero privilegiata perché i miei lavoravano e guadagnavano bene: quando sono benestanti, anche i neri diventano bianchi. Poi, ero carina e questo aiutava». Così carina da decidere di iscriversi a Miss Italia: una bella sfida. «Studiavo da operatrice turistica, pensavo che sarei tornata a Santo Domingo. Ma ho deciso di tentare il concorso. Non pensavo certo di vincere, immaginavo che se qualcuno mi avesse notata e mi avesse fatto fare la modella, avrei potuto guadagnare un po’. All’inizio andava tutto bene, era un gioco, non c’erano in ballo interessi economici. Quando ci siamo avvicinati alla finale, a Salsomaggiore, invece hanno cominciato ad attaccarmi. Io non parlavo bene l’italiano, e questo mi ha reso più difficile difendermi. Un po’ quello che è successo, con l’inglese, l’anno dopo a Miss Universo». Dove invece non ha vinto: che cosa è successo? «Sono arrivata a Miami con ottime probabilità di vincere. Sentivo simpatia nei confronti del mio essere latina e anche italiana. Però non riuscivo a rispondere a tono a quello che mi chiedevano, non capivo l’inglese e poi, visto che rappresentavo l’Italia, mi chiedevano le ricette di cucina: ma io non so cucinare nemmeno oggi. E mi spiace, perché i miei suoceri sono una famiglia tradizionale e non li ho ancora accontentati, a livello culinario». Li chiama suoceri, ma non è ancora sposata. Chi è il suo fidanzato? «Flavio: ha 42 anni, è bello, grande, occhi azzurri, capello bianco. Mi piace essere avvolta dalle sue manone (e puntualmente succede all’arrivo a Milano, quando lui sbuca da dietro una colonna e se l’abbraccia, ndr). Stiamo insieme da cinque anni. Flavio si occupa di musica e insieme prepariamo un programma, Anime latine, che andrà in onda su Raidue: io conduco e presento il folklore del mio Paese. D’altra parte, io sono anche ambasciatrice di cultura per i dominicani in Italia». Insomma, è rimasta legata alle sue origini. Ma dal punto di vista sentimentale ha avuto amori con ragazzi di colore? «Una sola volta. Gli altri erano tutti bianchi. Quando ero più giovane, erano i miei compagni che avvertivano l’atteggiamento critico nei nostri confronti. Io neanche me ne accorgevo, mentre loro si sentivano un po’ a disagio». Mentre lei è sul lavoro che si sente a disagio, giusto? «Sì. In altri Paesi, come gli Stati Uniti, è normale che in un telefilm siano presenti tutti i colori di pelle. Da noi, no. Le storie d’amore, per esempio, ci sono solo per le bionde con gli occhi azzurri e i capelli lisci: mai una ragazza abbronzatina o una cinese. Ed è solo questione di colore, appunto. Perché le ragazze dell’Est, polacche, bulgare, ceche, hanno moltissime parti, e non è che parlino l’italiano meglio di noi o siano più brave: semplicemente, sono bianche. E io, perché devo fare sempre la colf, la pupa del boss, quella che non si integra o la prostituta? Non posso fare la farmacista o la commessa? Oppure la cuoca italiana, con il cappellino in testa: uno di quei ruoli che mi piacerebbe avere, sarebbe come la ciliegina sulla torta del mio lavoro. Ma chi gestisce questo tipo di giochi non lo prevede». Lei era nel cast della Talpa, nel • 2005, però fu la prima eliminata. Razzismo anche quello? «No, non avevo capito che tutto quello che succede nei reality risponde a un copione, che gli autori ti danno di volta in volta. E nel mio copione stava scritto che avrei dovuto fare la scema con uno. Ma io avevo il fidanzato a casa che guardava: come potevo fingere di perdere la testa per un altro? Mi sono rifiutata e sono uscita». Miss Italia la guarda ancora? «Sì. Dicevano che forse l’avrebbe condotta Simona Ventura: io penso sia meglio che ci sia sempre anche un uomo, è più adatto in mezzo a tutte quelle ragazze». Con l’esperienza di poi, ha ancora un senso questo concorso? «Sì, ma dovrebbero cambiare. Anziché tutti quei regali che fanno gli sponsor, dovrebbero offrire alle ragazze qualcosa che serva per farle crescere, soldi da investire in cultura, viaggi: essere eletta Miss significa che, in un’età fondamentale, perdi un anno della tua vita. giusto che tu investa sulla tua crescita culturale, non solo in cucine e pellicce». Lei ha le idee molto chiare. Si capisce anche dal suo sito, dove divide «le cose che amo» e «le cose che non amo». Perché non ama le sue gambe? «Perché ne ho una storta». Una? « che da ragazzina usavo solo i jeans, strettissimi. E c’era questa gamba destra che... vede?». Non sembra poi così storta. Perché non ama la guêpière? «Stringe, sto molto meglio con le mutande di mia nonna». E Woody Allen? «Mi mette ansia, io non amo gli uomini indecisi. Mi piacciono quelli forti e lineari, come quel giornalista... David Sassoli. Ha fascino». Marina Cappa, Giorgio Pace