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 2007  maggio 08 Martedì calendario

Anche Chevron coinvolta nelle tangenti a Saddam. Il Sole 24 Ore 8 maggio 2007. La Chevron sta negoziando multe fino a 30 milioni di dollari in un patteggiamento inteso a chiudere un’indagine su possibili violazioni dell’Oil for food, il programma Onu per prevenire il riarmo di Saddam Hussein

Anche Chevron coinvolta nelle tangenti a Saddam. Il Sole 24 Ore 8 maggio 2007. La Chevron sta negoziando multe fino a 30 milioni di dollari in un patteggiamento inteso a chiudere un’indagine su possibili violazioni dell’Oil for food, il programma Onu per prevenire il riarmo di Saddam Hussein. In un’inchiesta pubblicata anche su New York Times e International Herald Tribune, Il Sole-24 Ore ha appreso che, di fronte al rischio di un rinvio a giudizio della magistratura newyorkese, la Chevron è pronta ad ammettere che avrebbe dovuto sapere del pagamento di tangenti agli iracheni sul petrolio comprato tra il 2000 e il 2002. L’inchiesta de Il Sole 24-Ore ha appurato che la Chevron ha comprato greggio iracheno da un cittadino italiano che ha ammesso di aver pagato milioni di dollari in tangenti a Baghdad con denaro ricevuto dalle sue controparti. Chevron inclusa. 30 milioni di dollari sono una piccola cifra per una multinazionale che nel 2006 ha guadagnato oltre 17 miliardi di dollari. L’imbarazzo di un’accusa di aver indirettamente sostenuto il regime di Saddam Hussein potrebbe invece essere decisamente più costoso. Così, per evitare un processo potenzialmente imbarazzante, Chevron, guidata da David O’Reilly, sta negoziando multe per un totale che potrebbe raggiungere i 30 milioni di dollari in un patteggiamento con le autorità giudiziarie newyorkesi. Di fronte al rischio di un rinvio a giudizio da parte di una speciale task force creata dalla Procura federale e quella distrettuale, la Chevron è pronta anche ad ammettere che avrebbe dovuto sapere del pagamento di tangenti agli iracheni sul petrolio comprato tra il 2000 e il 2002 nel corso del programma Oil for food. Programma Onu che intendeva prevenire il riarmo del regime di Saddam pur consentendo l’esportazione di greggio. La Commissione Volcker, presieduta dall’ex capo della Fed e che per quasi due anni e mezzo ha indagato su possibili illeciti nel programma Oil for Food, ha concluso che, dal pagamento di tangenti illegali sulla vendita di petrolio - la cosiddetta sovrattassa - il regime di Saddam Hussein era riuscito a creare fondi neri per 228 milioni di dollari. Soldi pagati alla società petrolifera di stato irachena, la Somo, al di fuori dei canali finanziari creati dal programma Oil for food e usati per fondi neri a disposizione del dittatore iracheno per qualsiasi attività non autorizzata dalle Nazioni Unite. Incluso il riarmo. Di fronte a una richiesta di commenti, Ken Robertson, consigliere per i rapporti con la stampa per la Chevron, si e’ limitato a dire che «per quel che riguarda il Programma Oil for food, la Chevron ha acquistato greggio iracheno principalmente per le sue raffinerie americane e le Nazioni Unite hanno approvato l’acquisto di tutti i carichi. La Chevron ha cooperato con le varie indagini sul programma e continuerà a farlo». Il gigante Usa ha avuto un ruolo molto importante nel programma Oil for food, essendo stato il singolo maggior acquirente di petrolio iracheno. Secondo i calcoli della Commissione Volcker, tra il 2000 e il 2002 , il gruppo ha acquistato circa 100 milioni di barili di petrolio sul quale risultano essere stati pagati circa 30 milioni di dollari in sovrattassa illegale. La Commissione Volcker ha scoperto che la sovrattassa era stata introdotta nell’agosto del 2000 dalla Somo su precise istruzioni di Saddam ed era stata applicata sulle esportazioni di petrolio iracheno a partire da settembre. Non appena la notizia della sua esistenza era cominciata a diffondersi sul mercato, le grandi società petrolifere internazionali si erano rese conto che violava le sanzioni Onu e che quindi sarebbe stato illegale pagarle. O anche solo finanziarne il pagamento indirettamente. Il Sole 24-Ore ha ottenuto copia di una comunicazione interna della Chevron inviata il 26 gennaio 2001 da Patricia Woertz, all’epoca presidente di Chevron Products Co. Ecco cosa dice: «Il pagamento di tale sovrattassa è proibito dalle sanzioni dell’Onu contro l’Iraq... Nell’attuale situazione è molto importante per noi non comprare alcun carico iracheno nel caso ci sia motivo di credere che qualcun altro abbia pagato o pagherà una sovrattassa proibita su un carico... Ho affidato a C.L. Blackwell la responsabilità di approvare, per iscritto, ogni singola transazione sulla base della proceduta allegata... Prima di dare la propria autorizzazione, il signor Blackwell dovrà essere convinto che non ci sia motivo per pensare che la sovrattassa sia stata o sarà pagata agli iracheni su quella transazione. Nel decidere, il signor Blackwell dovrà prendere in considerazione una serie di fattori... incluso l’identità, l’esperienza e la reputazione della società venditrice... e qualsiasi deviazione anomala nel prezzo del petrolio». Lo stesso elenco degli acquisti di greggio iracheno fatti da Chevron tra il giugno 2000 e il dicembre 2002 consegnato alla Commissione Volcker fa pensare agli investigatori che la multinazionale non abbia mai veramente rispettato la procedura d’acquisto annunciata da Patricia Woertz. Nel periodo della sovrattassa, la società ha infatti comprato circa 100 milioni di barili da società che includevano realtà sconosciute e prive di qualsiasi esperienza nel settore pagando "provvigioni", in aggiunta al costo del greggio, più alte di quelle pagate prima dell’introduzione della sovrattassa. Gli inquirenti hanno adesso ragione di credere che quelle provvigioni piu’ alte incorporassero la sovrattassa. Il 15 febbraio 2001, Chevron acquistò per esempio 1,8 milioni di barili dalla Erdem Holding, società di un uomo d’affari turco legato a Baghdad (era membro del Consiglio Turco-Iracheno), pagando una provvigione di 0,36 dollari. In altre occasioni, la provvigione arrivò anche a sfiorare i 50 cents. In tutto, la Erdem vendette circa 13 milioni di barili di greggio iracheno alla società petrolifera californiana. «Vendetti io il grosso del loro petrolio iracheno alla Chevron», conferma a Il Sole 24-Ore Fadel Othman, un ex funzionario della Somo all’epoca consulente per la Erkem, che non esita ad ammettere di essere stato a conoscenza della sovrattassa. «Lo sapevano tutti», si schernisce. Un’entità ancor più dubbia da cui Chevron ha comprato greggio iracheno era la Machinoimport, società russa che da un rapporto del Congresso Usa risulta essere stata usata dal regime di Saddam per finanziare il politico ultranazionalista russo amico di Baghdad, Vladimir Zhirinowsky. La Guardia di Finanza italiana ha inoltre trovato prove documentali del fatto che un’altra societa’ sconosciuta, la Betoil, di proprieta’ del cittadino italiano Fabrizio Loioli, ha pagato la sovrattassa su un carico di greggio iracheno comprato dalla Chevron. I documenti, sequestrati negli uffici della Betoil, dimostrano che Loioli ha versato 45.000 dollari su un conto aperto segretamente dagli iracheni in Giordania come pagamento della sovrattassa sul carico di una petroliera - la Overseas Ann - che trasportava un carico della Chevron. Un contributo essenziale all’inchiesta Usa è venuto proprio dal lavoro su Loioli condotto dal sostituto procuratore di Milano Alfredo Robledo, che indaga su Oil for food dal 2004, e da un team guidato dal maresciallo Domenico Siravo sotto la direzione del colonnello Virgilio Pomponi, comandante del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano. Dalle loro indagini, è infatti emerso che Loioli risulta aver intermediato la vendita di oltre 150 milioni di barili di greggio iracheno e aver pagato, direttamente o indirettamente, sovrattasse per oltre 4,5 milioni di dollari. Il suo strumento operativo si chiamava Betoil, ed era una società di trading da lui creata in Grecia per fungere da cuscinetto tra l’acquirente finale e chi deteneva il contratto della Somo. «Loioli non è un santo - spiega una nostra fonte -, è stato condannato per frode negli Emirati Arabi uniti ed è attualmente sotto inchiesta in Grecia e in Italia. Ciò nonostante, prove documentali dimostrano che nel periodo della sovrattassa riuscì a crearsi un proprio spazio sul mercato. Aveva capito che le grandi compagnie erano interessate a continuare a comprare il greggio iracheno ma non potevano pagare la sovrattassa e quindi avevano bisogno di qualcuno come lui che lo facesse per loro». In una dichiarazione fatta al sostituto Robledo e trasmessa in Usa, Loioli ha ammesso di aver venduto petrolio iracheno a svariate società, incluso la Chevron, e di aver ripetutamente pagato la sovrattassa. «Tutti gli acquirenti - spiega - , nessuno escluso, erano perfettamente a conoscenza della richiesta irachena relativa al pagamento di questa tangente e del suo preciso ammontare. Tanto che ciascuna società acquirente finale la aggiungeva al prezzo ufficiale di acquisto, mascherandola come se fosse la provvigione da pagare alla società intermediaria... In realtà erano perfettamente a conoscenza del fatto che alla società intermediaria sarebbe rimasta solo una parte di questa somma, mentre la parte residua sarebbe stata pagata agli iracheni. Per quanto concerne la Chevron, sono stato sempre in contatto con il direttore della divisione della società presso il loro ufficio di Londra che si occupava specificamente degli acquisti di petrolio dall’Iraq... Lui mi chiedeva sempre se potevo negoziare ulteriormente con gli iracheni per ottenere di pagare una tangente più bassa.... Il suo nome era Michael Dugdale». Documenti della Commissione Volcker sembrano attestare la veridicità di quest’ultima affermazione. Agli inizi del 2002, la sovrattassa su carichi intermediati da Loioli e destinati alla Chevron risulta infatti essere stata ridotta. La stessa cosa Loioli sarebbe riuscito a fare per i carichi di un’altra società Usa, la Koch. Raggiunto telefonicamente a Londra, dove tuttora lavora nonostante abbia lasciato la Chevron, il trader citato da Loioli, Michael Dugdale, ha confermato di aver condotto affari con l’italiano ma ha negato di aver consapevolmente pagato sovrattasse agli iracheni. O di averne negoziato lo sconto. «Per quel che mi riguarda - si giustifica - io negoziavo l’ammontare della provvigione non della sovrattassa». Ma una email interna della Chevron rinvenuta dagli investigatori americani lascia pensare che Dugdale fosse invece consapevole della necessità di pagare la sovrattassa e avesse informato la società che la provvigione di Loioli incorporava la tangente irachena. La Chevron ha respinto la nostra richiesta di commenti sulle asserzioni di Loioli su Dugdale e sul grado di consapevolezza della società stessa. Quando abbiamo chiesto a Dugdale se i suoi superiori negli Usa erano informati dei dettagli delle transazioni con Loioli, la risposta è stata che «ogni singolo affare è stato approvato dal management. Non ero nelle condizioni di concluderli altrimenti.... Non so se ho parlato specificatamente della sovrattassa, ma certamente ho sempre riportato tutto quello che mi diceva Loioli. Ho un’abbondanza di prove che dimostrano che alla Chevron erano perfettamente consapevoli di quello che stava succedendo». Claudio Gatti