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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

Quotidiani, più copie e più lettori ma il fatturato è in frenata. La Repubblica 17 maggio 2007. ROMA - Come nel 2005, anche nel 2006 i quotidiani a pagamento vendono più copie: l´1% in più

Quotidiani, più copie e più lettori ma il fatturato è in frenata. La Repubblica 17 maggio 2007. ROMA - Come nel 2005, anche nel 2006 i quotidiani a pagamento vendono più copie: l´1% in più. E aumentano a cascata, e di un milione, i lettori di queste copie. Eppure i conti di diverse società editrici sono in disordine, appesantiti dagli affanni dei settimanali e dei mensili. Nel pieno del braccio di ferro con il sindacato per il rinnovo del contratto, gli editori si lamentano anche del costo del lavoro e della voracità della tv, che mangia troppa pubblicità. La stessa Internet, ormai diventata «media di massa», si fa concorrente nella conquista degli inserzionisti. Crisi dell´allegato. Dopo un 2005 di sofferenza, con l´utile operativo e con il margine operativo del settore in flessione, il 2006 non avrebbe regalato agli editori i numeri sperati. Certo, il fatturato cresce dell´1,9% e il ricavo pubblicitario del 2%. Ma il risultato non garantisce riserve sufficienti a investire in nuove iniziative o in nuove tecnologie. Gli allegati ai giornali come libri o Dvd, d´altra parte, vendono a singhiozzo ormai: meno 0,4% nel 2005; meno 3,3% l´anno dopo. I periodici. Se i quotidiani a pagamento crescono, e i gratuiti raggiungono 2 milioni di lettori, i settimanali e i mensili soffrono molto. E anche questo è un problema. Nel 2006 i settimanali hanno venduto 14,6 milioni di copie per numero, perdendo il 5,5%. I mensili calano del 5,8. L´emorragia prende corpo nelle edicole. Viceversa il numero degli abbonati è in crescita, ma non avvicina quei Paesi europei dove il 50% delle copie arriva a casa del lettore. La Rete. Internet, intanto, si trasforma da fenomeno di nicchia a media collettivo. Una famiglia su due è ormai connessa, mentre sempre più italiani sono «cittadini multimediali». Nell´ottica degli editori, la Rete è due cose quindi. E´ intanto un´alleata perché assicura un canale alternativo di "consegna" delle notizie. Ma è anche un concorrente quando sottrae inserzioni ai mezzi tradizionali come i giornali. La tendenza non spaventerebbe se i giornali non fossero già fiaccati dalla tv, che in Italia conserva quote di pubblicità mai così grandi altrove nel mondo. Il lavoro. In questo scenario, gli editori dicono di spendere sempre più per i loro dipendenti: la crescita è stata del 2,5% nel 2006 per effetto degli scatti contrattuali. L´anno prima, poi, gli editori avevano risparmiato grazie al taglio dei posti di lavoro tra segreterie e tipografie. Risparmio che non hanno potuto ripetere nel 2006. Pesa sulle spalle delle case editrici infine l´aumento del costo della carta, spiegato con la forte domanda di Cina e India. Il contratto. Più che negli altri anni, il bilancio degli editori è carico di segnali anche cifrati. Segnali al governo di centrosinistra perché aiuti il settore (nel 2006 sono spariti, ad esempio, gli aiuti fiscali sull´acquisto della carta). Ma i segnali partono anche all´indirizzo dei giornalisti perché accettino di lavorare per tutti i media, in nome di una flessibilità piena: «Siamo disponibili a firmare il contratto», assicura il presidente degli editori Boris Biancheri, «purché l´accordo sia nuovo per davvero». Risponde il segretario del sindacato Serventi Longhi: «Siamo disposti ad accettare nuove regole purché esse siano negoziate». Intanto il ministero del Lavoro dà il suo via libera ad una misura dell´Istituto previdenziale dei giornalisti (Inpgi). Se un editore assume un giornalista iscritto nelle liste di disoccupazione con contratto a termine di un anno pagherà come contributi solo 12 euro mensili e non il 20,28% della retribuzione. ALDO FONTANAROSA