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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

Il pasticcio dei ticket sanitari. La Repubblica 17 maggio 2007. Oggetto: controllo e qualificazione della spesa pubblica, teoria e pratica; ovvero una storia di ordinaria incoerenza

Il pasticcio dei ticket sanitari. La Repubblica 17 maggio 2007. Oggetto: controllo e qualificazione della spesa pubblica, teoria e pratica; ovvero una storia di ordinaria incoerenza. La vicenda dei ticket sanitari, ossia dei contributi a carico degli assistiti, è, a dir poco, ondivaga. Governo dopo governo, legislatura dopo legislatura, regione dopo regione sono stati messi, tolti, rimessi e ritolti, in un pendolo fra esigenze di efficienza e di contenimento della spesa e accessi di socialità. Comunque, questo governo decise, con il comma 796 (sì, settecentonovantasei) lettera p dell´articolo unico che conteneva l´intera legge finanziaria per il 2007, di introdurre una quota fissa di 10 euro sulle ricette per prestazioni ambulatoriali. Questo Parlamento approvò. Il 20 marzo scorso il governo emanò un decreto legge per il ripiano selettivo dei disavanzi pregressi nel settore sanitario (ossia per consentire alle regioni di far fronte ai debiti contratti dalle aziende sanitarie). Vi era la necessità (spiacevole) di farlo e, considerando le condizioni finanziarie delle regioni, vi era l´urgenza. Vi era anche la copertura per provvedervi, a carico di un fondo speciale del Ministero dell´Economia, regolarmente appostato in bilancio. Il Presidente della Repubblica doverosamente controfirmò il provvedimento. Ma per un Parlamento come questo, che non riesce ad approvare leggi, o perché è in vacanza o perché manca la maggioranza, la conversione di un decreto legge (che deve avvenire entro 60 giorni e su cui di solito viene posta la fiducia) rappresenta un´opportunità ghiotta per appendervi altre disposizioni, che nulla hanno a che fare con l´oggetto del decreto e che non troverebbero altro veicolo per essere approvate. Ai parlamentari quei ticket della finanziaria erano rimasti di traverso; e così la Camera dei Deputati ha pensato bene di abolirli con un emendamento al decreto (tanto sempre di sanità si tratta). Dico un emendamento della Camera, ma sbaglio: l´emendamento è firmato dal governo, acquiescente ai desideri dei parlamentari; quello stesso governo che i ticket li aveva introdotti cinque mesi fa. Sul tutto è stata chiesta, e ottenuta, la fiducia. Ma l´abolizione della quota fissa sulle prestazioni costa: costa, per la precisione, 511 milioni; ovvero un quinto dell´esecrabile tesoretto, il quale tuttavia non può essere utilizzato prima dell´assestamento dei conti che ne certifichi l´esistenza. Come fare? Il governo e la Ragioneria dello Stato devono aver dato una solerte mano. Si riduce da duecento a cento milioni lo stanziamento per l´estinzione dei debiti delle amministrazioni statali verso enti, società e persone fisiche; per 411 milioni si utilizzano le disponibilità del fondo di rotazione per le politiche comunitarie. Tutto a posto dunque? Formalmente forse sì. Nella sostanza neppure per sogno. Un quinto del finanziamento avviene a carico di creditori dello Stato, che dovranno rinunciare, per ora, a un parziale riconoscimento dei propri diritti. Quanto agli altri quattro quinti è ancor peggio. Il fondo di rotazione a cui si è attinto è alimentato da contributi e sovvenzioni della Comunità europea e da somme a carico del bilancio per spese che abbiano le finalità previste dalle norme comunitarie; serve a cofinanziare i progetti di spesa ammessi ai contributi comunitari. Delle due l´una: o si sa che quei progetti non verranno mai attuati, e allora l´utilizzo del fondo per coprire l´onere di una spesa certa aumenta il fabbisogno; oppure quei progetti, approvati e in parte finanziati da Bruxelles, anche se attuabili non potranno essere attuati. Ogni tanto dunque razzola male chi bene predica l´esigenza di contenere e qualificare la spesa. Tre osservazioni conclusive. Anzitutto, è istituzionalmente ineducato presentare al Presidente della Repubblica una minestra e poi, dopo averne ottenuto l´approvazione, cambiarne gli ingredienti. In secondo luogo, l´abolizione dei ticket decisa con l´emendamento vale sino al 31 dicembre di questo anno: essendo quanto meno improbabile che la prossima legge finanziaria li reintroduca, ecco 511 milioni che bisognerà trovare da qualche parte; oppure un pari aggravio del bilancio 2008 a legislazione invariata. Infine, magari incrociando le dita: alla vigilia delle elezioni del 2001 il Governo allora in carica abolì i ticket; non portò fortuna. LUIGI SPAVENTA