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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

La Polonia del sospetto e quella del dialogo. La Repubblica 17 maggio 2007. L´Europarlamento ha recentemente condannato il tentativo del governo polacco di revocare a Bronislaw Geremek il mandato di parlamentare europeo

La Polonia del sospetto e quella del dialogo. La Repubblica 17 maggio 2007. L´Europarlamento ha recentemente condannato il tentativo del governo polacco di revocare a Bronislaw Geremek il mandato di parlamentare europeo. Geremek, dirigente di Solidarnosc, ex prigioniero politico e ministro degli Esteri, cui si deve l´ingresso della Polonia nella Nato, si è rifiutato di firmare un ulteriore documento dichiarando di non aver fatto parte della polizia segreta comunista. I parlamentari della Ue hanno definito l´azione del governo polacco una caccia alle streghe. Per Geremek, la legge della «lustrazione» rappresenta una minaccia alle libertà civili. In risposta, Jaroslaw Kaczynski, il primo ministro polacco, ha accusato Geremek di «danneggiare la propria patria» e di «aver suscitato una campagna antipolacca». Sono le stesse frasi usate dai comunisti quando Geremek criticava la loro inettitudine nel governare. Cosa sta accadendo in Polonia, il Paese dove ebbe inizio la caduta del comunismo? Tutte le rivoluzioni hanno due fasi. La prima è la lotta per la libertà, quella successiva la lotta per il potere. La prima infiamma lo spirito umano e tira fuori il meglio delle persone. La seconda scatena il peggio: invidia, intrighi, avidità, sospetti e desiderio di vendetta. La rivoluzione polacca di Solidarnosc seguì un corso particolare. Solidarnosc, costretta alla clandestinità con l´imposizione della legge marziale nel dicembre 1981, sopravvisse a sette anni di repressione, per riemergere nel 1989 sulla scia della perestrojka di Gorbaciov. Durante i negoziati della Tavola Rotonda, che sfociarono nella fine del potere comunista, tra l´ala riformista del governo comunista e Solidarnosc si raggiunse un compromesso che aprì la strada a uno smantellamento pacifico della dittatura comunista in tutto il blocco sovietico. Solidarnosc scelse la linea del compromesso e non di quella della vendetta, abbracciando l´idea di una Polonia per tutti, invece di quella di uno Stato diviso tra vincitori onnipotenti e vinti oppressi. Dal 1989 si sono succeduti diversi governi, ma lo Stato ha mantenuto la sua stabilità e anche i postcomunisti hanno accolto le regole della democrazia parlamentare e dell´economia di mercato. Tuttavia, non tutti hanno accettato questo percorso. Oggi, la Polonia è governata da una coalizione formata da revanscisti post-Solidarnosc, da agitatori postcomunisti provinciali, da eredi degli sciovinisti pre-seconda guerra mondiale, da gruppi xenofobi e antisemiti e dall´ambiente di Radio Maryja, la voce del fondamentalismo etno-clericale. I segnali preoccupanti si registrano ovunque: si mina l´autorità dei tribunali, si attacca l´indipendenza della Corte Costituzionale, dilaga la corruzione nel servizio pubblico e i procuratori di Stato sono politicizzati. La vita quotidiana della società è regolamentata in senso repressivo. Cosa sta accadendo? Ogni rivoluzione che trionfa crea vincitori e vinti. La rivoluzione polacca ha portato con sé, assieme ai diritti civili un aumento della criminalità, assieme all´economia di mercato il fallimento di molte aziende e un alto tasso di disoccupazione e assieme alla formazione di una classe media dinamica una crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Ha aperto alla Polonia le porte dell´Europa, ma ha introdotto anche la paura dello straniero e di un´invasione della cultura di massa occidentale. Per i vinti della rivoluzione polacca del 1989, la libertà è fonte di incertezza. I lavoratori delle grandi aziende che aderiscono a Solidarnosc sono diventati le vittime delle libertà da loro conquistate. Nel mondo prigione del comunismo, le persone erano proprietà dello Stato, ma lo Stato si prendeva cura della loro esistenza. Nel mondo della libertà, nessuno fornisce assistenza. Ed è in questa atmosfera di ansia che governa l´attuale coalizione, combinando le panacee conservatrici di George W. Bush con le pratiche centralizzanti di Vladimir Putin. La convinzione dei veterani di Solidarnosc era che alla caduta della dittatura sarebbe seguito un loro regno. Ma i comunisti colpevoli non furono puniti e agli attivisti virtuosi di Solidarnosc non fu riconosciuto il merito. I sentimenti di ingiustizia che ne sono derivati hanno generato risentimento, invidia e una energia distruttiva focalizzata su una rivincita sui vecchi nemici e sui vecchi amici che mostrano di aver avuto successo. I vinti hanno rifiutato di ammettere che la conquista della libertà sia stata il più grande successo conseguito dalla Polonia negli ultimi 300 anni. Per loro, la Polonia è rimasta un Paese governato dall´apparato della sicurezza comunista. A questa Polonia occorreva una rivoluzione morale che punisse i crimini, riconoscesse i meriti e rimediasse all´ingiustizia. Il mezzo scelto dai partiti dei vinti dopo la vittoria alle elezioni generali del 2005 è stato quello di una massiccia epurazione. Un´epurazione che, secondo le prime stime, dovrebbe colpire circa 700.000 persone e richiedere 17 anni per essere completata. Sono state previste la creazione e la pubblicazione di un elenco di nomi ricavati dai rapporti dei servizi della sicurezza. Inoltre, per le 700.000 persone soggette alla «lustracja» è diventato obbligatorio dichiarare formalmente di non aver mai collaborato con la polizia segreta. Chi rifiuta di farlo o dichiara il falso è licenziato ed estromesso dalla propria professione per dieci anni. Il cardinale Dziwisz di Cracovia ci ha ricordato che non può esserci spazio per «rivincite, vendette, mancanza di rispetto per la dignità umana o accuse avventate». Mai un cardinale cattolico aveva usato, dopo la caduta del comunismo, parole di condanna così forti. L´epurazione si sarebbe dovuta realizzare all´inizio della trasformazione della Polonia? L´obiettivo della rivoluzione pacifica erano la libertà, la sovranità e la riforma economica, non la caccia agli agenti della polizia segreta, presunti o veri che fossero. Se la caccia agli agenti fosse stata intrapresa nel 1990, non sarebbero state possibili le riforme economiche di Leszek Balcerowicz né l´affermarsi di uno Stato in cui impera la legge. La Polonia non sarebbe membro della Nato né dell´Unione Europea. Oggi assistiamo a un confronto tra due Polonie. La Polonia del sospetto, della paura e della vendetta si sta scontrando con la Polonia della speranza, del coraggio e del dialogo. Questa seconda Polonia – quella dell´apertura e della tolleranza, quella di Giovanni Paolo II e di Czeslaw Milosz, quella dei miei amici di clandestinità e di prigione – deve prevalere. Sono convinto che i polacchi difenderanno ancora una volta il loro diritto a essere trattati con dignità. Non si deve permettere alla seconda fase della rivoluzione polacca di distruggere il padre né la volontà di essere libera né il figlio, lo Stato democratico. ADAM MICHNIK (L´autore, ex dirigente di Solidarnosc, è direttore della Gazeta Wyborcza / Copyright Project Syndicate 2007)