Corriere della Sera 17/05/2007, pag.45 Sergio Romano, 17 maggio 2007
La teologia della liberazione e il Papa in Brasile. Corriere della Sera 17 maggio 2007. Il viaggio apostolico in Brasile di Benedetto XVI riapre il dibattito sul movimento della teologia della liberazione
La teologia della liberazione e il Papa in Brasile. Corriere della Sera 17 maggio 2007. Il viaggio apostolico in Brasile di Benedetto XVI riapre il dibattito sul movimento della teologia della liberazione. Ritiene che la Chiesa temesse il movimento perché contrastava le dittature e i dittatori dell’America latina, con cui spesso Roma invece trovava affinità, o perché i principi ispiratori risultavano troppo distanti dalla dottrina sociale della Chiesa e magari troppo vicini alla filosofia marxista? Non ritiene che questo rifiuto o meglio condanna dei sacerdoti aderenti alla teologia della liberazione abbia portato nel Sudamerica a un allontanamento della Chiesa dal suo «gregge»? Andrea Sillioni - Bolsena (Vt) Caro Sillioni, la teologia della liberazione fu condannata sulla base di argomenti teologici usciti dalla penna del cardinale Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede. Ma non vi è dubbio che la Chiesa Romana fu infastidita e preoccupata dalla presenza di molti sacerdoti nelle file dei movimenti rivoluzionari. Non credo che la Santa Sede provasse una particolare simpatia, in quegli anni, per i numerosi regimi autoritari dell’America Latina. Penso piuttosto che considerasse i dittatori un male minore, tutto sommato, del comunismo cubano, dei montoneros in Argentina, dei tupamaros in Uruguay, dei sandinistas in Nicaragua e dello stesso Salvador Allende in Cile, troppo debole agli occhi della curia romana e incapace di controllare i massimalisti della sua coalizione. Uno degli episodi più significativi in questo contesto fu la visita che Giovanni Paolo II fece in Centro America nella primavera del 1983. Quando giunse all’aeroporto di Managua e trovò ad accoglierlo un governo sandinista di cui facevano parte alcuni preti, il Papa pronunciò parole severe per coloro che avevano preferito l’impegno politico all’impegno sacerdotale. Più tardi, quando pronunciò una omelia nella principale piazza della capitale, di fronte a settecentomila persone, dovette subire la contestazione di gruppi che gridavano: «Vogliamo una Chiesa che stia dalla parte dei poveri. Vogliamo la pace. Fra cristianità e rivoluzione non vi è contraddizione». Le cronache raccontano che il Papa abbia gridato per tre volte, in quella circostanza, la parola «silencio». E’ molto probabile che da quel viaggio Giovanni Paolo II sia tornato con il convincimento che la teologia della liberazione rappresentasse un pericolo per l’unità della Chiesa e che il male andasse tagliato alle radici. L’allontanamento del gregge, a cui lei fa riferimento nella sua lettera, è una realtà di cui la Chiesa è consapevole. In Brasile, ad esempio, gli evangelici sono ormai circa quaranta milioni. Nel suo discorso ai vescovi brasiliani, durante il suo viaggio recente, Giovanni Paolo II ha detto: «Tra i problemi che affliggono la vostra sollecitudine pastorale c’è, senza dubbio, la questione dei cattolici che abbandonano la vita ecclesiale. Sembra chiaro che la causa principale, tra le altre, di questo problema possa essere attribuita alla mancanza di una evangelizzazione in cui Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni delucidazione. Le persone più vulnerabili al proselitismo aggressivo delle sette (...) sono in genere i battezzati non sufficientemente evangelizzati, facilmente influenzabili perché possiedono una fede fragile e, a volte, confusa, vacillante ed ingenua, anche se conservano una religiosità innata». Credo che il Papa abbia ragione. Ma forse avrebbe dovuto ricordare che il cattolicesimo di una parte non piccola dell’America Latina, dai Carabi all’America Centrale, dalle regioni andine alla foresta amazzonica, fu in molti casi una sorta di vernice spalmata su riti, credenze, magie e superstizioni che resistono tenacemente a qualsiasi influenza esterna. Dietro il cattolicesimo imperante vi sono sempre stati i galli sacrificati nelle chiese del Guatemala, i riti Voodoo, la Santeria cubana, la Umbanda brasiliana. Le conversioni sono facili anche perché lasciano spesso intatto il sustrato delle credenze precedenti. Sergio Romano