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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

TOSI

TOSI Flavio Verona 18 giugno 1969. Politico. Della Lega. Sindaco di Verona (dal 2007) • «’Tosi: Verona ai veronesi, basta zingari e poteri forti” è l’indimenticabile titolo con cui la Padania ha lanciato la sua candidatura a sindaco. ”Aggiungerei i pedofili” specifica lui. Modello dichiarato: il prosindaco sceriffo di Treviso [...] ”E non c’è niente da ridere. Sono leghista dal 1990, conosco il grande Gentilini da allora, siamo amici. Ha un linguaggio colorito perché lui è così: un vulcano. A ottant’anni ha un’energia straordinaria: un vero alpino, orgoglioso della sua razza Piave come io lo sono dei veronesi. Credo che sarebbero felici se la loro città fosse come Treviso: ordinata, pulita, decorosa. La vera integrazione: regole, diritti, doveri. Voi di Gentilini scrivete male, ma i trevigiani lo adorano [...] Zanonato, il sindaco Ds di Padova, mi piace: ha fatto il muro di via Anelli, ora si batte contro la prostituzione. [...] Le banche devono fare il loro mestiere, la politica il suo. giusto dialogare, confrontarsi. Ma le decisioni devono prenderle i veronesi e i loro rappresentanti, non gente venuta da fuori. Quanto agli zingari, il campo Rom di Boscomantico è una fucina di criminalità totalmente fuori controllo: sequestri, furti, scippi, spaccio di droga e un torbido mercato di bambini, di cui ha usufruito pure un galantuomo che lavorava per il Comune e ora è in galera”. Qualche guaio con la giustizia l’ha avuto pure lui, Tosi: condannato in primo e secondo grado per aver violato la legge Mancino contro il razzismo e aver espresso ”un’innegabile idea di superiorità e sentimenti di odio”, come da motivazione del tribunale. Anche per questo Berlusconi, tramontata la candidatura dell’ex direttore miliardario della Rai Meocci, per riconquistare Verona avrebbe preferito affidarsi a un ”potere forte”, il presidente della Fiera Luigi Castelletti. Ma la Lega si è impuntata, d’intesa con An, qui in mano ai fratelli Alberto e Massimo Giorgetti, vigorosi e temuti come i gemelli Kascinsky. E in una cena sulla villa di Bardolino di Aldo Brancher, presenti Berlusconi e Bossi, si è deciso di puntare su Tosi. [...] ”[...] Per me la Chiesa è un baluardo dei valori dell’Occidente, come dimostra l’elezione di Benedetto XVI. Quanto alla condanna per razzismo, ne vado fiero. La rivendico. La legge Mancino è un abominio giuridico. Pago per aver raccolto le firme contro il campo nomadi, per aver difeso la mia gente, la mia terra. E comunque la ricetta per risolvere la questione è semplice: tirare via tutto”. Capelli cortissimi, occhi azzurri, mai una cravatta ”se non sui manifesti elettorali”, come nota Bobo Maroni [...] Tosi vanta ”una delle prime tessere leghiste del Veneto” [...] i giornali lo definiscono perito informatico, ”ma non è vero, ho la maturità classica. Ho fatto due anni di ingegneria a Brescia e al Politecnico di Milano, ho letto Dostoevskij, Kafka, Pirandello, ma per voi i leghisti devono essere incolti. Mi sta bene: viviamo con il popolo, per il popolo”. Dal 2005 è assessore regionale alla Sanità, terzo in Italia per preferenze (28 mila). Quando era consigliere comunale si presentò con una tigre al guinzaglio (”ma era solo per fare pubblicità al circo padano!”). Una sua simpatica proposta finì sul Wall Street Journal: ”In una sorta di ritorno alla segregazione stile Alabama di un tempo, un politico italiano ha chiesto di creare entrate separate sui bus per gli extracomunitari e per gli autoctoni, rispettosi della legge e bianchi” (’volevo solo che gli immigrati entrassero dalla porta anteriore per controllare più facilmente i loro biglietti!”). Il legittimo timore può diventare ossessione, se uno dei temi della campagna elettorale è il Pradaval, un giardino minuscolo che la sera diventa però il centro dello spaccio. [...] Verso Bossi ha maturato un severo distacco critico: ”Oltre che un grande politico, è l’unico statista di statura internazionale che abbiamo avuto nel dopoguerra, insieme con Berlinguer e forse Moro. Un uomo di visione prospettica, capace di guardare al di là del tempo, di dire dieci anni fa le cose che accadono oggi”. Calderoli? ”Una mente vivace, un ingegno abile. Sulla devolution è stato perfetto”. Maroni, Castelli? ”Splendidi ministri”. Borghezio? ”Lo ammiro. In una realtà socialmente difficilissima come Torino, percorsa da criminali e no global violenti, ha il coraggio di metterci la faccia, di esporsi ai colpi”. Berlusconi? ”Ottimo imprenditore, buon comunicatore. Ma un partito non è un’azienda”. Prodi? ”Figura di secondo piano, rispetto a D’Alema e allo stesso Veltroni”. [...]» (Aldo Cazzullo, ”Corriere della Sera” 17/5/2007).